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EVENTI E APPUNTAMENTI | 19 giugno 2026, 12:58

Prima dell’Aurora arriva in Valle d’Aosta

Mercoledì 24 giugno ad Aosta, in piazza Emile Chanoux, anteprima regionale del cortometraggio documentario di Chiara Zoja al Cactus Film Festival. Un racconto che riporta al 1944 e alla figura della partigiana Aurora Vuillerminaz, “Lola”, tra memoria storica, giovani autori valdostani e una montagna che continua a parlare

Prima dell’Aurora arriva in Valle d’Aosta

Non è la solita serata di cinema sotto le stelle. È una di quelle occasioni in cui la cultura prova a farsi anche coscienza civile, e lo fa nel cuore simbolico di Aosta, in Piazza Emile Chanoux, mercoledì 24 giugno alle ore 20.

In programma l’anteprima regionale del cortometraggio documentario “Prima dell’Aurora”, firmato dalla giovane regista Chiara Zoja e inserito nel percorso del Cactus Film Festival. Un progetto che non si limita a raccontare una storia, ma prova a riaprirla, a farla respirare nel presente.

Il fulcro narrativo è potente: nell’ottobre del 1944, in una Valle d’Aosta ancora attraversata dalla guerra e dalla Resistenza, la partigiana Aurora Vuillerminaz, conosciuta come “Lola”, affronta la sua ultima missione. Un viaggio che si chiude nella neve e nei silenzi delle montagne, ma che – come spesso accade per la memoria resistenziale valdostana – non si è mai davvero concluso.

Il film, da quanto emerge dal progetto, non si appoggia solo alla ricostruzione storica. Lavora di sponda con il presente: giovani attori e tecnici valdostani, coinvolti direttamente nella produzione, diventano parte di un’operazione culturale che mescola memoria e formazione, radici e sguardo nuovo. Non è un dettaglio secondario: in una regione dove il tema dell’identità passa spesso dai simboli, qui si sceglie di passare dalle mani dei giovani.

E poi c’è la montagna. Che non è sfondo, ma personaggio. Quella stessa montagna che nel 1944 era rifugio, passaggio, confine e trappola. E che oggi resta una presenza ingombrante anche quando si prova a raccontarla in chiave contemporanea.

Chiara Zoja, giovane regista, costruisce così un ponte tra due tempi: quello della guerra di Liberazione e quello di una generazione che quella storia non l’ha vissuta, ma è chiamata a non perderla. Un’operazione che, nel panorama culturale valdostano, si inserisce in un filone sempre più interessante: quello della restituzione della memoria attraverso linguaggi accessibili, non museali, non irrigiditi.

E qui la questione non è solo cinematografica. È politica nel senso più alto del termine: chi racconta la storia? Con quali strumenti? E soprattutto: quanto questa memoria riesce ancora a parlare a una Valle d’Aosta che cambia, che si svuota in parte, che cerca nuove narrazioni senza recidere le vecchie?

Il rischio, in questi casi, è sempre duplice: o la retorica celebrativa o l’oblio silenzioso. “Prima dell’Aurora” sembra provare a stare in mezzo, con una scelta chiara: non semplificare.

E forse è proprio questo il punto più interessante della serata in piazza Chanoux: non tanto ricordare la Resistenza, ma capire cosa ne resta quando la si affida a una nuova generazione.

Se il cinema serve ancora a qualcosa, è proprio qui che può dimostrarlo.

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