Con le bollette dell’energia che continuano a crescere e i prezzi ancora su livelli elevati, molte famiglie sono costrette a tagliare i consumi, soprattutto quelli non strettamente necessari.
Anche le famiglie a reddito medio, non solo quelle a basso reddito, scelgono quindi la prudenza negli acquisti: pochi extra e solo quelli rimandati apposta in vista degli sconti.
Questo comportamento, unito agli acquisti effettuati dai turisti presenti nel nostro Paese (che puntano soprattutto su marchi di eccellenza), mantiene piuttosto stabile il “termometro” dei saldi.
Secondo le prime stime dell’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori, l’indagine sull’andamento degli acquisti a saldo nelle città di Roma, Milano e Napoli evidenzia che il 36,6% delle famiglie (-3,2% rispetto allo scorso anno) è propenso ad acquistare in saldo, con una spesa media di 149,9 euro a famiglia (+1,3% rispetto al 2025).
A frenare le vendite contribuisce anche il fatto che i saldi non sono più attesi come un tempo: online e offline, le promozioni con formule più o meno fantasiose sono sempre più diffuse. Oltre il 15% di chi è propenso ad acquistare in saldo dichiara di aver già effettuato acquisti durante i pre-saldi o vendite private (non sempre legali, ma sempre più diffuse).
Tutto ciò conferma come il sistema dei saldi e delle promozioni dovrebbe essere ripensato, magari all’insegna di una liberalizzazione delle modalità e dei periodi promozionali.
Invitiamo coloro che si apprestano ad effettuare acquisti in questa stagione promozionale a monitorare i prezzi pre-saldo e durante tutto il periodo, per verificare la reale convenienza degli sconti, estendendo il confronto anche agli shop online.
Ricordiamo, inoltre, alcuni consigli utili per ridurre il rischio di essere truffati, raggirati o di incorrere in finte promozioni.
È in vigore da oltre un anno il decreto legislativo che impone maggiore trasparenza negli sconti di fine stagione. L’obiettivo è smascherare e sanzionare i commercianti che, poco prima dei saldi, aumentano i prezzi per poi ribassarli rapidamente, creando percentuali di sconto falsate.
L’articolo 17-bis del Codice del Consumo prevede l’obbligo per i negozianti di indicare chiaramente, oltre alla percentuale di sconto e al prezzo finale, anche il prezzo più basso applicato nei 30 giorni antecedenti l’avvio dei saldi.
Le sanzioni per chi non rispetta la norma vanno da 516,00 a 3.098,00 euro.
Il cartellino deve indicare prezzo pieno, prezzo scontato, percentuale di sconto e prezzo più basso dei 30 giorni precedenti.
Per evitare confusione, i prodotti in saldo devono essere separati dagli altri articoli.
Se alla cassa il prezzo risulta diverso da quello esposto, il consumatore ha diritto all’applicazione del prezzo più favorevole, salvo errore evidente. In caso di problemi, è possibile rivolgersi alla Polizia Municipale o alla Guardia di Finanza.
I negozi sono inoltre obbligati ad accettare pagamenti con POS (carta o bancomat). Il rifiuto o le limitazioni oltre soglia possono essere segnalati alla Guardia di Finanza.
È consigliabile diffidare di sconti superiori al 60% e di offerte poco trasparenti, che possono nascondere truffe o prodotti contraffatti.
Spesso tra i prodotti in saldo vengono inserite rimanenze di magazzino: in questi casi lo sconto può risultare meno conveniente di quanto sembri.
I negozi non sono obbligati a consentire la prova dei capi prima dell’acquisto, né il cambio in assenza di difetti è un diritto automatico, ma una scelta del commerciante.
È consigliabile diffidare dei negozi che non permettono la prova dei capi. Inoltre è opportuno verificare la possibilità di reso prima dell’acquisto.
Meglio evitare prodotti senza etichetta completa, soprattutto per quanto riguarda composizione e manutenzione.
Il venditore non è obbligato a sostituire un prodotto integro, ma deve farlo in caso di difetto.
La garanzia è di due anni per i prodotti nuovi e di un anno per quelli usati, anche in saldo.
È importante conservare lo scontrino (anche tramite copia o estratto conto).
Il consumatore può chiedere sostituzione, riparazione, riduzione del prezzo o risoluzione del contratto.
Le riparazioni devono avvenire in tempi congrui e senza disagi eccessivi.
- Entro 1 anno dalla consegna: il venditore deve dimostrare la conformità del bene
- Dopo 1 anno: il consumatore deve dimostrare il difetto originario
In caso di rifiuto del venditore, il consumatore può rivolgersi a uno sportello Federconsumatori o al Giudice di pace.
Le garanzie commerciali del produttore non sostituiscono la garanzia legale, ma si aggiungono ad essa.
Negli acquisti online è fondamentale verificare descrizioni e immagini del prodotto.
Il Codice del Consumo prevede il diritto di recesso entro 14 giorni dalla consegna, con rimborso totale.
È importante verificare affidabilità del venditore, soprattutto sulle piattaforme intermediarie.
Per la sicurezza dei pagamenti: usare connessioni HTTPS e verificare il lucchetto nella barra del browser.
Tutti i siti devono indicare informativa privacy e trattamento dati personali.













