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Consiglio Valle | 25 gennaio 2023, 20:46

Dimissioni del Presidente Lavevaz: il dibattito in Aula

Nella seduta consiliare del 25 gennaio 2023, sulle dimissioni del Consigliere Erik Lavevaz (UV) dalla carica di Presidente della Regione, sono intervenuti tutti i gruppi consiliari

Dimissioni del Presidente Lavevaz: il dibattito in Aula

Il dibattito in Aula

«Le dimissioni odierne del Presidente Lavevaz sono la fine di un epilogo iniziato nel 2021 con le dimissioni dell'Assessore all'ambiente e del Presidente della quinta Commissione - ha commentato il Capogruppo della Lega VdA, Andrea Manfrin -. Quelle dimissioni non fecero altro che certificare una differenza di valori, politici, prima che amministrativi, che videro la loro deflagrazione su un tema a tutti noi molto caro, ovvero l'autonomia. Il nostro movimento ha proseguito sulla via del comprendere, del promuovere e tutelare cosa è meglio per il nostro territorio senza affidarsi in maniera acritica alle decisioni del Governo centrale, come invece fecero altri movimenti. Noi ci siamo schierati dalla parte della nostra regione, della nostra autonomia a differenza di chi ha cercato di sciogliere o limitare le autonomie, come la sinistra. Il nostro gruppo ha portato avanti coerentemente le proprie battaglie non facendo mai mancare il sostegno a disegni di legge necessari per fare ripartire e per sostenere la nostra economia, il nostro territorio. Le dimissioni odierne formalizzano, di fatto, una crisi politica che perdura ormai da troppo tempo e che da oggi costringerà l'amministrazione della nostra Regione alla sola gestione degli affari correnti. Proprio di fronte a questa situazione, che arriva al culmine di una crisi energetica e sociale senza precedenti, riteniamo che una sua pronta risoluzione debba essere l'auspicio di ogni valdostano che ha a cuore il futuro della sua comunità, ed è per questo motivo che, tenendo fermi i temi su cui si sono già trovate delle convergenze intendiamo essere promotori di un dialogo costruttivo e libero da pregiudizi con tutte quelle forze politiche che intendono affrontare i problemi della nostra comunità.»

Il Vicecapogruppo di AV-VdAU, Corrado Jordan, ha espresso «imbarazzo nel discutere l'ennesima crisi di governo, crisi determinata anche dall'impossibilità di far convivere le differenti anime politiche all'interno di un movimento e non solo. Crisi che mette nell'imbarazzo la nostra Regione, che mina ancora una volta il sistema politico e partitico favorendo ancor più la sfiducia generalizzata dell'opinione pubblica, con un giudizio negativo che non distingue né diverse posizioni e né l'impegno di ognuno di noi. Sarà necessaria una politica nuova, politici preparati, capaci, determinati, ma soprattutto disinteressati a sé stessi e interessati al bene collettivo. Una politica a beneficio di tutti o quantomeno di una grande parte, con la soddisfazione di poter raggiungere un obiettivo che di conseguenza gratifica una collettività e non solo il particolare. Ha ragione il Presidente Lavevaz: lavoriamo, e parlo soprattutto ai movimenti e ai militanti, per fare recuperare credibilità alla politica, perché l'idea positiva che c’era dei politici e degli amministratori era quella di un impegno prevalentemente disinteressato, non alla ricerca spasmodica del consenso, ma fondato sui fini collettivi, ideali, simbolici e valoriali. Lavoriamo, e mi riferisco agli autonomisti, per ricostruire una casa comune che guardi al futuro e non al passato, che guardi ai valori e non al solo consenso, che valorizzi l’insieme e non il leaderismo. Una casa comune che possa ritornare al centro dell'interesse politico della comunità valdostana.»

