La domanda è semplice: ha davvero senso?
Senza acqua non c’è agricoltura. Senza agricoltura non c’è presidio del territorio. Senza territorio curato aumentano i rischi idrogeologici, si spopolano le vallate e si perde un patrimonio costruito in secoli di lavoro.
Intanto arrivano nuove risorse dal CIPESS.
Ma proprio perché le risorse sono limitate, la politica ha il dovere di stabilire delle priorità. Davvero la priorità è una nuova funivia? O dovrebbe essere garantire l’acqua a un territorio che ne avrà sempre meno?
Basta alzare gli occhi verso il Gran Paradiso. A memoria non ricordo di averlo mai visto così "pelato", con così poca neve e ghiaccio. Non è solo una sensazione: è il simbolo di un cambiamento climatico che ormai vediamo con i nostri occhi.
Eppure c’è ancora chi continua a inserire la rete funiviaria tra le infrastrutture di trasporto. Una definizione che, alla luce della crisi climatica che stiamo vivendo, appare quanto meno paradossale.
Forse si tratta di chiedersi quale modello di sviluppo vogliamo costruire nei prossimi trent’anni.
Vogliamo continuare a investire in opere pensate per un clima che non esiste più oppure destinare risorse alla sicurezza idrica, alla tutela dei ghiacciai, all’adattamento climatico, all’agricoltura di montagna e alla resilienza delle comunità?
Le generazioni future non ci chiederanno se siamo riusciti a costruire una funivia in più.
Ci chiederanno se abbiamo avuto la lucidità di capire che il bene più prezioso stava diventando l’acqua e il coraggio di cambiare strada quando era ancora possibile farlo.
Perché la domanda non è più se il clima sta cambiando.
La domanda è se la politica e la comunità valdostana sono pronte a cambiare insieme al clima.
La ringrazio fine d'ora per l'attenzione













