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ECONOMIA | 03 luglio 2026, 20:33

Cogne Acciai, salta l'integrativo e scoppia il fronte sindacale: il Savt si unisce allo sciopero, ma affiorano anche le sue contraddizioni

La disdetta unilaterale del contratto integrativo aziendale da parte di Cogne Acciai Speciali porta alla proclamazione di 8 ore di sciopero martedì 7 luglio. A mobilitarsi sono FIOM-CGIL, FIM-CISL e UILM-UIL, alle quali si aggiunge il Savt Industrie, che però denuncia oggi problemi – clima di paura, lettere disciplinari, crisi del dialogo e RSU scaduta – che esistono da tempo. Una vertenza che va oltre il contratto e apre interrogativi sul futuro della principale industria valdostana e sul ruolo dei sindacati

Cogne Acciai, salta l'integrativo e scoppia il fronte sindacale: il Savt si unisce allo sciopero, ma affiorano anche le sue contraddizioni

La decisione della Cogne Acciai Speciali di disdire unilateralmente il contratto integrativo aziendale 2023-2026 rappresenta molto più di un passaggio tecnico nelle relazioni industriali. È il segnale di una frattura profonda tra azienda e rappresentanze dei lavoratori, tanto da spingere tutte le organizzazioni sindacali a convergere su una risposta comune: 8 ore di sciopero per l'intera giornata di martedì 7 luglio, con un presidio dalle ore 9 davanti alla direzione dello stabilimento di via Paravera, ad Aosta.

La mobilitazione è stata proclamata inizialmente da FIOM-CGIL, FIM-CISL e UILM-UIL, che parlano di una scelta «di estrema gravità», capace di mettere in discussione oltre trent'anni di relazioni sindacali e di conquiste contrattuali. L'accordo rimarrà formalmente valido fino al 30 settembre, ma, in assenza di un nuovo integrativo, decadranno una serie di diritti e tutele costruiti nel tempo.

Per i metalmeccanici confederali, la revoca dell'integrativo non è un episodio isolato. È piuttosto l'ultimo tassello di un deterioramento progressivo del clima aziendale, caratterizzato dall'aumento delle contestazioni disciplinari, da decisioni assunte unilateralmente dalla direzione e persino da licenziamenti che hanno alimentato un crescente malessere tra i dipendenti. Secondo FIOM, FIM e UILM, la crisi economica che investe la principale acciaieria valdostana non può trasformarsi in un conto da presentare ai lavoratori attraverso l'erosione delle tutele e il ridimensionamento della contrattazione.

Fin qui la cronaca della vertenza. Ma la notizia politica e sindacale è anche un'altra: il Savt Industrie, tradizionalmente organizzazione di riferimento all'interno della fabbrica e spesso accusata dagli avversari di privilegiare il dialogo rispetto allo scontro, ha deciso di aderire allo sciopero proclamato dagli altri sindacati. Una scelta che fotografa la gravità della situazione, ma che inevitabilmente porta con sé anche qualche domanda.

Il direttivo del Savt definisce infatti «preoccupante» la disdetta degli accordi aziendali e denuncia che, oltre all'integrativo, erano già stati cancellati in precedenza accordi riguardanti l'agibilità sindacale, la rappresentanza sindacale unitaria e i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza. Zeno Pucci, segretario del Savt Industrie, sostiene che «la disdetta unilaterale degli accordi aziendali è un atto preoccupante, che potrebbe aumentare le tensioni in una fase già difficile per lo stabilimento».

Parole condivisibili, ma che finiscono per evidenziare anche una contraddizione. Se, come afferma oggi il Savt, il rapporto di fiducia con l'azienda è ormai venuto meno, se da tempo si registrano «troppe lettere disciplinari», un licenziamento in tronco e un «grave clima di tensione e paura», viene spontaneo chiedersi perché questo allarme arrivi soltanto adesso con tale forza. Molti lavoratori, infatti, quelle tensioni le raccontano da mesi. E qualcuno potrebbe osservare che il termometro del malessere era già salito ben prima che l'azienda mettesse mano all'integrativo.

Non meno significativa è un'altra ammissione contenuta nella nota del Savt: la volontà di avviare entro la fine di luglio le procedure per rinnovare una RSU «già scaduta da tempo». Un passaggio che apre inevitabilmente un interrogativo sulla gestione della rappresentanza sindacale. Se la RSU era effettivamente scaduta da tempo, perché attendere proprio l'esplosione della crisi per accelerarne il rinnovo? È una domanda che probabilmente molti operai si stanno già ponendo nei reparti dello stabilimento.

Il Savt sottolinea inoltre che il contratto prevedeva l'apertura della trattativa per il rinnovo nel secondo semestre del 2026, mantenendo validi contenuti e valori fino alla conclusione del negoziato. Da qui la convinzione che l'azienda abbia rotto unilateralmente un equilibrio che aveva consentito alla Cogne di raggiungere livelli di eccellenza internazionale. E avverte che lo sciopero rappresenta soltanto «il primo passo» di una mobilitazione destinata a proseguire se non arriveranno segnali concreti.

La posta in gioco, tuttavia, supera largamente il destino dell'integrativo aziendale. La Cogne Acciai Speciali non è un'impresa qualsiasi: è il principale presidio industriale della Valle d'Aosta, uno dei simboli della manifattura regionale e uno dei maggiori datori di lavoro del territorio. Una crisi delle relazioni industriali in questa azienda produce inevitabilmente effetti economici, occupazionali e persino politici, perché chiama in causa il futuro del sistema produttivo valdostano.

In questo scenario, l'unità sindacale rappresenta certamente un segnale importante, ma arriva dopo mesi di tensioni che forse avrebbero meritato una reazione più tempestiva e compatta. Verrebbe quasi da dire che, quando la casa brucia, tutti scoprono improvvisamente dov'era l'estintore. Il rischio, però, è che nel frattempo il fumo abbia già riempito tutte le stanze.

Adesso la palla passa all'azienda, chiamata a chiarire le proprie strategie industriali, ma anche alle organizzazioni sindacali, che dovranno dimostrare di saper ricostruire credibilità e rappresentanza agli occhi dei lavoratori. Perché un contratto integrativo si può anche riscrivere; molto più difficile sarà ricostruire quella fiducia reciproca che tutti oggi dichiarano perduta e che, forse, qualcuno avrebbe dovuto accorgersi prima che si stava incrinando.

pi.mi

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