«Ci siamo ormai quasi abituati a un vortice di cambi di maggioranza e di governo che in 6 anni hanno portato a 6 diversi Presidenti e a un numero ancora più alto di maggioranze - ha affermato la Consigliera Chiara Minelli (PCP) -. Le dimissioni del Presidente Lavevaz non sono state una sorpresa, visto che da oltre un anno e mezzo la crisi della maggioranza regionale era evidente e grave. Quello che ci ha invece sorpreso è che il Presidente della Regione e la Presidente dell'UV abbiano impiegato quasi due anni a rendersi conto dell'azione disgregatrice che fin dall'inizio della Legislatura è stata condotta da esponenti del gruppo dell'Union Valdôtaine, in sintonia con il gruppo della Lega. Le ostilità all'applicazione del nostro programma quando eravamo in maggioranza sono state molte e l'azione sistematica di questo boicottaggio ha poi portato alle mie dimissioni e a quelle della collega Guichardaz. La frattura nella maggioranza avrebbe ancora potuto essere ricomposta, se i cinque Consiglieri che fanno riferimento al PD avessero dimostrato coerenza con il programma concordato e con il progetto della lista in cui erano stati eletti. Invece scelsero di abbandonare PCP e di accettare supinamente scelte e posizioni in aperta contraddizione con quanto deciso a ottobre 2020. Tutto era già scritto due anni fa e le dimissioni del Presidente Lavevaz sono l'ennesima conferma della necessità inderogabile di una riforma elettorale che dia agli elettori la possibilità di scegliere il programma, la maggioranza e il Presidente della Regione. Una riforma che chiediamo da anni e che va contro a un sistema che conviene a molti, perché permette di fare e disfare maggioranze, di operare ribaltoni, di cambiare in corsa a seconda del prevalere di posizioni e interessi contingenti. Questa Regione deve cambiare un sistema che consente operazioni trasformiste, produce perenne instabilità e crea danni alla comunità. Poi, certo, le persone contano: ma devono poter operare all'interno di un sistema nuovo che garantisca maggiore trasparenza e stabilità e dia più potere agli elettori.»

Il Consigliere di Forza Italia Mauro Baccega ha parlato di «situazione oggettivamente grave. Entro 60 giorni dovremo dare un governo alla nostra Regione: se esistono ancora delle persone responsabili, dobbiamo farlo molto prima. Non è nostra intenzione entrare nel merito di un Presidente che ha rivolto i suoi affondi esclusivamente verso i componenti del suo gruppo consiliare, certo è che il Presidente Lavevaz, dopo essere stato il grande rottamatore che gli permise di scalare la Presidenza dell'Union Valdôtaine e la Presidenza della Regione, è andato oggettivamente in difficoltà. Dopo oltre due anni di annunci sulla ricomposizione della Giunta e sulla fantomatica definizione del perimetro di maggioranza, sono in tanti ad essersi stufati, anche quelli più pazienti. Una buona fetta della crisi politica deve essergli attribuita. È stata una bizzarra strategia la decisione di allearsi con la sinistra, che ha creato tanti problemi e nessun vantaggio. Lo abbiamo detto fin dall'inizio della Legislatura, perché troppe erano le differenze e le divisioni. L'UV che ho conosciuto non è più quella con la quale ho collaborato fattivamente, ma gli stessi valori sono rimasti nel mio DNA politico e sono gli stessi che esprime Forza Italia, partito nazionale fortemente rappresentato al Governo italiano e al Parlamento Europeo. Forza Italia che, insieme alle forze del centro destra, è molto attenta alle dinamiche politiche e amministrative della nostra regione. Siamo tutti autonomisti con grande convinzione: la nostra autonomia deve crescere, svilupparsi, rilanciarsi. A fronte di tutte le difficoltà - guerra, pandemia, crisi energetica -, c'è tanto da fare e bisogna fare in fretta. Il nostro appello al dialogo deve essere letto come il frutto di un'azione di opposizione che si è concentrata sulle cose da fare. Spesso abbiamo condiviso in questi due anni dei passaggi, come quelli che destinavano risorse a imprese e famiglie in difficoltà: tutto con l'atteggiamento di moderati liberali di centro destra che da sempre ha accompagnato la nostra azione politica, finalizzata al raggiungimento degli obiettivi a sostegno della popolazione valdostana.»

