Non una contrapposizione tra chi parte e chi resta, ma un equilibrio da costruire nel tempo. È questa la linea tracciata dall’assessore alle politiche giovanili Leonardo Lotto, intervenuto in Consiglio Valle durante la discussione di un’interpellanza dedicata alle misure per i giovani che scelgono di lavorare in Valle d’Aosta.
Il punto di partenza, per Lotto, è quasi culturale prima ancora che politico. «L’ottica in cui vogliamo lavorare non è quella di contrapporre giovani valdostani e giovani provenienti da fuori regione, ma quella di valorizzarne la complementarietà», ha spiegato, mettendo al centro una visione che prova a tenere insieme attrattività e radicamento. Non si tratta solo di trattenere, ma di costruire le condizioni perché partire e tornare — o scegliere di restare — siano opzioni ugualmente solide.
Dentro questa impostazione si colloca una serie di strumenti che, nelle intenzioni dell’assessore, dovrebbero contribuire a creare un vero e proprio “ecosistema di qualità”. «Il nostro lavoro va nella direzione di creare opportunità di vita e lavoro per tutti», ha sottolineato, rivendicando una strategia che non guarda solo all’emergenza demografica o occupazionale, ma alla qualità complessiva del sistema.
Tra i progetti citati, uno dei più significativi è il programma “House&Work”, attivo dal 2020, pensato per attrarre profili qualificati su richiesta delle imprese, soprattutto nei settori della ricerca e dello sviluppo. Un’iniziativa che, se da un lato punta a colmare carenze specifiche del tessuto produttivo, dall’altro si inserisce in una logica più ampia: rendere la Valle d’Aosta un territorio competitivo anche sul piano delle opportunità professionali.
Accanto a questo, Lotto richiama una serie di misure che toccano direttamente l’occupazione giovanile: incentivi alla ricerca e all’innovazione che includono il costo del personale, bandi come la “Zona franca per la ricerca e lo sviluppo” con voucher per l’assunzione di laureati ed esenzioni fiscali, fino alle nuove ipotesi allo studio nell’ambito del programma Fse+, tra borse di ricerca e strumenti di sostegno familiare.
Non manca il capitolo sull’imprenditoria giovanile, sostenuta attraverso contributi a fondo perduto per la creazione di nuove imprese e misure specifiche per l’insediamento di giovani agricoltori. Ma è soprattutto sulla qualità del lavoro che Lotto insiste come elemento chiave: «Stabilità, crescita e conciliazione vita-lavoro sono centrali», ha detto, citando strumenti come l’“Alleanza per il lavoro di qualità” e il vademecum regionale sull’attrattività.
A fare da sfondo, i dati: circa due terzi dei giovani valdostani scelgono di studiare fuori regione, mentre l’Università della Valle d’Aosta registra una presenza significativa di studenti provenienti da altre realtà. Un quadro che, per l’assessore, conferma come attrattività e rientro siano «due facce della stessa medaglia».
È su questo equilibrio che si innesta la riflessione politica. Perché se la strategia delineata da Lotto appare ampia e articolata, resta aperta la questione della sua traduzione in risultati concreti. Ed è qui che si inserisce, in filigrana, la posizione del capogruppo degli Autonomisti di Centro Marco Carrel, che ha sollecitato una maggiore chiarezza negli indirizzi politici e uno studio organico sul fenomeno giovanile in Valle.
Un richiamo che, al di là della dialettica consiliare, intercetta un nodo reale: quello di evitare che le politiche per l’attrattività finiscano per essere percepite come più vantaggiose per chi arriva o rientra rispetto a chi sceglie di restare.
La sfida, in fondo, è tutta qui. Trasformare una pluralità di misure in una strategia riconoscibile, capace di dare ai giovani — che partano, tornino o restino — la sensazione che la Valle d’Aosta non sia una scelta di ripiego, ma una possibilità concreta su cui costruire il proprio futuro.




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