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ATTUALITÀ POLITICA | 05 agosto 2026, 13:39

Concessioni idroelettriche, AVS esulta: “Un risultato storico per l’autonomia valdostana”

Il Consiglio dei Ministri approva la norma di attuazione sul settore idroelettrico: ora servirà la firma del Presidente della Repubblica per il decreto legislativo. Per AVS Valle d’Aosta si apre la strada alla gestione regionale delle concessioni e alla possibile trasformazione di CVA in una società pienamente al servizio della comunità

Diga di Palce Moulin (ph. CVA)

Diga di Palce Moulin (ph. CVA)

L’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri della norma di attuazione dello Statuto speciale sulle concessioni idroelettriche segna un passaggio destinato ad avere un peso rilevante nella storia dell’autonomia valdostana. Dopo la firma del Presidente della Repubblica e l’emanazione del Decreto Legislativo, la Valle d’Aosta potrà infatti disciplinare attraverso una propria legge regionale le modalità di rilascio delle concessioni per l’utilizzo delle acque pubbliche destinate alla produzione di energia idroelettrica.

Un risultato che interviene su uno dei dossier economici più strategici per la regione, considerando che tra tre anni arriveranno alla scadenza 29 concessioni che consentono alla Compagnia Valdostana delle Acque (CVA) di operare sull’intero territorio regionale. La gestione futura di queste concessioni rappresenta quindi una partita decisiva per il controllo pubblico della principale risorsa energetica valdostana.

Per Alleanza Verdi e Sinistra Valle d’Aosta si tratta di un traguardo storico, frutto di un percorso iniziato diversi anni fa. “Finalmente la Regione Valle d’Aosta potrà disciplinare con propria legge le modalità per il rilascio delle concessioni per l’utilizzo delle acque a scopo di produzione di energia idroelettrica”, sottolinea AVS, evidenziando come la norma rappresenti “un avvenimento storico per l’Autonomia valdostana”.

Il movimento ricorda come il tema fosse stato posto con forza già nel 2019, quando il dibattito politico regionale era concentrato anche sull’ipotesi di una quotazione in borsa di CVA. In quell’occasione Rete Civica e Verdi avevano promosso iniziative in Consiglio regionale per chiedere una strada alternativa: quella di una norma di attuazione capace di tutelare il ruolo pubblico della società energetica.

“Con un’apposita Norma di attuazione dello Statuto speciale si può e si deve consentire alla Valle d’Aosta di mantenere la CVA come strumento totalmente pubblico che svolge proficuamente un servizio per l’intera comunità”, era scritto nel manifesto di Rete Civica del 30 maggio 2019 dedicato a “CVA Bene comune”. La posizione era chiara: “In quanto società pubblica e per il bene comune, la sua attività può essere regolata da norme specifiche che derivano dai principi dello Statuto Speciale e dalle particolari prerogative che ne discendono in materia di utilizzo delle acque pubbliche regionali”.

La proposta venne quindi raccolta dall’allora presidente della Commissione paritetica Stato-Regione, Robert Louvin, che avviò il percorso per arrivare a una prima bozza della norma di attuazione nell’estate del 2019. L’obiettivo iniziale era arrivare all’approvazione nel giro di pochi mesi, ma il procedimento si è rivelato molto più lungo. “Ci sono voluti sette anni”, evidenzia AVS, attribuendo il ritardo sia agli avvicendamenti nella composizione della Commissione paritetica sia, soprattutto, “alla scarsa volontà politica da parte dell’Union Valdôtaine e alla sorda resistenza dei vertici di CVA, che puntavano ad altri obiettivi”.

Secondo AVS, il testo originario avrebbe subito nel tempo modifiche e indebolimenti, ma avrebbe mantenuto un elemento centrale: la possibilità per la Regione di riassegnare, senza ricorrere a gare, le concessioni in scadenza a una società interamente controllata dall’ente pubblico regionale, purché operi nell’interesse generale e non esclusivamente secondo logiche di profitto.

“L’approvazione della Norma costituisce un passaggio fondamentale”, afferma AVS, che ora sposta l’attenzione sul prossimo passaggio: la definizione della legge regionale che dovrà regolamentare concretamente la materia. Un lavoro che, secondo il movimento, è già stato avviato. “AVS non è rimasta ferma, neanche sotto questo aspetto”, viene spiegato, ricordando il deposito, nel mese di luglio, di una proposta di legge regionale finalizzata a svolgere un’istruttoria sulla trasformazione di CVA in una società in house.

La prospettiva indicata è quella di ottenere la riassegnazione diretta delle 29 concessioni in scadenza, mantenendo l’azienda energetica sotto il controllo pubblico regionale. “Abbiamo ottenuto un importante risultato ed ora continueremo l’azione perché CVA diventi veramente un bene di tutta la comunità valdostana”, afferma AVS, richiamando le finalità originarie della società: garantire energia a costi contenuti per famiglie e imprese e contribuire alla transizione ecologica.

Il tema, infatti, non riguarda soltanto l’assetto societario di CVA, ma investe il modello di sviluppo della Valle d’Aosta. L’idroelettrico rappresenta una delle principali ricchezze strategiche del territorio e la sua gestione incrocia questioni economiche, ambientali e sociali: dai prezzi dell’energia per cittadini e aziende fino agli obiettivi climatici regionali.

AVS lega questa prospettiva all’obiettivo della Valle d’Aosta fossil fuel free entro il 2040, già approvato dal Consiglio regionale. “CVA deve essere parte attiva e determinante nella transizione ecologica della Valle d’Aosta”, ribadisce il movimento, indicando nella gestione pubblica dell’energia uno degli strumenti per affrontare la sfida della decarbonizzazione.

La partita delle concessioni idroelettriche entra dunque in una fase nuova. L’approvazione della norma di attuazione restituisce alla Regione uno spazio decisionale atteso da anni, ma apre anche un confronto politico sul futuro di CVA e sul ruolo che una società pubblica può avere in una piccola comunità alpina. Per la Valle d’Aosta la sfida sarà ora trasformare un principio di autonomia in scelte concrete capaci di coniugare tutela delle risorse, competitività economica e interesse collettivo.

je.fe.

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