Il Capogruppo dell'Union Valdôtaine, Aurelio Marguerettaz, ha commentato: «Oggi entriamo in amministrazione ordinaria e quindi tutte le attività della Regione sono di fatto bloccate quando, invece, ci sarebbe la necessità di prendere delle decisioni. Questo ci deve stimolare a dare una soluzione il più velocemente possibile a questo stallo. Serve un momento di alta responsabilità e bisogna mettere sul tavolo, non le cose che ci dividono ma quelle che condividiamo perché è importante prendere le decisioni che possono essere utili per la comunità. Fino ad ora abbiamo amministrato a 18 cercando di dare le risposte migliori per la nostra regione e ringraziamo il Presidente Lavevaz per il lavoro svolto, che abbiamo sempre sostenuto con lealtà, non facendo mai mancare il nostro voto. L'apertura della consultazione deve portarci a individuare le forze politiche che non vogliono prevaricare e imporre ma dialogare e mettere a fattor comune le cose importanti da fare. Nei prossimi mesi ci attendono sfide di grande livello: pensiamo, ad esempio, alla chiusura del traforo del Monte Bianco che avrà ricadute significative nel nostro territorio. In politica si deve cercare di dare delle soluzioni e tenere duro sui valori, sui principi sono condizioni necessarie ma, di per sé, non sufficienti. Mettiamoci di buona volontà e iniziamo a costruire un progetto che dia gambe alla nostra comunità. Oggi è un momento doloroso e sosteniamo dal punto di vista umano il Presidente Lavevaz che in questo ultimo anno e mezzo ha dovuto portare un peso non da poco. Prendiamone atto, superiamo questa giornata dolorosa e impegniamoci per fare meglio ancora meglio.»

Il Capogruppo di FP-PD, Paolo Cretier, ha ribadito «il sostegno politico e personale al Presidente Lavevaz per il lavoro svolto, di cui apprezziamo il senso di responsabilità nei confronti del Consiglio regionale. Lasciare un mandato di questa portata non è facile, ma in lui è prevalsa la responsabilità del politico, dell'amministratore e dell'uomo, rispetto all'ostinazione di proseguire non avendo più il completo sostegno in questo momento. Oggi si arresta il percorso tracciato con il programma di Legislatura, con il DEFR e con il bilancio votato a dicembre. Dopo estenuanti tentativi di rilancio e consolidamento di questa maggioranza, ora si discute di come andare avanti per dare continuità agli accordi di ottobre 2020, a fronte di un quadro politico che si è complicato, con 9 gruppi consiliari che hanno ambizioni e visioni diverse su ogni tema. In questi due anni, abbiamo portato a casa risultati importanti, abbiamo amministrato in modo compatto, abbiamo sostenuto attività economiche e turistiche, l'agricoltura, a fronte dell'aumento spropositato di costi ed energia. Come gruppo, siamo stati responsabili con questo progetto di maggioranza, abbiamo difeso e sostenuto gli obiettivi condivisi e il programma. Politicamente abbiamo indicato una strada possibile per sostenere meglio la maggioranza, proponendo un allargamento, che non è stato condiviso da altri gruppi. Ora bisogna riprendere in mano il gomitolo aggrovigliato della politica e trovare una soluzione valida e sostenibile per dare continuità all'azione politica, anche se non sarà facile. Un confronto sereno e un dialogo è necessario in quest'Aula

«Queste dimissioni non ci colgono di sorpresa - ha sostenuto il Capogruppo di Pour l'Autonomie, Marco Carrel -. In questi anni il nostro gruppo consiliare si è fatto portavoce di tanti temi su cui, in passato abbiamo ricevuto risposte stizzite e che oggi abbiamo finalmente sentito riprendere in Aula con un altro approccio. Noi, unico movimento autonomista in opposizione dal 2020, abbiamo sottolineato, in questi anni, che qualcosa non andava e bisognava cambiare il metodo di lavoro, ma abbiamo sostenuto il Governo per garantire la ripartenza della Valle d'Aosta. Siamo pronti a riprendere e a dialogare sui temi già espressi in Aula che il Governo non ha affrontato nei modi e nei tempi che noi auspicavamo. Abbiamo la volontà di contribuire al dibattito e, come gruppo consiliare ma anche come Movimento, ribadiamo che non è nostra intenzione riaffermare il ruolo di un movimento piuttosto che crearne altri. Certamente, guardiamo al nostro programma elettorale, ma siamo aperti al dialogo e al confronto. Da oggi partono sessanta giorni in cui è necessario tornare a discutere di cosa è meglio per la Valle d'Aosta e per i valdostani. Da questo punto di vista il nostro appoggio, come sempre avvenuto, non mancherà.»

