Non è la solita serata di cinema sotto le stelle. È una di quelle occasioni in cui la cultura prova a farsi anche coscienza civile, e lo fa nel cuore simbolico di Aosta, in Piazza Emile Chanoux, mercoledì 24 giugno alle ore 20.
In programma l’anteprima regionale del cortometraggio documentario “Prima dell’Aurora”, firmato dalla giovane regista Chiara Zoja e inserito nel percorso del Cactus Film Festival. Un progetto che non si limita a raccontare una storia, ma prova a riaprirla, a farla respirare nel presente.
Il fulcro narrativo è potente: nell’ottobre del 1944, in una Valle d’Aosta ancora attraversata dalla guerra e dalla Resistenza, la partigiana Aurora Vuillerminaz, conosciuta come “Lola”, affronta la sua ultima missione. Un viaggio che si chiude nella neve e nei silenzi delle montagne, ma che – come spesso accade per la memoria resistenziale valdostana – non si è mai davvero concluso.
Il film, da quanto emerge dal progetto, non si appoggia solo alla ricostruzione storica. Lavora di sponda con il presente: giovani attori e tecnici valdostani, coinvolti direttamente nella produzione, diventano parte di un’operazione culturale che mescola memoria e formazione, radici e sguardo nuovo. Non è un dettaglio secondario: in una regione dove il tema dell’identità passa spesso dai simboli, qui si sceglie di passare dalle mani dei giovani.
E poi c’è la montagna. Che non è sfondo, ma personaggio. Quella stessa montagna che nel 1944 era rifugio, passaggio, confine e trappola. E che oggi resta una presenza ingombrante anche quando si prova a raccontarla in chiave contemporanea.
Chiara Zoja, giovane regista, costruisce così un ponte tra due tempi: quello della guerra di Liberazione e quello di una generazione che quella storia non l’ha vissuta, ma è chiamata a non perderla. Un’operazione che, nel panorama culturale valdostano, si inserisce in un filone sempre più interessante: quello della restituzione della memoria attraverso linguaggi accessibili, non museali, non irrigiditi.

E qui la questione non è solo cinematografica. È politica nel senso più alto del termine: chi racconta la storia? Con quali strumenti? E soprattutto: quanto questa memoria riesce ancora a parlare a una Valle d’Aosta che cambia, che si svuota in parte, che cerca nuove narrazioni senza recidere le vecchie?
Il rischio, in questi casi, è sempre duplice: o la retorica celebrativa o l’oblio silenzioso. “Prima dell’Aurora” sembra provare a stare in mezzo, con una scelta chiara: non semplificare.
E forse è proprio questo il punto più interessante della serata in piazza Chanoux: non tanto ricordare la Resistenza, ma capire cosa ne resta quando la si affida a una nuova generazione.
Se il cinema serve ancora a qualcosa, è proprio qui che può dimostrarlo.













