L'approvazione definitiva da parte del Consiglio dei Ministri, avvenuta nei giorni scorsi, del decreto legislativo contenente la norma di attuazione in materia di concessioni di derivazioni d'acqua continua ad alimentare il confronto politico in Valle d'Aosta. Pur trattandosi di un provvedimento atteso da tempo, le sue ricadute sul futuro della gestione delle concessioni idroelettriche e sul rapporto tra autonomia speciale e normativa europea lo rendono uno dei temi più rilevanti dell'attuale legislatura.
Il percorso della norma era iniziato già nel 2019 e si era protratto per circa sette anni, attraversando una lunga fase di stallo dovuta anche ai nuovi vincoli introdotti dall'Unione europea nell'ambito degli accordi collegati ai fondi del PNRR. Il nodo principale riguardava la possibilità per la Regione di mantenere, tra le opzioni previste, l'affidamento delle concessioni a società in house, evitando che la gara pubblica diventasse l'unica soluzione percorribile anche per la Valle d'Aosta.
Secondo quanto ricostruito da Forza Italia, la svolta sarebbe arrivata grazie a un confronto tra la Regione e le strutture ministeriali competenti, culminato con il lavoro svolto presso il Dipartimento Affari Giuridici e Legislativi (DAGL) della Presidenza del Consiglio. La soluzione tecnico-giuridica individuata consentirebbe di preservare la possibilità dell'affidamento in house facendo leva sulla specialità dell'ordinamento amministrativo valdostano, richiamando i decreti luogotenenziali del settembre 1945, che costituiscono uno dei fondamenti storici dell'autonomia regionale.
Il tema riveste anche un forte significato politico perché la norma rappresentava uno degli impegni centrali dell'accordo politico-programmatico sottoscritto il 4 novembre 2025 tra Union Valdôtaine e Forza Italia, firmato dal presidente dell'UV Joël Farcoz e dal responsabile nazionale Enti Locali di Forza Italia, il senatore Maurizio Gasparri. Un'intesa che aveva posto tra le proprie priorità proprio la tutela delle prerogative della Regione nella gestione delle risorse idriche.
A rivendicare con forza il risultato è stata la segretaria regionale di Forza Italia Valle d'Aosta, Emily Rini, che ha definito il provvedimento «il più importante intervento normativo in materia per la Valle d'Aosta dagli anni della regionalizzazione del settore», aggiungendo che rappresenta «un risultato storico per la nostra autonomia speciale e per il futuro della nostra comunità».
Rini ha inoltre sottolineato come «lo avevamo promesso ai valdostani e oggi possiamo dire, con orgoglio, di aver mantenuto l'impegno assunto», sostenendo che l'approvazione definitiva smentisca quanti, nei mesi scorsi, avevano giudicato irrealizzabile l'obiettivo. Nel suo intervento ha ricordato anche il clima particolarmente acceso registrato durante il confronto in Consiglio Valle, affermando che «noi abbiamo scelto una strada diversa: quella del silenzio, del lavoro quotidiano e della concretezza. Oggi sono i risultati a parlare».
La dirigente azzurra ha attribuito il risultato al lavoro congiunto di Forza Italia, Union Valdôtaine, della maggioranza regionale e del Governo nazionale, ringraziando in particolare il vicepresidente del Consiglio Antonio Tajani e il senatore Maurizio Gasparri per il ruolo svolto nell'interlocuzione con i ministeri. «Alle polemiche abbiamo sempre preferito il dialogo istituzionale; agli slogan abbiamo preferito il lavoro», ha dichiarato, sostenendo che proprio questo metodo abbia consentito di arrivare all'approvazione della norma.
Non è mancata una replica alle opposizioni. Rini ha infatti sostenuto che gli esponenti della Lega Andrea Manfrin e Stefano Bellora «dovrebbero soltanto chiedere scusa per quanto hanno detto in aula su Antonio Tajani», riferendosi alle critiche espresse durante il dibattito consiliare, quando, secondo la segretaria regionale di Forza Italia, avevano sostenuto che il ministro «diceva "cucche"» e che la norma «non sarebbe mai stata approvata». Un passaggio destinato ad alimentare ulteriormente il confronto tra maggioranza e opposizione anche nelle prossime settimane.
Sul piano economico, la partita delle concessioni idroelettriche rappresenta uno degli asset più strategici della Valle d'Aosta, sia per il valore delle produzioni energetiche sia per le ricadute sulle entrate pubbliche e sulla capacità della Regione di programmare investimenti e sviluppo. Dal punto di vista istituzionale, invece, la vicenda viene letta come un banco di prova della capacità dell'autonomia speciale di trovare un punto di equilibrio tra le proprie competenze storiche e il rispetto delle regole europee sulla concorrenza.
Al di là delle inevitabili rivendicazioni di parte, la definitiva approvazione della norma di attuazione segna un passaggio destinato a incidere sul futuro della gestione dell'idroelettrico valdostano. Proprio per questo il confronto politico difficilmente si esaurirà con il via libera del Governo: il tema continuerà a rappresentare uno dei principali terreni di verifica della capacità della politica regionale di coniugare difesa dell'autonomia, sviluppo economico e interesse pubblico.













