Aosta ama il cinema. Ma non ama sentirsi occupata. L’arrivo della settima stagione di Rocco Schiavone, con Marco Giallini nei panni del vicequestore più scorbutico della Rai, sta trasformando un pezzo di centro cittadino in un set blindato. E fin qui, nulla di nuovo: la fiction ispirata ai romanzi di Antonio Manzini è ormai di casa in Valle.
Le riprese – ufficialmente confermate tra febbraio e maggio – interesseranno ancora una volta Aosta e dintorni. Quattro nuovi episodi tratti dal libro “ELP”, con messa in onda prevista entro l’anno. La location principale resta la Valle d’Aosta e la Regione ha messo a disposizione della produzione alcuni propri locali, un tempo sede degli uffici IVA.
Fin qui la vetrina, le luci, il ritorno d’immagine. Poi c’è la città reale.
Per consentire le riprese è stato istituito fino al 10 maggio il divieto di parcheggio su entrambi i lati di via Trottechien e via Stevenin: ottantacinque giorni consecutivi di stop. Non qualche ora, non una settimana. Tre mesi pieni.
I commercianti parlano senza mezzi termini di “sequestro” dei parcheggi. E i residenti non sono da meno.
Nella zona operano ristoranti, una pasticceria, un market, attività finanziarie e piccoli esercizi di vicinato che vivono di passaggio quotidiano. C’è anche una casa famiglia per persone con disabilità, con evidenti esigenze di accessibilità. Per tutti loro il parcheggio non è un optional: è una condizione minima di funzionalità.
La protesta è già partita: raccolta firme per chiedere una revisione del provvedimento e malumori che crescono di giorno in giorno. Il quartiere, va ricordato, è già spesso sotto pressione tra corse podistiche, mercatini, fiere e chiusure viarie per manifestazioni varie. Eventi legittimi, certo. Ma sommati trasformano la zona in un laboratorio permanente di resilienza forzata.
“Siamo d’accordo per far vivere la città – commenta un commerciante – ma che a Schiavone sia riservato questo privilegio è eccessivo. Questa volta hanno esagerato”.
Il punto non è la fiction. Nessuno mette in discussione l’importanza mediatica della serie. Il problema è l’equilibrio.
Possibile che in una città delle dimensioni di Aosta non si riesca a studiare una soluzione meno impattante? Una modulazione dei divieti? Un piano parcheggi alternativo? Siamo alla terza volta che la situazione si ripete con modalità analoghe.
Il rischio è che il centro diventi un set permanente e i residenti semplici comparse, senza nemmeno il rimborso spese.
E qui l’ironia diventa inevitabile: tra il Commissario Rocco che arriva con le telecamere e il nuovo sindaco che di cognome fa Rocco, in città qualcuno inizia a chiedersi se il problema sia la fiction o un eccesso di immedesimazione amministrativa. Perché va bene la promozione, ma governare non è scrivere una sceneggiatura: servono equilibrio e ascolto.
Promuovere il territorio significa anche tutelare chi quel territorio lo vive ogni giorno. Altrimenti il messaggio che passa è semplice: per tre mesi conta più un ciak che un cittadino.
Il Commissario Schiavone, nei romanzi, non ama molto le decisioni imposte dall’alto. Chissà se, passando in via Trottechien e Stevenin, non avrebbe qualcosa da dire anche lui.













