C’è qualcosa di profondamente stonato in una democrazia che chiede partecipazione ma non rimuove gli ostacoli per renderla possibile.
Ogni anno migliaia di studenti italiani si trasferiscono in altre città per studiare. Cambiano casa, affittano stanze, investono tempo e risorse nella loro formazione. Sono una parte viva, dinamica e consapevole del Paese. Eppure, quando arriva un appuntamento cruciale come il referendum costituzionale, molti di loro si trovano davanti a un ostacolo concreto: tornare nel Comune di residenza per votare.
Non è solo una questione organizzativa. È una questione di diritti.
Il diritto di voto non è una concessione. È un principio fondante della Repubblica. Se per esercitarlo servono centinaia di chilometri, giorni di viaggio e costi che non tutti possono sostenere, allora quel diritto diventa, nei fatti, diseguale. E una democrazia in cui il voto dipende dal portafoglio o dalla distanza geografica è una democrazia che scricchiola.
I referendum, in particolare, sono momenti cardine del sistema costituzionale. Sono lo strumento con cui i cittadini intervengono direttamente sulle scelte fondamentali. Escludere – anche indirettamente – una fascia così ampia di giovani significa alterare la rappresentatività del risultato.
In molti Paesi europei esistono soluzioni alternative: voto per corrispondenza, voto elettronico, seggi temporanei nelle università o possibilità di voto nel luogo di domicilio. Strumenti che non scardinano il sistema, ma lo rendono più inclusivo. Più moderno. Più giusto.
È su questo terreno che si muove la petizione promossa da Emanuela Signorelli, che chiede al Governo di intervenire immediatamente per consentire agli studenti fuori sede di votare al referendum costituzionale senza ostacoli logistici o finanziari.
La richiesta è chiara: esplorare e implementare soluzioni concrete che permettano a tutti gli studenti fuori sede di esercitare il proprio diritto di voto. Non domani. Ora.
Perché non si può chiedere ai giovani di partecipare alla vita pubblica, di informarsi, di essere cittadini attivi, e poi lasciarli soli di fronte a un treno da pagare o a un esame da saltare.
Se la volontà popolare deve essere autentica, deve essere anche accessibile.
La petizione è disponibile su Change.org al seguente link:
👉 https://www.change.org/
La firma è un gesto semplice, ma il messaggio è potente: in una Repubblica fondata sulla partecipazione, nessuno deve essere lasciato fuori dall’urna.













