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ISTRUZIONE E FORMAZIONE | 20 agosto 2026, 12:06

La scuola digitale rischia di dividere?

Registro elettronico, piattaforme didattiche, compiti online e comunicazioni digitali stanno trasformando la scuola italiana. Ma l’innovazione rischia di accentuare le diseguaglianze se strumenti, connessioni e competenze non sono accessibili a tutte le famiglie

La scuola digitale rischia di dividere?

Negli ultimi mesi, diversi movimenti e gruppi di cittadini sui social hanno riportato all’attenzione un tema che attraversa ormai tutte le scuole italiane: la crescente informatizzazione della vita scolastica. Registro elettronico, ClasseViva, Classroom, diari digitali, piattaforme per i compiti e per le comunicazioni: strumenti utili, certo, ma che stanno generando nuove domande e nuove preoccupazioni.

Il punto sollevato da molti genitori e insegnanti è semplice: la scuola digitale rischia di creare nuove diseguaglianze, soprattutto nelle fasce più fragili. Non tutte le famiglie hanno un computer, una connessione stabile o la possibilità economica di sostenere un figlio che deve essere sempre “online”. E non tutte le case hanno adulti in grado di affiancare i bambini nell’utilizzo di piattaforme sempre più complesse.

Il documento che alcuni gruppi hanno condiviso online lo dice chiaramente: «si erano resi conto che il dare dei compiti a casa creava immediatamente delle divergenze sociali». E questo vale anche per la digitalizzazione: quando l’accesso agli strumenti non è garantito, la tecnologia non unisce: divide.

Il dibattito italiano si intreccia con ciò che sta accadendo in altri Paesi. Il caso più citato è quello della Cina, che negli ultimi anni ha introdotto una delle riforme scolastiche più radicali al mondo, intervenendo pesantemente sul tema dei compiti a casa nella scuola primaria.

La motivazione è duplice.

Tutela del tempo dei bambini. Se un adulto lavora otto ore, non è sostenibile che un bambino, dopo sei o sette ore di scuola, debba continuare a “lavorare” la sera. Nel documento si legge: «non è giusto che un bambino… debba poi sobbarcarsi dei lavori a casa, magari dopo cena, quando ormai la stanchezza si fa sentire».

Riduzione delle diseguaglianze familiari. Non tutti i genitori hanno competenze, tempo o strumenti per seguire i figli. La scuola cinese ha riconosciuto che i compiti a casa potevano favorire chi aveva genitori più istruiti e penalizzare chi non poteva contare sullo stesso supporto.

La riforma ha quindi puntato a spostare una parte significativa del lavoro educativo nelle ore diurne e sotto la guida della scuola. Una scelta drastica, ma che parte da una considerazione precisa: il divario tra bambini non può dipendere dalla quantità di aiuto che ricevono a casa.

In Italia, la digitalizzazione è arrivata spesso prima di una riflessione approfondita sulle sue conseguenze sociali. Oggi molte scuole chiedono ai ragazzi di fare ricerche online, seguire video didattici, utilizzare piattaforme digitali per compiti e verifiche, comunicare attraverso app e registri elettronici.

Ma cosa succede alle famiglie che non arrivano a fine mese?

A chi deve scegliere tra pagare la connessione e comprare la merenda? A chi non ha un computer, oppure ha un solo smartphone condiviso tra genitori e figli?

La scuola pubblica, per definizione, deve essere un luogo di uguaglianza, non un acceleratore di disparità. E quando l’innovazione corre più veloce della realtà sociale, il rischio è che la scuola diventi un sistema che funziona meglio per chi può permetterselo.

Per evitare che la digitalizzazione diventi una nuova forma di selezione sociale, servono quindi scelte chiare.

Garantire strumenti a tutti. Ogni innovazione deve essere accompagnata da dispositivi, connessione e supporto tecnico per le famiglie che non possono permetterseli.

Limitare l’uso del digitale nella primaria. Come hanno scelto di fare, con modalità diverse, alcuni Paesi europei: meno schermi, più presenza, più educatori competenti.

Ridurre il lavoro domestico. Compiti e attività devono essere svolti il più possibile a scuola, dove tutti i bambini possono avere le stesse condizioni e lo stesso supporto.

La digitalizzazione può essere un’opportunità straordinaria, ma solo se non lascia indietro nessuno. Se invece crea nuove barriere, allora non è innovazione: è diseguaglianza.

La scuola italiana ha davanti a sé una sfida decisiva: modernizzarsi senza perdere la sua missione fondamentale, quella di garantire a ogni bambino — indipendentemente dal reddito, dalla famiglia o dal quartiere — le stesse possibilità di crescere, imparare e diventare cittadino.

Vittore Lume-Rezoli

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