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ECONOMIA | 27 maggio 2026, 09:34

Acciaio in cassa integrazione, la politica dorme: 101 famiglie appese al silenzio delle istituzioni

“La Cogne Acciai Speciali ricorre alla CIGS per 101 lavoratori dei reparti strategici. Le forze della sinistra valdostana denunciano l’assenza di una vera politica industriale regionale e nazionale: ‘Non si può lasciare sola una realtà strategica per l’economia valdostana e italiana’.”

Acciaio in cassa integrazione, la politica dorme: 101 famiglie appese al silenzio delle istituzioni

Cento­uno lavoratrici e lavoratori in cassa integrazione straordinaria non sono soltanto un dato aziendale. Sono cento­uno storie, stipendi che si alleggeriscono, famiglie che iniziano a guardare il calendario con preoccupazione e un intero territorio che torna a fare i conti con una domanda che in Valle d’Aosta ciclicamente riaffiora: esiste ancora una politica industriale oppure si vive alla giornata aspettando che il mercato decida il destino delle comunità?

La decisione della Cogne Acciai Speciali di ricorrere alla CIGS per 101 dipendenti dei reparti considerati strategici dello stabilimento di Aosta ha inevitabilmente scosso il dibattito politico valdostano. Non solo perché la siderurgia rappresenta ancora oggi uno dei pilastri economici della regione, ma perché la storia industriale della Valle d’Aosta coincide, in larga parte, proprio con la storia della Cogne.

A lanciare l’allarme, attraverso una nota congiunta dai toni duri, sono stati i promotori dell’iniziativa politica: Uniti a Sinistra, Area Democratica Gauche Autonomiste, Movimento 5 Stelle, Partito della Rifondazione Comunista e Risorgimento Socialista.

Le cinque forze parlano apertamente di “segnale allarmante” e accusano sia il Governo nazionale sia la Giunta regionale di immobilismo. Una critica che, al netto della dialettica politica, tocca un nervo scoperto della Valle d’Aosta: l’impressione diffusa che negli ultimi anni si sia preferito rincorrere le emergenze invece di costruire una visione industriale di lungo periodo.

Nella nota, i promotori ricordano come la siderurgia speciale non sia un settore qualsiasi, ma “un presidio produttivo strategico” fatto di competenze, innovazione e occupazione qualificata. Parole che assumono un peso particolare in una regione piccola come la Valle d’Aosta, dove ogni crisi industriale produce effetti moltiplicatori sull’intero tessuto sociale: meno redditi, meno consumi, meno prospettive per i giovani, meno attrattività per il territorio.

Ed è proprio questo il punto politico centrale. Per anni si è raccontato che il turismo sarebbe bastato a sostenere il futuro economico valdostano. Ma una regione che rinuncia alla manifattura e all’industria perde inevitabilmente autonomia economica, capacità produttiva e forza contrattuale. Senza industria, anche l’autonomia speciale rischia lentamente di trasformarsi in una scatola amministrativa vuota, dipendente dalle oscillazioni esterne e incapace di determinare il proprio sviluppo.

La preoccupazione cresce soprattutto perché il ricorso alla cassa integrazione non interessa comparti marginali, ma reparti definiti strategici. È questo dettaglio a rendere la vicenda particolarmente delicata. Perché quando si interviene sul cuore produttivo di uno stabilimento, il tema non riguarda più soltanto una difficoltà temporanea di mercato, ma apre interrogativi sul futuro industriale stesso del sito.

I promotori della nota chiedono quindi “scelte immediate”: investimenti, tutela dell’occupazione, confronto permanente con azienda e sindacati e soprattutto una strategia industriale vera. Una richiesta che chiama direttamente in causa la politica valdostana, spesso molto presente nei convegni e nei tavoli istituzionali, ma assai meno incisiva quando si tratta di programmare il futuro economico della regione.

Nel frattempo, ad Aosta torna a serpeggiare una sensazione che la Valle d’Aosta conosce bene: quella di una comunità che teme di perdere progressivamente i propri pezzi produttivi senza che nessuno riesca davvero a indicare una direzione chiara. E quando l’acciaio rallenta, non si fermano soltanto i forni. Si incrina anche la fiducia di un territorio intero.

pi.mi.

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