C’è un passaggio, spesso sottovalutato nel dibattito pubblico, che segna la differenza tra una politica emergenziale e una strategia davvero efficace contro la violenza di genere: lavorare non solo sulle vittime, ma anche sugli autori. Ed è esattamente qui che si inserisce il nuovo Centro per Uomini Autori di Violenza (CUAV), che sarà presentato venerdì 27 marzo 2026 alle ore 11.00 ad Aosta, presso l’Assessorato alla Sanità, Salute e Politiche sociali in via De Tillier.
Non si tratta di un’iniziativa accessoria o simbolica, ma di un vero salto di qualità nel sistema regionale di prevenzione e contrasto alla violenza. Il CUAV rappresenta infatti uno strumento concreto per affrontare il problema alla radice, agendo su quei comportamenti che, se non intercettati e rielaborati, tendono a ripetersi nel tempo.
Il cuore del progetto è chiaro: prendere in carico uomini autori di violenza, responsabilizzarli e accompagnarli in un percorso strutturato che riduca il rischio di recidiva. Non un’attenuante, ma un’assunzione di responsabilità. Non una giustificazione, ma un lavoro profondo sui comportamenti e sulle dinamiche relazionali.
Ed è proprio questo l’aspetto più rilevante, Piero: senza interventi mirati sugli autori, il sistema resta monco. Si interviene dopo, quando il danno è già stato fatto, ma si fatica a prevenire davvero. Il CUAV ribalta questa logica, introducendo un approccio che guarda alla sicurezza futura, non solo alla gestione dell’emergenza.
Durante la presentazione saranno illustrati il quadro di riferimento del servizio, le modalità operative e i protocolli che ne regolano il funzionamento. Ma soprattutto emergerà la dimensione di rete: il Centro non nasce isolato, bensì integrato in un sistema che coinvolge istituzioni, forze dell’ordine, magistratura, sanità e servizi sociali.
Un elemento fondamentale, perché la violenza di genere è un fenomeno complesso che richiede risposte coordinate. Non basta un singolo attore: serve un’alleanza strutturata tra chi intercetta, chi giudica, chi cura e chi accompagna.
Non a caso, all’incontro interverranno rappresentanti di primo piano di questa rete: dall’Assessore regionale alla Sanità al Questore di Aosta, dalla Procura della Repubblica al Tribunale, fino all’Azienda USL, all’Ufficio di esecuzione penale esterna, al Centro antiviolenza e al C.I.P.M. Liguria, soggetto gestore del servizio.
E qui si coglie un altro punto politico non banale: la Valle d’Aosta, pur nella sua dimensione territoriale limitata, prova a strutturare una risposta sistemica, mettendo insieme competenze diverse e costruendo un modello che potrebbe diventare un riferimento anche per altri contesti simili.
Certo, la sfida vera sarà nei risultati. Perché aprire un centro è un conto, farlo funzionare è un altro. Serviranno continuità, risorse, monitoraggio e – soprattutto – la capacità di intercettare gli uomini prima che la violenza si trasformi in tragedia.
Ma intanto il segnale è forte: si passa da una logica reattiva a una logica preventiva. E in un tema come questo, è probabilmente l’unico cambio di passo che può fare davvero la differenza.
In altre parole, non basta proteggere chi subisce violenza. Bisogna anche impedire che quella violenza si ripeta. E il CUAV nasce esattamente per questo.














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