L'ennesima corsa del Governo sul dossier del Ponte sullo Stretto di Messina riaccende uno scontro che ormai travalica il semplice confronto tecnico e assume sempre più i contorni di una battaglia politica, istituzionale e culturale. Ancora una volta, alla vigilia di Ferragosto, l'esecutivo imprime un'accelerazione decisiva alle procedure autorizzative approvando il documento relativo ai "motivi imperativi di rilevante interesse pubblico" (IROPI) e acquisendo il parere del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici. Una scelta che, secondo il fronte ambientalista, avviene senza che siano stati chiariti i nodi fondamentali dell'opera e senza rendere pubblici documenti decisivi per comprenderne la reale sostenibilità.
È una critica durissima quella formulata da Greenpeace Italia, Legambiente, LIPU e WWF Italia, che parlano apertamente di un iter amministrativo caratterizzato da anomalie procedurali e da una crescente opacità. Le associazioni ricordano come il documento IROPI sia stato approvato dal Consiglio dei ministri il 4 agosto pur non comparendo nell'ordine del giorno ufficiale della riunione. A questo si aggiunge un ulteriore elemento ritenuto inquietante: il testo del provvedimento non risulta ancora disponibile, così come non è stato pubblicato il parere del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, sebbene parte dei suoi contenuti sia già trapelata.
Secondo le organizzazioni ambientaliste, proprio il parere del Consiglio Superiore confermerebbe tutte le contraddizioni già evidenziate dalla Commissione VIA del Ministero dell'Ambiente. Il giudizio, sostengono, non rappresenterebbe un'autentica promozione del progetto, ma un via libera accompagnato da numerose prescrizioni e rilievi critici. In altre parole, un sì formale che nasconde una lunga serie di condizioni tecniche ancora irrisolte.
Il nodo principale riguarda la progettazione. Le prescrizioni formulate, osservano le associazioni, avrebbero dovuto essere affrontate nella fase della progettazione definitiva, oggi sostituita dalla progettazione di fattibilità tecnico-economica dopo la riforma del Codice degli appalti del 2023. Il Governo, invece, considera quella fase ormai conclusa e rinvia le verifiche alla progettazione esecutiva. Una scelta che, secondo Greenpeace, Legambiente, LIPU e WWF, produce un pericoloso cortocircuito amministrativo: le verifiche arriverebbero soltanto dopo l'assegnazione dell'appalto, quando lo Stato sarebbe già esposto al rischio di pagare penali estremamente elevate qualora l'opera venisse successivamente bloccata.
Per le quattro associazioni, questa impostazione dimostra come la priorità non sia tanto costruire un collegamento realmente sostenibile tra Sicilia e Calabria, quanto mantenere il Ponte al centro del confronto politico. L'opera viene descritta come un potente strumento di comunicazione elettorale, capace di alimentare aspettative e consenso, mentre nel frattempo continuano a essere destinati fondi a consulenze, incarichi e strutture societarie che, secondo gli ambientalisti, non hanno ancora prodotto risultati concreti dopo decenni di attività.
Il riferimento è anche al precedente del 2009, quando venne inaugurato il cantiere di Cannitello, presentato come l'avvio dei lavori del Ponte e poi rivelatosi, secondo le associazioni, un'operazione di immagine rimasta senza seguito. Un episodio che oggi viene richiamato come esempio del rischio di ripetere annunci simbolici senza un'effettiva certezza sulla realizzazione dell'opera.
Le contestazioni investono anche il piano normativo. Greenpeace Italia, Legambiente, LIPU e WWF Italia sottolineano come il progetto sia stato progressivamente sostenuto attraverso decreti-legge approvati facendo ricorso al voto di fiducia, una modalità che, a loro giudizio, avrebbe limitato il confronto parlamentare su un'infrastruttura destinata ad avere conseguenze profonde sotto il profilo ambientale, economico e sociale.
Secondo le associazioni, tutti i principali interrogativi — dagli impatti sugli ecosistemi alle criticità sismiche, dagli aspetti strutturali alla sostenibilità economica e trasportistica — non sarebbero stati realmente risolti, ma semplicemente rinviati alla fase esecutiva. Un rinvio che, sostengono, rischia di trasformare questioni decisive in meri adempimenti tecnici quando ormai le scelte politiche ed economiche saranno irreversibili.
Il giudizio finale delle organizzazioni ambientaliste è netto. La decisione di procedere con il Ponte sullo Stretto, affermano, non poggerebbe su evidenze tecniche definitive ma su un atto di fiducia nei confronti dell'attuale Governo. Una fiducia che, secondo Greenpeace Italia, Legambiente, LIPU e WWF Italia, non può sostituire dati scientifici, verifiche indipendenti e certezze progettuali, soprattutto quando si parla di quella che viene definita un'opera senza precedenti, dal costo enorme, prevista in un'area ad altissima sismicità e inserita in uno dei contesti ambientali e paesaggistici più delicati e riconosciuti del Mediterraneo.
Lo scontro sul Ponte, dunque, continua a rappresentare molto più di un confronto su un'infrastruttura. È il simbolo di due visioni opposte dello sviluppo del Paese: da una parte chi considera l'opera una leva strategica per rilanciare il Mezzogiorno e rafforzare i collegamenti nazionali, dall'altra chi ritiene che la velocità delle decisioni non possa sostituire la trasparenza, il rigore tecnico e la tutela dell'interesse pubblico. Ed è proprio su questo terreno che, nei prossimi mesi, si giocherà una delle partite politiche più controverse e divisive dell'intera legislatura.













