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CRONACA | 11 febbraio 2026, 21:01

Metal detector a scuola, tra allarmi e realtà valdostana

Fratelli d’Italia evoca tornelli e controlli agli ingressi degli istituti, ma dalla Giunta arriva una risposta che ridimensiona i toni e riporta il tema su monitoraggio, prevenzione e conoscenza diretta delle scuole

Metal detector a scuola, tra allarmi e realtà valdostana

C’è chi vede nelle scuole valdostane il prossimo set di una serie crime e chi, più prosaicamente, continua a considerarle luoghi educativi da presidiare con attenzione, sì, ma senza trasformarle in aeroporti. L’interpellanza presentata da Fratelli d’Italia nella seduta consiliare dell’11 febbraio 2026 sull’uso dei metal detector negli istituti scolastici si muove tutta lungo questa linea di confine, con un piede nella cronaca nazionale e l’altro in una Valle d’Aosta che, numeri alla mano, resta un caso a sé.

Il gruppo ha richiamato un presunto aumento delle segnalazioni di disagio nei poli scolastici di Verrès, Aosta e Morgex, citando anche episodi avvenuti a La Spezia e Varese, paventando il rischio dell’emulazione tra studenti. Da qui la domanda, formulata con piglio deciso: non sarebbe il caso di adottare, su indicazione del Ministro dell’istruzione e del merito, metal detector o strumenti analoghi per intercettare eventuali armi e individuare una scuola “pilota” in cui sperimentare queste misure?

Una proposta che, letta in controluce, sembra più pensata per i titoli che per le aule scolastiche. Anche perché la risposta dell’Assessore all’istruzione Erik Lavevaz ha riportato la discussione su un terreno decisamente meno cinematografico e più aderente alla realtà valdostana.

Premesso che il tema della sicurezza “non va sottovalutato”, Lavevaz ha ricordato come in Valle d’Aosta il controllo delle situazioni di disagio sia favorito dalla dimensione degli istituti, “scuole che, nella quasi totalità dei casi, sono al di sotto dei mille studenti”. Un dettaglio non secondario, perché consente una conoscenza diretta dei contesti e delle criticità, senza bisogno di scorciatoie tecnologiche.

Soprattutto, come emerso nella riunione del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica del 6 febbraio scorso, “allo stato attuale non si riscontrano criticità tali da richiedere l’utilizzo di strumenti di controllo agli ingressi degli edifici scolastici, come i metal detector”. Tradotto: niente emergenza, niente allarme rosso, niente necessità di trasformare l’ingresso delle scuole in un checkpoint.

Lavevaz ha poi richiamato la recente direttiva congiunta dei Ministri dell’interno e dell’istruzione, che prevede un monitoraggio puntuale delle singole situazioni problematiche: comportamenti violenti, episodi reiterati di bullismo, segnali di disagio. In questi casi, ha spiegato, “i dirigenti scolastici possono segnalare le criticità al Presidente della Regione, nell’ambito delle sue competenze prefettizie, tramite la Sovraintendente agli studi, per affrontarle in modo mirato all’interno del Cosp”.

Un approccio sartoriale, insomma, che punta a soluzioni “calibrate sulle diverse realtà”, valorizzando le buone pratiche locali e rafforzando la prevenzione attraverso il lavoro congiunto di scuole, forze dell’ordine e servizi competenti. Molto meno spettacolare di un metal detector, ma probabilmente più efficace.

Non a caso l’Assessore ha ricordato che proprio in questi giorni, all’Isiltep di Verrès, sono in corso le “Settimane della legalità”, iniziativa pensata per costruire contesti educativi sicuri e relazioni positive, agendo sulle cause del disagio e non solo sui suoi possibili effetti.

Nella replica finale, Fratelli d’Italia ha riconosciuto il valore delle iniziative avviate, giudicate utili nel lungo periodo, ma ha ribadito la necessità di interventi immediati per fronteggiare le situazioni di pericolosità segnalate, assicurando che il gruppo continuerà a “tenere alta l’attenzione” sul tema.

Resta la sensazione che, ancora una volta, il dibattito oscilli tra la tentazione di importare modelli e paure da fuori Valle e la fatica – tutta valdostana – di spiegare che prevenzione, conoscenza dei territori e lavoro educativo quotidiano funzionano meglio dei metal detector. E fanno anche meno rumore.

je.fe.

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