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Aosta Capitale | 26 febbraio 2026, 20:52

Non solo mimose: Aosta sceglie il consenso come frontiera politica della parità

l Consiglio comunale di Aosta approva all’unanimità l’ordine del giorno per l’8 marzo, mettendo al centro parità di genere, cultura del consenso e gender mainstreaming. Un atto politico che trasforma la Giornata internazionale della donna in impegno strutturale e permanente per la città

Non solo mimose: Aosta sceglie il consenso come frontiera politica della parità

Non è stato un voto di circostanza. Non è stata la liturgia dell’8 marzo, con le parole giuste al momento giusto. Il Consiglio comunale di Aosta ha approvato all’unanimità un ordine del giorno che prova a spostare l’asse del dibattito pubblico: dalla celebrazione simbolica alla responsabilità politica quotidiana.

Nel documento si riafferma “con forza l’impegno della città per la parità di genere, la dignità delle donne e la promozione della cultura del consenso libero, attuale ed esplicito”. Tre parole che non sono slogan, ma architravi di una visione amministrativa. Perché quando un Consiglio comunale parla di consenso “libero, attuale ed esplicito”, non sta facendo teoria: sta entrando nel cuore di una questione culturale e giuridica che attraversa l’Italia intera.

Il testo approvato chiarisce che l’8 marzo “non rappresenta soltanto un momento simbolico, ma un’occasione per rinnovare l’azione concreta delle istituzioni nel contrasto a ogni forma di discriminazione e violenza”. È qui il punto politico. La parità non può essere confinata a una data sul calendario; deve diventare criterio permanente di governo.

C’è poi un passaggio che affonda le radici nella storia valdostana. Il Consiglio ricorda “il ruolo fondamentale svolto storicamente dalle donne nella realtà alpina valdostana: protagoniste della vita civile, agricola e comunitaria, spesso in contesti di assenza forzata delle figure maschili, garantendo la tenuta sociale ed economica del territorio”. Non è retorica identitaria: è la fotografia di una comunità di montagna che ha conosciuto emigrazione, fatica, solitudine. E in quelle stagioni le donne hanno retto la trama sociale, hanno custodito la lingua, la terra, le famiglie. Parlare oggi di parità, in Valle d’Aosta, significa anche riconoscere questa eredità.

L’ordine del giorno richiama esplicitamente la Convenzione di Istanbul, ratificata dall’Italia con la Legge n. 77/2013, ribadendo che “ogni atto sessuale privo di consenso costituisce violenza” e che il consenso deve essere “manifestazione libera e volontaria della persona”. Non è un dettaglio tecnico. È una presa di posizione chiara in un contesto nazionale in cui troppo spesso il dibattito si arena su ambiguità, interpretazioni, colpevolizzazioni implicite. Il Consiglio sottolinea la necessità di porre il consenso “al centro della norma, affinché non vi siano ambiguità interpretative e venga evitata ogni forma di vittimizzazione secondaria”. Parole pesanti, che chiamano in causa cultura, giustizia, formazione.

L’atto non parte da zero. Nel testo si evidenzia il percorso già avviato dal Comune attraverso strumenti concreti: la Consulta Comunale per le Pari Opportunità e la Non Discriminazione, il Documento Unico di Programmazione 2026-2028 e il Piano Triennale delle Azioni Positive contenuto nel PIAO 2026-2028. Non solo dichiarazioni, dunque, ma pianificazione amministrativa.

Il passaggio più politico, però, è quello che impegna Sindaco e Giunta ad adottare un approccio orientato al gender mainstreaming: ogni scelta, “dalla viabilità alla sicurezza, dall’urbanistica ai servizi”, dovrà essere valutata anche in relazione al suo impatto sulla vita delle donne. È un cambio di paradigma. Significa chiedersi, per esempio, se una città è illuminata in modo adeguato, se i trasporti sono pensati anche per chi si muove con bambini, se gli spazi pubblici sono realmente inclusivi. La parità smette di essere un capitolo separato e diventa lente attraverso cui leggere l’intera azione amministrativa.

Infine, l’impegno a promuovere percorsi di informazione e sensibilizzazione sulla cultura del consenso viene indicato come fondamento di “relazioni libere e rispettose”, per rafforzare “una comunità sempre più fondata sulla dignità, sull’uguaglianza e sul rispetto reciproco”. È una sfida che va oltre il palazzo comunale. Chiama in causa scuole, associazioni, famiglie, media.

L’unanimità del voto non è un dettaglio. In tempi di polarizzazioni e contrapposizioni ideologiche, vedere un Consiglio comunale convergere su un tema come questo significa riconoscere che la parità di genere non è bandiera di parte, ma infrastruttura democratica.

Aosta, almeno in questa occasione, ha scelto di dire che l’8 marzo non è una parentesi. È una linea politica. E che il consenso non è un concetto astratto, ma la misura concreta del rispetto in una società che vuole dirsi davvero civile.

pi.mi.

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