Basta scorrere per due minuti i gruppi Facebook di Aosta per vedere aiuole rinsecchite, fioriere vuote, piantine da vivaio morte dopo pochi giorni. È un rituale che si ripete puntuale, anno dopo anno, e la domanda resta sempre la stessa: chi dovrebbe occuparsene se ne accorge?
Questo è uno di quei casi in cui è giusto non chiamare in causa il sindaco. Ha affidato la delega a una persona di sua fiducia, com'è normale in un'amministrazione che funziona: ogni componente fa la sua parte, sollevando il sindaco dalle incombenze operative e garantendo che i problemi vengano seguiti con attenzione e competenza.
La delega al verde pubblico è dell'assessore, ingegner Cometto, noto per la sua sensibilità ambientale e per gli spostamenti in bicicletta: un'abitudine lodevole, ma insufficiente se poi non si alzano gli occhi sulla città che si amministra.
I cittadini la vedono eccome; l'assessore, invece, tace. E qui sta il punto: Aosta non è un dormitorio di periferia. È una città turistica, una porta d'ingresso alle Alpi, un luogo che vive di immagine e accoglienza. Il turista che arriva per visitare le mura romane, l'Arco d'Augusto o la Porta Praetoria non vede solo i monumenti: vede le aiuole all'ingresso della città, le fioriere lungo i viali, gli alberelli piantati e lasciati agonizzare sotto il sole.
È il primo biglietto da visita, il primo giudizio, il primo "benvenuto". Presentarsi con aiuole secche e verde pubblico abbandonato è come accogliere gli ospiti con la porta scrostata e il tappeto sporco: non è un dettaglio estetico, ma una questione di immagine urbana, economia e rispetto per chi vive la città e per chi la visita.
Eppure i titoli dei giornali erano stati chiari. E risalgono alla giunta precedente, quindi a circa un anno fa: "Aosta rompe l'appalto del verde pubblico con la ditta romana per gravi inadempienze". Lavori non eseguiti, ritardi, perfino interventi di sicurezza mancati, come in via Pollio Salimbeni, dove il Comune ha dovuto intervenire da solo.
La ditta aveva vinto con il solito massimo ribasso, offrendo manodopera al 40% del valore dell'appalto: risparmio immediato, disservizi garantiti.
Detto, fatto: sono bastati pochi mesi di operatività di questa azienda perché le sue inadempienze saltassero agli occhi e, come era giusto, il Comune avviasse la risoluzione in danno, la revoca del contratto e la richiesta di risarcimento.
Poi un affidamento diretto temporaneo per tamponare l'emergenza e la promessa di un nuovo bando più serio.
Ma la domanda che nessuno fa più è semplice: che fine ha fatto quella causa? Il Comune ha recuperato i soldi? Ha ottenuto un rimborso? Oppure la causa è stata persa e la vicenda è stata fatta scivolare nel dimenticatoio?
I cittadini hanno diritto di saperlo. Non è un tecnicismo: è trasparenza, è rispetto verso chi paga le tasse e si aspetta almeno un'aiuola fiorita.
Un tempo, quando un amministratore veniva interpellato, rispondeva. Oggi gli assessori compaiono nelle foto delle inaugurazioni, nei comunicati, nei post celebrativi, ma quando si chiede perché le aiuole sono vuote, che fine ha fatto la causa, perché ogni anno ricominciamo da zero, cala il silenzio.
Aosta non può permettersi di accogliere i turisti con aiuole secche e alberelli agonizzanti. Non può permettersi un verde pubblico da fine stagione già a maggio. Non può permettersi un assessore che pedala, ma non guarda.
Assessore Cometto, la città aspetta una risposta. Le aiuole aspettano l'acqua. E i turisti aspettano una città all'altezza del suo nome.












