Riceviamo e pubblichiamo.
Alla luce del dibattito riacceso sul collegamento funiviario delle Cime Bianche e delle recenti prese di posizione del Comitato "Ripartire dalle Cime Bianche", ritengo utile proporre una riflessione che vada oltre il singolo progetto e le soluzioni alternative avanzate.
Il confronto pubblico sull'accessibilità della montagna e sull'evoluzione dell'offerta turistica è legittimo e necessario. Tuttavia, proprio perché si tratta di scelte destinate a incidere in modo profondo e permanente sul territorio alpino, è opportuno interrogarsi con attenzione sul modello di sviluppo che si intende perseguire.
Negli ultimi anni si è diffusa l'idea che gli impianti funiviari possano rappresentare una risposta non solo alle esigenze dello sci, ma anche alla fruizione estiva, al cicloturismo e all'escursionismo. È indubbio che tali infrastrutture facilitino l'accesso alle quote elevate, ma l'accessibilità non può essere automaticamente assimilata alla valorizzazione del territorio.
La montagna viene scelta e frequentata proprio per le sue caratteristiche di naturalità, per il paesaggio, per il silenzio, per la qualità ambientale e per il patrimonio culturale delle comunità alpine. Elementi che rischiano di essere progressivamente alterati da una continua espansione infrastrutturale.
In questo senso, il dibattito sulle Cime Bianche non riguarda soltanto un'opera specifica, ma il permanere di una visione che tende a individuare nelle nuove funivie e nei collegamenti tra comprensori la principale prospettiva di sviluppo della montagna.
Pur comprendendo le preoccupazioni legate alla tenuta economica delle aree alpine e alla necessità di mantenere competitività turistica, appare sempre più evidente – come evidenziato anche da recenti analisi sul turismo invernale, tra cui il rapporto Nevediversa 2026 di Legambiente – che il modello fondato sull'espansione continua dello sci e delle infrastrutture a esso collegate stia mostrando limiti strutturali, sia sul piano climatico sia su quello economico.
In questo contesto, anche alcune proposte alternative avanzate, come l'ipotesi di ulteriori collegamenti tra comprensori o l'espansione verso aree come il Colle del Rothorn, sul versante di Gressoney, pur presentate come più sostenibili rispetto ad altre soluzioni, restano comunque riconducibili alla medesima logica di fondo: l'estensione progressiva delle infrastrutture funiviarie in territori sempre meno antropizzati.
È proprio questo approccio complessivo che merita una riflessione critica. Il rischio è quello di sostituire un progetto con un altro, senza mettere realmente in discussione la direzione generale dello sviluppo turistico alpino.
La questione centrale non è infatti quale tracciato sia meno impattante o quale collegamento sia più funzionale, ma se sia ancora opportuno continuare a espandere comprensori sciistici e reti funiviarie in contesti che conservano elevati livelli di naturalità e fragilità ambientale.
Accanto al tema ambientale, va considerata anche la dimensione economica di lungo periodo. Gli investimenti infrastrutturali in alta quota richiedono risorse ingenti e costanti, in un contesto climatico in rapido cambiamento che rende sempre più incerta la sostenibilità del modello sciistico tradizionale e sempre maggiore la dipendenza dall'innevamento artificiale.
Non si tratta di mettere in discussione il ruolo del turismo o delle infrastrutture esistenti, ma di valutare con maggiore attenzione il punto di equilibrio tra sviluppo e tutela, evitando ulteriori espansioni in aree ancora integre o scarsamente antropizzate.
La sfida per le Alpi non è soltanto quella di garantire accessibilità, ma di preservare nel tempo ciò che costituisce il loro valore distintivo: paesaggi, biodiversità, identità culturali e qualità dell'esperienza turistica.
In questa prospettiva, la direzione più prudente non sembra essere quella dell'ulteriore estensione dei comprensori, anche quando presentata come "alternativa", ma quella di un ripensamento complessivo del rapporto tra infrastrutture e territorio, orientato alla conservazione e alla valorizzazione delle risorse già presenti.












