L’incontro di oggi al Ministero delle Imprese e del Made in Italy sul futuro della Cogne acciai speciali non ha dissipato le preoccupazioni dei sindacati. Al tavolo romano l’azienda ha illustrato la situazione attuale dello stabilimento di Aosta e presentato alcune linee guida del piano industriale, ma, secondo quanto riferito dalle organizzazioni sindacali, senza entrare nel dettaglio dei numeri e senza indicare ulteriori investimenti concreti.
Per la Fiom-Cgil, rappresentata dal coordinatore nazionale del settore Siderurgia Loris Scarpa e dal segretario generale della Fiom Valle d’Aosta Paolo D’Auria, l’incontro «non è stato esaustivo». I dirigenti sindacali spiegano che, secondo quanto comunicato dalla società, i contenuti del piano industriale dovrebbero essere definiti entro la fine dell’anno.
La preoccupazione resta quindi alta, soprattutto alla luce delle difficoltà legate ai costi dell’energia e delle materie prime. Per la Fiom, non possono essere lavoratrici e lavoratori a sostenere nuovamente il peso della crisi, dopo aver già subito gli effetti dell’aumento delle bollette e del costo della vita. «Non possono essere le lavoratrici e i lavoratori a pagare due volte la crisi», sottolineano Scarpa e D’Auria, richiamando anche il rischio del ricorso agli ammortizzatori sociali e della messa in discussione della contrattazione integrativa.
Proprio sulla contrattazione aziendale, dopo gli scioperi dello scorso luglio, è in corso un confronto con la società. La Fiom chiede che il dialogo prosegua parallelamente sia sul piano industriale sia sulle condizioni di lavoro, con l’obiettivo di ottenere «risposte concrete sul futuro produttivo e occupazionale» dello stabilimento valdostano.
Una posizione sostanzialmente condivisa anche da Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm, che al termine dell’incontro hanno espresso preoccupazione per una realtà considerata strategica per l’economia regionale e per l’occupazione. Le tre organizzazioni sindacali hanno sottolineato come, nonostante le difficoltà economiche ancora presenti e il peso dei costi energetici e delle materie prime, la Cogne rappresenti «un elemento fondamentale per l’economia e l’occupazione valdostana».
Per questo le organizzazioni sindacali hanno chiesto unitariamente un nuovo incontro al Mimit, questa volta con una definizione più dettagliata del piano industriale e soprattutto con numeri concreti. Il nodo, per i sindacati, riguarda infatti la possibilità di comprendere quali siano le prospettive reali dello stabilimento e quali investimenti siano previsti per garantirne la continuità produttiva.
Sul tavolo resta anche la difesa del contratto integrativo aziendale. «Non permetteremo che siano lavoratrici e lavoratori a scontare il prezzo di una crisi che già li investe», affermano Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm, richiamando il vertiginoso aumento del costo della vita e il rincaro generalizzato dei beni di prima necessità. Da qui la richiesta di non procedere a una contrattazione al ribasso delle condizioni integrative.
Un elemento di continuità rispetto alle precedenti interlocuzioni riguarda invece il ruolo strategico attribuito al sito di Aosta. Secondo quanto riferito dalle tre organizzazioni sindacali, l’azienda ha ribadito l’interesse strategico dello stabilimento e ha confermato che la multinazionale Walsin intende continuare a investire nella Cogne acciai speciali, mantenendo ad Aosta la produzione e le lavorazioni dell’acciaio.
Per la Fiom, però, le dichiarazioni di principio non sono sufficienti. «Al Governo abbiamo ribadito che, senza risposte al peggioramento della situazione generale, le imprese impegnate in produzioni strategiche rischiano di affrontare i problemi con soluzioni “fai da te”, scaricandone i costi sulle lavoratrici e sui lavoratori», spiegano Scarpa e D’Auria.
Da qui la richiesta di un intervento più ampio sui costi dell’energia e sulla crisi industriale, che secondo la Fiom deve essere affrontata con una vera «visione di sistema», attraverso politiche europee dedicate all’energia e all’industria. Il prossimo passaggio sarà dunque il nuovo confronto al Mimit, dal quale i sindacati si attendono numeri, investimenti e indicazioni più precise sul futuro della Cogne e dei suoi lavoratori.













