Perché in Valle d’Aosta, alla fine, una soluzione l’abbiamo trovata: quando la realtà diventa troppo scomoda, ci facciamo una “canna”.
Le liste d’attesa sono infinite. I medici latitano come turisti fuori stagione. Il nuovo ospedale — quello che dovrebbe risolvere tutto — si annuncia già come la più maestosa cattedrale nel deserto della nostra storia recente.
Pensateci: costruire un ospedale nuovo di zecca in una regione che non riesce a trovare abbastanza medici e infermieri per riempire quello che ha già. Anzi, fatica persino a tenersi quelli che ha, visto che molti scappano oltre confine. È un po’ come comprare una Ferrari senza avere la patente: bellissima, ma ferma in garage.
Ma non preoccupatevi. C’è la canna.
L’aeroporto? Qualche milione buttato via — tre, quattro, dipende da chi conta e da che umore ha — per uno scalo che vola quanto un tacchino a Natale. Una struttura che esiste principalmente per giustificare la propria esistenza, in un circolo virtuoso di inutilità.
I valdostani continuano ad andare a Ginevra o a Torino, esattamente come prima. Ma almeno abbiamo l’aeroporto. Ce l’abbiamo, anche se non ci vola nessuno.
E però, non disperate. C’è sempre la canna di cui parlare.
La ferrovia, il lavoro, i negozi che chiudono, le famiglie che non arrivano a fine mese, i giovani che se ne vanno. Qui la politica locale dà il meglio di sé: il silenzio. Non quello imbarazzato di chi non sa cosa dire, ma quello strategico, zen, di chi ha deciso che il problema migliore è quello di cui non si parla.
E così, mentre le famiglie stringono la cinghia e il lavoro manca, il dibattito pubblico ha trovato il suo centro di gravità permanente. Indovinate dove: nella canna. Perché, come dice qualcuno, il bis non fa mai male.
C’è chi dice che in fondo a ogni tunnel si vede la luce. Una frase consolatoria, perfetta per i politici quando devono riempire un discorso senza dire nulla: la luce, la speranza, il futuro, la rinascita.
Peccato che questa seconda canna sotto il Monte Bianco la luce ce la prometta da anni. Un collegamento più rapido con la Francia, nuova economia, nuovo tutto. Come se dall’altra parte ci aspettasse El Dorado invece di Chamonix. Che è graziosa, certo, ma esiste già da un pezzo. E, piccolo dettaglio, loro questa benedetta seconda canna non la vogliono.
La verità è più semplice: in fondo a questo tunnel non vedo la luce. Vedo un’altra voce di spesa. Un altro cantiere infinito. Un altro progetto che nascerà tra polemiche, crescerà tra ritardi e sopravvivrà tra revisioni di bilancio.
Vedo, insomma, il futuro della politica valdostana scritto in corsivo su un foglio già pieno di fallimenti.
Bisogna riconoscerlo: c’è una certa eleganza nell’operazione. Mentre si parla di tunnel, fori nella roccia, corsie e pedaggi, nessuno parla di liste d’attesa, medici che mancano, aerei che non partono, treni in ritardo, stipendi che non bastano.
La canna è la più sofisticata arma di distrazione di massa prodotta dalla politica valdostana in questo inizio estate. Non serve nemmeno troppa fantasia: basta prendere un progetto vecchio, spolverarlo, dargli un numero nuovo e rimetterlo in circolo.
La Valle d’Aosta è una regione meravigliosa, con una storia, una cultura e un paesaggio che molti ci invidiano. Merita una politica all’altezza. Merita risposte vere su sanità, lavoro, infrastrutture, giovani che se ne vanno e famiglie che faticano.
Merita, insomma, qualcosa di meglio dell’ennesima canna.













