La Valle d'Aosta compie un passo destinato a segnare il futuro della gestione dell'acqua e dell'energia. Nella giornata di martedì 4 agosto, il Consiglio dei Ministri ha approvato in via definitiva la norma di attuazione dello Statuto speciale relativa alle concessioni di derivazione d'acqua e alle grandi derivazioni a uso idroelettrico. Si tratta di un provvedimento atteso da anni, che adegua le competenze regionali all'evoluzione normativa nazionale e rafforza il ruolo della Regione nella disciplina delle future concessioni.
Alla seduta del Governo ha preso parte, come previsto dall'articolo 44 dello Statuto speciale, anche il presidente della Regione Renzo Testolin, che ha espresso la soddisfazione dell'intero esecutivo valdostano, ricordando come il Consiglio regionale avesse approvato all'unanimità la proposta di norma.
Secondo Testolin, il decreto «dà attuazione alle competenze sancite dallo Statuto speciale», tenendo conto dell'evoluzione legislativa degli ultimi anni e producendo effetti destinati ad avere ricadute economiche, ambientali e sociali sull'intero territorio regionale. Un risultato che il presidente ha attribuito non solo al Governo regionale, ma anche alla maggioranza e all'intero Consiglio Valle, evidenziando il consenso trasversale che aveva accompagnato il percorso istituzionale.
Se sul piano istituzionale prevale la soddisfazione condivisa, sul terreno politico emerge però una competizione per l'attribuzione del merito.
La prima a rivendicare il risultato è stata Emily Rini, segretaria regionale di Forza Italia Valle d'Aosta, che ha definito il provvedimento «il più importante intervento normativo dagli anni della regionalizzazione del settore» e «un risultato storico per la nostra autonomia speciale».
Per l'esponente azzurra il via libera del Governo rappresenta il mantenimento di un impegno assunto con i valdostani. Rini ha sottolineato come «i fatti smentiscano chi aveva liquidato il nostro lavoro come una serie di promesse irrealizzabili», rivendicando il metodo seguito da Forza Italia, fondato sul lavoro istituzionale più che sulle polemiche politiche.
La segretaria regionale ha inoltre attribuito il successo a un'azione condivisa tra Forza Italia, Union Valdôtaine e gli altri partiti della maggioranza regionale, sviluppata in stretta collaborazione con il Governo nazionale. Un ringraziamento particolare è stato rivolto al vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri Antonio Tajani, indicato come uno dei principali sostenitori dell'attenzione riservata dall'Esecutivo alla Valle d'Aosta.
Una lettura che, tuttavia, non è rimasta senza contraddittorio.
A poche ore dall'approvazione del decreto è intervenuto infatti il ministro per gli Affari regionali e le Autonomie Roberto Calderoli, esponente della Lega, ricordando come il provvedimento sia il risultato di «oltre cinque anni di attesa» e di un lungo lavoro tecnico e politico portato avanti direttamente dal suo ministero.
Calderoli ha evidenziato che, grazie alla nuova norma di attuazione, la Valle d'Aosta potrà disciplinare con legge regionale le modalità di assegnazione delle concessioni idroelettriche, nel rispetto della normativa nazionale ed europea.
Il ministro ha anche lanciato un messaggio che supera gli schieramenti politici, osservando come il risultato sia stato raggiunto nonostante la Lega sieda all'opposizione in Consiglio Valle e la Giunta regionale abbia un diverso colore politico. «Attuare l'autonomia è per me una missione» ha dichiarato Calderoli, aggiungendo di aver lavorato senza esitazioni perché riteneva questo intervento «la cosa giusta da fare».
Due narrazioni differenti, dunque, che convergono però sul medesimo obiettivo. Da una parte Forza Italia mette in evidenza il rapporto privilegiato costruito con il Governo Meloni, dall'altra la Lega ricorda che l'intero percorso amministrativo porta la firma del ministero guidato da Calderoli, da sempre impegnato sul fronte dell'attuazione delle autonomie speciali.
Al di là delle rivendicazioni di parte, il dato politico più significativo è probabilmente un altro. Su un dossier strategico come quello dell'idroelettrico, maggioranza regionale e Governo nazionale hanno trovato un terreno di collaborazione istituzionale che ha consentito di superare uno stallo durato anni. Non è un dettaglio, considerando che le concessioni delle grandi derivazioni rappresentano uno dei temi economicamente più rilevanti per la Valle d'Aosta.
L'acqua costituisce infatti una delle principali ricchezze naturali della regione e il sistema idroelettrico produce risorse economiche, occupazione e importanti entrate per gli enti pubblici. Disporre di maggiori competenze nella gestione delle concessioni significa rafforzare la capacità della Regione di programmare il proprio sviluppo energetico, negoziare gli investimenti futuri e valorizzare un patrimonio strategico nel quadro della transizione ecologica.
Resta ora la fase più delicata: quella dell'attuazione concreta della norma. Sarà infatti il Consiglio regionale a dover definire la disciplina delle future concessioni attraverso una legge regionale, confrontandosi con le regole nazionali ed europee e con un mercato dell'energia profondamente cambiato rispetto al passato.
È proprio qui che si misurerà il valore politico del provvedimento. L'approvazione della norma di attuazione rappresenta un passaggio storico per l'autonomia valdostana, ma il vero banco di prova sarà la capacità delle istituzioni regionali di trasformare questa nuova competenza in uno strumento di sviluppo, tutela ambientale e crescita economica. Perché, una volta archiviata la corsa a rivendicare il merito del risultato, saranno i cittadini valdostani a chiedere che quella conquista produca benefici concreti per il territorio.













