Al primo posto non possono che esserci le truffe dei call center. Nonostante il filtro anti-spoofing entrato in vigore lo scorso novembre, i consumatori continuano a essere bersagliati dalle chiamate di call center molesti, se non addirittura illegali.
In alcuni casi si tratta di operatori di telemarketing molto aggressivi che propongono di cambiare operatore e che, approfittando della fretta e della distrazione, inducono ad accettare contratti non desiderati e per niente convenienti.
Poi ci sono i casi in cui l’operatore si spaccia per qualcun altro: il vostro attuale fornitore, un’associazione dei consumatori o addirittura un conoscente che chiama per conto di un parente in difficoltà. Diffidate e ricordate che oggi, con l’intelligenza artificiale, è possibile clonare la voce di chiunque, anche di vostro figlio.
Alcuni consigli per difendersi
Evitate di cambiare fornitore rispondendo a una proposta telefonica o porta a porta, anche se viene dipinta come la migliore del mondo.
Se vi chiamano per proporvi un contratto di luce o gas, riattaccate. Anche rispondere educatamente alle domande dell’operatore può essere rischioso: a volte basta un semplice “sì” per ritrovarsi con un contratto non richiesto.
Mai dare i vostri dati al telefono. Non fornite codice fiscale, dati bancari, né il POD (Point of Delivery) della luce o il PDR (Punto di Riconsegna) del gas, che trovate nella prima pagina della bolletta. Questi codici identificano univocamente il punto fisico di fornitura e non cambiano nemmeno se cambiate operatore.
Seconda truffa: le frodi con l’intelligenza artificiale
L’intelligenza artificiale viene utilizzata non solo per replicare voci, ma anche per creare persone virtuali. La nuova frontiera è la cosiddetta truffa “Truman Show”.
Tutto inizia con un messaggio WhatsApp o una pubblicità sui social da parte di una presunta istituzione finanziaria che promette rendimenti elevati. La vittima viene poi spostata in gruppi privati su WhatsApp o Telegram, apparentemente animati da una vera comunità: persone che chiedono consigli, condividono guadagni, rispondono alle domande. In realtà sono tutti chatbot gestiti dall’intelligenza artificiale.
Una volta conquistata la fiducia, viene proposto di scaricare un’app (disponibile su Google Play o App Store) per gestire gli investimenti. L’app mostra un portafoglio virtuale con guadagni simulati, ma quando la vittima versa denaro tramite bonifico — spesso su IBAN di persone inconsapevoli già hackerate — i soldi vengono immediatamente trasferiti attraverso più passaggi per renderli irrintracciabili. Anche i documenti d’identità forniti per l’iscrizione possono essere usati per futuri ricatti o nuove truffe.
Diffidate delle promesse di facili guadagni: qualsiasi pubblicità che promette rendimenti elevati con investimenti minimi è un campanello d’allarme.
Verificate sempre le autorizzazioni. Sul sito della Consob è possibile consultare gli elenchi dei soggetti autorizzati e le segnalazioni di chi opera abusivamente.
Mai inviare documenti o denaro senza verifiche: non inserite documenti d’identità né versate soldi su piattaforme non verificate.
Terza truffa: i QR code falsi
Sempre più spesso ci viene chiesto di consultare un menù, leggere approfondimenti o pagare il conto o il parcheggio tramite QR code. In alcuni casi può trattarsi di una vera e propria truffa, se il codice è stato sostituito e rimanda a una piattaforma controllata dai truffatori.
I malintenzionati applicano adesivi con QR code falsi sopra quelli originali — su parchimetri, locandine, menù dei ristoranti — per dirottare i pagamenti sui propri conti e rubare dati finanziari.
Controllate sempre il QR code prima di scansionarlo. Verificate che non ci siano adesivi sovrapposti o segni di manomissione.
Evitate di pagare tramite QR code in contesti pubblici: per i parchimetri preferite i metodi di pagamento tradizionali o le app ufficiali del Comune; nei ristoranti chiedete il conto direttamente al personale.
Dopo la scansione, verificate sempre l’URL prima di inserire dati personali o di pagamento e diffidate di indirizzi sospetti o con errori di ortografia.
Le “ping call”
C’è poi un’altra truffa che può rivelarsi molto costosa e che genera nei consumatori ansia e frustrazione: le cosiddette “ping call”.
Si tratta di chiamate che squillano una o due volte e si interrompono automaticamente. Il numero è solitamente estero o con prefissi insoliti. L’obiettivo è spingervi a richiamare per curiosità o pensando si tratti di una chiamata urgente.
Richiamando, ci si collega a numeri a tariffazione speciale, con costi elevati al minuto. Dall’altra parte rispondono messaggi preregistrati che vi tengono in linea il più a lungo possibile, oppure nessuno risponde ma il costo viene comunque addebitato.
Non richiamate mai numeri sconosciuti dopo uno squillo: se è importante, chi vi cerca richiamerà o lascerà un messaggio.
Bloccate i numeri sospetti utilizzando le funzioni del vostro smartphone.
Se siete caduti in una truffa, segnalate immediatamente l’accaduto alla Polizia Postale.













