C’è un ordine simbolico nei primi atti di un’amministrazione. E quando il primo segnale che arriva è l’aumento dello stipendio del sindaco, seguito a ruota dalla decisione di esternalizzare il servizio di ufficio stampa del Comune di Aosta, il messaggio è chiarissimo: il potere si tutela, il lavoro si svaluta. E se possibile, si aggirano anche le regole dell’autonomia.
La delibera approvata dalla Giunta comunale per affidare all’esterno comunicazione e informazione del Comune capoluogo non è un dettaglio tecnico, come si vorrebbe far credere. È una scelta politica precisa, che ignora deliberatamente il quadro normativo regionale e mortifica il lavoro giornalistico pubblico. Non a caso l’Associazione Stampa Valdostana, sindacato unitario dei giornalisti valdostani, ha espresso sconcerto e forte preoccupazione.
«Per l’ennesima volta, dopo un confronto durato anni e un risultato portato a casa con grande impegno e fatica, il lavoro giornalistico è svilito e sottovalutato», ha dichiarato Alessandro Mano, presidente dell’Asva-FNSI. Parole pesanti, che fotografano una situazione che va ben oltre il singolo bando non ancora pubblicato su Place VdA.
In Consiglio comunale, rispondendo a un’interpellanza, il sindaco Raffaele Rocco ha rivendicato la scelta di applicare la legge statale 150 del 2000 invece della normativa regionale, parlando di presunte “difficoltà interpretative” e, soprattutto, di “risparmio”. Ed è qui che il quadro diventa politicamente inaccettabile. Perché quando un sindaco invoca il risparmio sulla pelle dei lavoratori, dopo essersi garantito un aumento retributivo, il problema non è solo di stile: è di coerenza istituzionale.
«Sulla base della legge regionale 22 del 2010 e della legge 8 del 2021, il reclutamento del personale giornalistico deve avvenire tramite mobilità interna o concorso», ricorda Mano, sottolineando come il concorso sia «la strada da sempre auspicata dal sindacato, perché trasparente e aperta a tutta la categoria». Una posizione chiara, ribadita più volte anche nei confronti informali con l’amministrazione, accompagnata dalla piena disponibilità dell’Asva ad avviare la contrattazione di secondo livello per applicare il nuovo contratto regionale anche al Comune di Aosta.
Ma tutto questo sembra non interessare. Perché l’outsourcing è più comodo, più rapido, e soprattutto evita di affrontare il nodo vero: riconoscere il valore del lavoro giornalistico pubblico come funzione democratica e non come servizio accessorio da appaltare al ribasso. «Ancora una volta si è svilito il lavoro giornalistico», insiste il presidente dell’Asva, ricordando che gli obiettivi della normativa regionale e del nuovo contratto sono quelli di valorizzare le professionalità e garantire stabilità in un settore già in profonda crisi.
La scelta del Comune di Aosta rischia inoltre di fare scuola, aprendo una falla pericolosa in tutto il comparto unico valdostano. «La preoccupante impasse sull’operatività dell’ufficio stampa dimostra come il tema sia stato sottovalutato a tutti i livelli», avverte Mano, rilanciando con forza la richiesta di avviare urgentemente un concorso pubblico per addetto stampa, posizione D, che consenta di creare una graduatoria a cui possano attingere Regione, Comune ed enti locali.
Qui il punto non è solo difendere una categoria. Il punto è difendere l’autonomia valdostana, che non è fatta solo di bandiere e proclami, ma di leggi regionali da applicare e di scelte coerenti. Applicare la normativa statale quando conviene e ignorare quella regionale quando disturba è un contributo diretto allo svuotamento dell’autonomia speciale.
Aosta, città capoluogo di una Regione autonoma, meriterebbe un sindaco che difende le competenze regionali, non che le considera un fastidio burocratico. Aumentarsi lo stipendio e risparmiare sul lavoro qualificato, stabile e pubblico non è solo una cattiva scelta amministrativa: è un atto politico che parla chiaro. E purtroppo, parla contro la Valle d’Aosta.












