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CRONACA | 02 giugno 2026, 21:26

Tra pietre e fulmini: doppio intervento in alta quota per il Soccorso Alpino valdostano

Due operazioni di soccorso quasi in contemporanea tra Ozein e il massiccio del Monte Bianco mettono alla prova il Soccorso Alpino valdostano: un escursionista ferito recuperato tra le montagne del Mont de la Pierre, mentre sul Dente del Gigante due alpinisti restano bloccati dopo essere stati colpiti da un fulmine. Meteo incerto, decisioni rapide e una macchina dei soccorsi che non si ferma mai

ph. repertorio

ph. repertorio

C’è un momento, tra le pieghe delle montagne valdostane, in cui il tempo sembra trattenere il fiato. Oggi quel momento si è moltiplicato. Due interventi, due scenari diversi, la stessa regia silenziosa: quella del Soccorso Alpino valdostano, chiamato a muoversi tra nuvole instabili, pietra viva e rischi improvvisi.

Sul Mont de la Pierre, sopra Ozein, un escursionista ha riportato un trauma a un arto inferiore. Le condizioni meteo, in un primo istante, non lasciano margini: vento, nuvole basse, visibilità incerta. Si decide per la via più prudente e più dura allo stesso tempo — quella terrestre. In azione la squadra SAV e i Vigili del Fuoco, che risalgono il versante con passo calibrato, quasi chirurgico.

Poi, come spesso accade in montagna, il cielo cambia idea. Una schiarita apre uno spiraglio inatteso. Pochi minuti che valgono una decisione operativa: si può tentare l’elicottero. La macchina si alza, rompe il silenzio della valle e raggiunge il ferito. Il recupero si conclude con il trasferimento in Pronto Soccorso. Una storia che si chiude con la luce, ma che fino all’ultimo ha camminato sul filo dell’incertezza.

Ma mentre una vita torna verso valle, un’altra emergenza si accende più in alto, molto più in alto.

Sul Dente del Gigante, scenario già di per sé severo, due alpinisti polacchi vengono colpiti da un fulmine durante la progressione. Uno dei due riporta un trauma alla spalla. Sono coscienti, riferiscono di essere in condizioni discrete, ma impossibilitati a proseguire. E qui la montagna torna a dettare le sue regole più dure: il meteo non consente il volo, l’elicottero resta a terra.

La risposta è affidata ancora una volta all’uomo, alla tecnica, alla resistenza. Una squadra composta da soccorritori SAV e SAGF risale tramite la funivia Skyway, raggiunge il Rifugio Torino e si prepara all’avvicinamento. Ma la linea tra possibilità e rischio è sottile: al momento, l’accesso ai due alpinisti non può essere garantito in sicurezza. Si resta fermi, in attesa di una finestra, di un varco nel cielo.

Due interventi paralleli, due storie sospese. Una già conclusa, l’altra ancora appesa tra roccia e nuvole. In mezzo, la stessa costante: la professionalità di squadre che non improvvisano mai, che leggono il territorio come un linguaggio complesso e che, anche quando devono fermarsi, lo fanno perché la montagna — prima di tutto — non perdona l’azzardo.

E sopra tutto, quel silenzio raro che precede ogni decisione vera.

je.fe.

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