Il Consigliere Claudio Restano (gruppo Misto) ha ricordato «la totale lealtà di Evolvendo, i nostri comportamenti nei confronti delle problematiche tipiche di una maggioranza esigua nonché la nostra disponibilità a farci carico della sua governabilità sacrificando talvolta la nostra identità di riformisti liberal democratici. Così come vogliamo significare, oggi, la nostra disponibilità a rapportarci con spirito costruttivo con quelle forze politiche che intenderanno trovare una fattiva risposta all’attuale crisi e non risposte indirizzate solamente ad aggiustamenti personalistici. Oggi si chiude un ciclo politico e spetterà in primis alle forze politiche e a questo Consiglio, nei tempi e nei modi canonici, trovare il bandolo di una matassa che, allo stato attuale, ci appare molto aggrovigliata. Poiché non riteniamo che Evolvendo sia l’ombelico del mondo ma che comunque possa avere un ruolo propositivo, dichiariamo fin d’ora la nostra disponibilità a dialogare con quelle forze politiche interessate ad una rapida e fattiva soluzione della crisi regionale mediante la definizione di un programma di ampia convergenza amministrativa nonché l’approvazione urgente di una nuova legge elettorale  ampiamente condivisa che garantisca finalmente la necessaria stabilità del nostro sistema politico.»

Le Chef du groupe AV-VdAU, Albert Chatrian, a parlé de «crise politique un peu pénible, difficile à comprendre, même pour nous qui faisons de la politique tous les jours: nous avons beaucoup travaillé, nous avons approuvé un bon budget, nous avons eu une attention pour la montagne et pour les collectivités locales, pour les entreprises et pour les familles, nous avons essayé de planifier l'avenir de notre environnement. Nous avons beaucoup discuté, mais nous avons trouvé toujours des synthèses au bénéfice de notre communauté. Pour notre groupe, le bilan de ces deux ans est positif. Du point de vue politique, nous sommes en train de travailler pour reconstruire l'aire autonomiste, pour donner une nouvelle centralité aux mouvements autonomistes: c'est là la grande différence, car il faut avoir la force et l'envie d'avoir un cadre politique clair et propre. Un défi qui n'est pas facile du tout, mais nous avons une grille de priorités que nous avons partagée avec l'Union Valdôtaine. Nous estimons que chaque formation qui se définit autonomiste doit être invitée à la table pour essayer de reconstruire la maison commune des autonomistes valdôtains. Il faut avoir le courage de s'arrêter un moment, d'analyser le bon et le mauvais pour regarder au futur, en cherchant le bon chemin. L'espoir du point de vue politique est celui de travailler pour unir la communauté autonomiste et fédéraliste, qui peut avoir la force politique de concrétiser l'action administrative.»

«Nel corso di questi mesi abbiamo spesso sentito parlare di questioni politiche inerenti la destra, piuttosto che, la sinistra con le conseguenti, eventuali, relazioni politiche nazionali - ha commentato il Capogruppo di Stella Alpina, Carlo Marzi -. Ma il Governo Lavevaz era in realtà un progetto politico comune tra la Regione e il Capoluogo regionale che aveva un nucleo autonomista coeso e forte e la presenza centrale dell'UV. Oggi questo progetto politico, con le dimissioni del Presidente Lavevaz, vede un momento di arresto. La Stella Alpina, nel suo ruolo di movimento politico autonomista e di centro, ancora oggi, crede che questo progetto abbia la possibilità di essere rilanciato e rafforzato. Se sostituito, non sarà per progetti o opportunità più elevati ma per una legittima volontà di cambio politico che osserveremo con l'attenzione dovuta.»

