/ ECONOMIA

ECONOMIA | 26 maggio 2026, 13:14

Salario minimo negli appalti comunali: Fratelli d’Italia e Lega chiedono di riscrivere la delibera del Comune di Aosta

Dopo la sentenza della Corte costituzionale, i gruppi di opposizione attaccano la maggioranza: “Basta slogan e spot elettorali, serve un salario giusto fondato sui contratti collettivi”. Depositata una mozione per aggiornare la delibera approvata a gennaio dal Consiglio comunale

Manuel Cipollone (FdI)

Manuel Cipollone (FdI)

La battaglia politica sul cosiddetto “salario minimo comunale” torna ad agitare il Consiglio comunale di Aosta. A riaccendere il confronto sono i gruppi consiliari di Fratelli d’Italia Valle d’Aosta e Lega Vallée d’Aoste, che hanno depositato una nuova mozione per chiedere l’aggiornamento della deliberazione n. 16/2026 approvata lo scorso gennaio dalla maggioranza cittadina.

Secondo le opposizioni, la recente sentenza n. 60/2026 della Corte costituzionale e il nuovo decreto-legge nazionale sul cosiddetto “salario giusto” avrebbero infatti cambiato radicalmente il quadro normativo, rendendo necessario correggere alcuni passaggi della delibera comunale.

Nel mirino finiscono soprattutto i riferimenti alla soglia dei nove euro lordi orari, inseriti come criterio premiale negli appalti pubblici comunali. Un’impostazione che, secondo Fratelli d’Italia e Lega, sarebbe ora giuridicamente fragile e potenzialmente esposta a contenziosi.

“La nostra iniziativa – dichiara il capogruppo di Fratelli d’Italia Vd’A, Giuseppe Manuel Cipollone – non rappresenta un arretramento sul tema della tutela dei lavoratori, ma una necessità di chiarezza normativa e serietà amministrativa”.

Cipollone rivendica quanto sostenuto in aula già durante il dibattito di gennaio. “Avevamo sottolineato come un salario minimo rigido ad appena 9 euro, in diversi casi, non sarebbe stato nemmeno applicato in quanto peggiorativo delle remunerazioni reali. Non solo: avevamo evidenziato profili giuridici che oggi, dopo la pronuncia della Corte costituzionale, sono stati dichiarati fondati”.

Secondo il consigliere meloniano, il problema non sarebbe tanto il principio della tutela salariale, quanto la formulazione politica e comunicativa adottata dalla Giunta comunale. “Alcuni passaggi della delibera approvata rischiano ora di prestarsi a interpretazioni equivoche o di esporre l’ente a possibili contenziosi. Per questo riteniamo corretto aggiornare il testo, mantenendo fermo il principio della qualità del lavoro e della tutela salariale attraverso i contratti collettivi maggiormente rappresentativi e l’inserimento rafforzato del principio del salario giusto”.

Ma è soprattutto sul piano politico che l’affondo si fa duro. Cipollone parla apertamente di “operazione di marketing” da parte della maggioranza cittadina. “Leggendo il testo poi emendato dalla Giunta – sostiene – si comprende tutta la pretestuosità dell’operazione compiuta pochi mesi fa. L’architettura della delibera introduceva già sostanzialmente il principio del salario giusto, ma lasciando alcuni riferimenti estemporanei e surrettizi al salario minimo fu enfatizzato nei comunicati stampa come l’inserimento di quest’ultimo”.

Da qui l’accusa più pesante: “Uno spot elettorale vuoto, che ora rischia però di fornire un appiglio a chi vuole contestare l’aggiudicazione delle gare. È quindi necessario armonizzare subito la delibera al nuovo quadro normativo e giurisprudenziale, privilegiando dispositivi di tutela del lavoro realmente applicabili”.

Sulla stessa linea anche il capogruppo della Lega Vallée d’Aoste, Sylvie Spirli, che rivendica le perplessità espresse dalla Lega già durante il dibattito consiliare.

“Come Lega avevamo già evidenziato in aula, durante il dibattito sulla delibera consiliare n. 16/2026, i rischi giuridici legati all’introduzione di soglie retributive rigide al di fuori del sistema della contrattazione collettiva. La sentenza n. 60/2026 della Corte costituzionale ci dà ragione”.

Per Spirli, il nodo centrale resta il rapporto tra tutela salariale e contrattazione collettiva nazionale. “Non si può costruire una politica del lavoro seria su slogan da campagna elettorale. Il vero strumento di tutela dei lavoratori è il contratto collettivo nazionale stipulato dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative, non una cifra tonda scritta su un comunicato stampa per fare notizia”.

La consigliera leghista insiste anche sul metodo adottato dall’opposizione. “Questa mozione dimostra che l’opposizione non si è limitata a criticare, ma ha seguito con attenzione l’evoluzione del quadro normativo e giurisprudenziale, ed è pronta a proporre soluzioni concrete”.

E ancora: “Chiediamo alla Giunta di abbandonare la logica dello spot e di lavorare con noi a un testo aggiornato, che metta davvero al centro la qualità del lavoro e la tutela salariale reale, attraverso strumenti giuridicamente solidi e coerenti con il decreto-legge 62/2026 sul salario giusto”.

La mozione depositata dai due gruppi ripercorre in maniera dettagliata i passaggi giuridici della vicenda. Nel testo si richiama la sentenza della Corte costituzionale che ha dichiarato illegittima la normativa della Regione Toscana relativa ai criteri premiali basati sulla soglia dei nove euro orari negli appalti pubblici.

Secondo i giudici costituzionali, il punto di equilibrio individuato dal legislatore statale resta infatti quello delineato dall’articolo 11 del Codice dei contratti pubblici, fondato sul rinvio alla contrattazione collettiva qualificata e ai CCNL stipulati dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative.

Per questo Fratelli d’Italia e Lega chiedono formalmente al sindaco e alla Giunta di trasmettere alla competente commissione consiliare una proposta di aggiornamento della delibera, eliminando o riformulando “i passaggi suscettibili di essere interpretati come introduzione di soglie retributive autonome, estemporanee e rigide”.

L’obiettivo dichiarato è quello di rafforzare invece “i riferimenti alla qualità del lavoro, ai trattamenti economici e normativi complessivi previsti dai CCNL leader di settore, ai giudizi di equivalenza e alle attività di monitoraggio e controllo sugli appalti comunali”.

Il confronto politico, insomma, è destinato a riaccendersi presto in aula. E dietro il dibattito tecnico-giuridico sul “salario minimo” si intravede già uno scontro tutto politico tra maggioranza e opposizioni, a pochi mesi dall’avvio della nuova stagione elettorale valdostana.

je.fe.

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore