C’è qualcosa di profondamente simbolico nelle parole pronunciate dal Presidente della Regione autonoma Valle d’Aosta Renzo Testolin in occasione della Festa dei Lavoratori 2026. Non solo la ritualità della consegna delle Stelle al Merito del Lavoro, ma una riflessione più ampia che attraversa il presente e prova a interrogare il futuro.
“È un piacere vedere in questa sala tanta partecipazione, in una giornata – il 1° maggio – così significativa”, esordisce Testolin, sottolineando subito come la presenza fisica, concreta, delle persone rappresenti già di per sé un segnale. Non è solo una celebrazione, ma un momento di riconoscimento collettivo in una fase storica “in cui il mondo del lavoro è attraversato da trasformazioni profonde”.
Il richiamo alla Costituzione italiana non è casuale, anzi diventa il perno di un discorso che vuole essere tanto istituzionale quanto valoriale. “Il lavoro è dignità”, scandisce il Presidente, riportando il dibattito su un terreno spesso dimenticato: quello umano. Il lavoro come strumento di autonomia, come possibilità di costruzione di sé e della propria famiglia, ma anche come presidio di sicurezza. Non solo economica, ma fisica. “Un tema che non può mai essere dato per acquisito”, avverte, con un riferimento implicito – ma nemmeno troppo – alle tragedie che ancora segnano il panorama nazionale.
Eppure, nel quadro delineato da Testolin, non c’è solo allarme. C’è anche il tentativo di valorizzare ciò che funziona. “In Valle d’Aosta ci sono aziende che da anni non registrano infortuni”: una frase che racconta un cambio culturale prima ancora che normativo. Più formazione, più controlli, ma soprattutto “più responsabilità condivisa”. È qui che il discorso si fa interessante: la sicurezza non come imposizione, ma come patto tra lavoratore e impresa.
Il passaggio più politico arriva quando il Presidente entra nel merito dei numeri. E i numeri, questa volta, sorridono alla Valle d’Aosta. Il tasso di occupazione tra il 72-74%, ben sopra la media nazionale del 62-65%, la disoccupazione ferma al 3,9% contro il 5,2% italiano, e un dato giovanile al 42% che supera nettamente il 34% nazionale. Numeri che Testolin definisce “quantitativamente confortanti”, ma che non bastano.
Perché il punto vero è un altro: “presentano però margini di miglioramento dal punto di vista qualitativo”. E qui si apre una crepa nel racconto, uno spazio di riflessione che riguarda la precarietà, la stabilità, le prospettive. In altre parole: non basta lavorare, bisogna lavorare bene.
Da questo punto di vista, l’azione dell’Amministrazione regionale viene delineata con un obiettivo chiaro e duplice: sostenere le imprese e garantire diritti. “Creare pari opportunità reali significa permettere a tutti di accedere al lavoro con fiducia e prospettiva”. Una frase che suona quasi come una promessa, ma che implica anche una responsabilità politica non banale.
Poi c’è il tema, centrale per una regione alpina, dell’attrattività. Testolin lo affronta senza giri di parole: “La Valle d’Aosta deve continuare a valorizzare le proprie peculiarità”. Ambiente, cultura, coesione sociale diventano leve economiche. Ma soprattutto, diventano strumenti per contrastare lo spopolamento. “Portare lavoro in montagna significa presidiare il territorio, mantenerlo vivo”. Una visione che lega sviluppo e identità, economia e geografia.
Non manca il riferimento al turismo e agli investimenti, con un invito a guardare oltre la stagionalità: lavoro stabile, non effimero. E soprattutto, formazione e ricerca come chiavi per trattenere i giovani e attrarne di nuovi. “Dobbiamo creare le condizioni perché chi è partito possa tornare”. Una frase che, letta tra le righe, è anche l’ammissione di una fragilità: quella di una regione che rischia di perdere capitale umano.
Il cuore del discorso resta però nella dimensione relazionale. “Il rapporto tra datore di lavoro e lavoratore resta il cuore del sistema”, afferma Testolin, parlando di equilibrio, rispetto e condivisione. Parole che sembrano semplici, ma che in realtà tracciano una linea precisa: il lavoro non è solo economia, è relazione sociale.
Infine, uno sguardo al pubblico impiego, con il riferimento al rinnovo contrattuale e alla necessità di conciliare tempi di vita e di lavoro. “Oggi è sempre più importante garantire un equilibrio tra vita e lavoro”. Un tema che intercetta una trasformazione culturale più ampia, che riguarda non solo la Valle d’Aosta ma l’intero mondo occidentale.
La chiusura è affidata a un ringraziamento che diventa quasi un passaggio di testimone: “Il loro esempio rappresenta un patrimonio prezioso”. I nuovi insigniti non sono solo premiati, ma investiti di un ruolo: trasmettere valori, costruire continuità.
In filigrana, il discorso di Testolin restituisce un’immagine della Valle d’Aosta che prova a tenere insieme tradizione e cambiamento, numeri e persone, crescita e coesione. Ma lascia anche aperta una domanda, forse la più importante: questa qualità del lavoro evocata, riuscirà davvero a diventare la cifra distintiva del futuro valdostano?
Perché, alla fine, la vera sfida non è celebrare il lavoro. È renderlo, ogni giorno, degno di essere celebrato.