«Il nostro obiettivo era quello di portare avanti un'operazione di rinnovamento con una maggioranza progressista e autonomista - ha evidenziato la Capogruppo di PCP, Erika Guichardaz -. Il lavoro del nostro gruppo in maggioranza è stato fatto seguendo coerentemente i principi i e valori che sono ben presenti anche nell'UV, movimento autonomista nato nella lotta al fascismo. In questi anni, invece, quelli che la stampa oggi definisce i "colonelli unionisti" hanno portato avanti in modo determinato la loro volontà di alleanza con la destra, contestando in una delle prime maggioranze l'invio delle schede del PNRR sull'elettrificazione della ferrovia, votando in Commissione le legge anti-DPCM nonostante il parere negativo del Presidente e dell'Assessore alla sanità, dichiarando insieme ad esponenti del PD che il programma non fosse un totem, opponendosi ad una legge sulle discariche, presentando mozioni sulla motorizzazione, facendo un grande ostruzionismo in maggioranza, in Commissione. Tutto questo avveniva nell'assoluto silenzio del Presidente Lavevaz e con la complicità dei Consiglieri di FP-PD che hanno completamente disatteso il loro programma elettorale per mantenere le loro calde poltrone. Da due anni vediamo che molti provvedimenti sono ormai votati da UV e PD insieme alla Lega e assistiamo alla mancanza di programmi strutturali per rispondere alle esigenze della comunità. Lavevaz e i cinque del PD non hanno agito per contrastare la svolta a destra sancita anche dal voto alle politiche, dove tra il candidato alla Camera e quello al Senato vi sono quasi 2 mila e 500 voti. I tempi e le persone contano. In passato la linea politica dei movimenti si seguiva, oggi c'è il "libera tutti". La popolazione assiste ancora una volta disgustata a un deprimente spettacolo. Andremo incontro ad un periodo in cui molti danno la disponibilità, ma credo che siano i programmi a dover essere al centro della questione politica piuttosto che le poltrone.»

Per il Capogruppo di FI, Pierluigi Marquis, «oggi siamo all'epilogo dell'accordo con la sinistra, dopo peripezie durate due anni. I problemi se non sono gestiti, non trovano soluzione. Oggi bisogna superare l'ideologia e guardare al pragmatismo: bisogna parlare dei temi che interessano la Valle d'Aosta, come i Tunnel. Alla gente non interessa se si dialoga con la destra o la sinistra, alla comunità interessa che ci si faccia carico dei problemi. Il motto "ni droite ni gauche" significava mettere al centro il bene comune e l'interesse dei valdostani: con la scelta di campo dell'UV si è dimenticata questa logica, ponendo la Valle d'Aosta in un isolamento politico. La Valle ha bisogno di apertura e non di essere isolata dal contesto nazionale. Il momento è difficile e dobbiamo agire con responsabilità. Come Forza Italia abbiamo posto sul tavolo dei temi e dei progetti: abbiamo avuto dei buoni riscontri, ci sono state delle condivisioni che lasciano ben sperare. Noi siamo disponibili a parlare con tutti, ma non siamo disponibili a delle soluzioni pasticciate, altrimenti è meglio restituire la parola agli elettori. Noi crediamo che ci siano in quest'Aula le condizioni politiche per costruire una maggioranza nuova che possa dare le risposte che i valdostani si aspettano, che possa affrontare le tematiche pressanti della nostra comunità. C'è bisogno di chiarezza, altrimenti non saremo in grado di rispondere alle esigenze della Valle d'Aosta. Bisogna essere celeri perché, a livello nazionale, si stanno discutendo dei temi sui quali dobbiamo fare sentire la nostra voce.»

Il Vicepresidente della Regione, Luigi Bertschy, ha ricordato che «in questi due anni c'è stata alleanza e volontà di lavorare bene insieme. La politica ha delle logiche e il Presidente Lavevaz le conosce meglio di noi: la politica va affrontata e non è con l'ipocrisia che si risolvono i problemi. La nostra è una responsabilità di eletti: trovare una soluzione per dare corso a questi ulteriori tre anni di Legislatura, capace di rispondere ai compiti che la comunità ci ha assegnato. Chiedo ai colleghi di Giunta di mantenere un presidio attivo sugli Assessorati, do la disponibilità a gestire i tanti dossier sul tavolo, ad ascoltare i Capigruppo. Se oggi siamo in crisi, come autonomisti dobbiamo avere la capacità di rendere più solido il quadro autonomista. Non bisogna dividere gli autonomisti: l'autonomia è un valore aggiunto, è sapere costruire un'amministrazione capace di affrontare le sfide del territorio con responsabilità, superando le logiche centraliste. Offro e chiedo collaborazione, perché la situazione è critica.»

red

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