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ISTRUZIONE E FORMAZIONE | 21 aprile 2026, 19:00

Portes Ouvertes: studenti del Manzetti in Aula tra istituzioni, dibattito e cittadinanza attiva

Una visita al Consiglio Valle si trasforma in un’esperienza concreta di educazione civica: gli studenti simulano il lavoro legislativo e si confrontano su una proposta di legge legata all’identità linguistica del territorio

Al centro il presidente del Consiglio, Stegano Aggravi

Al centro il presidente del Consiglio, Stegano Aggravi

Cosa significa davvero “fare politica”? Non slogan, non polemiche da social, ma confronto, studio, responsabilità. È attorno a questa domanda – spesso astratta per i più giovani – che ha preso forma l’esperienza vissuta nel pomeriggio di lunedì 20 aprile 2026 dalla classe II A dell’Istituto tecnico informatico Manzetti di Aosta, ospite del Consiglio Valle nell’ambito del progetto Portes Ouvertes.

Un’iniziativa che, al di là della semplice visita guidata, punta dritto al cuore dell’educazione civica: far toccare con mano il funzionamento delle istituzioni.

Ad accogliere gli studenti direttamente in Aula è stato il Presidente Stefano Aggravi, che ha illustrato il ruolo dell’Assemblea legislativa regionale, spiegando in modo chiaro come nascono, si discutono e si approvano le leggi. Un momento introduttivo fondamentale, accompagnato dagli insegnanti Vladimir Sergi e Anna Maria Di Fabrizio, che ha permesso ai ragazzi di orientarsi tra procedure, regole e dinamiche politiche.

Ma il vero salto di qualità è arrivato subito dopo.

Gli studenti non si sono limitati ad ascoltare: si sono seduti nei posti dei Consiglieri regionali, trasformando l’Aula in un laboratorio democratico. Qui hanno simulato una seduta vera e propria, discutendo una proposta di legge tutt’altro che banale: l’introduzione dell’insegnamento del patois nelle scuole.

Un tema identitario, culturale, ma anche politico. E infatti il dibattito non è stato affatto scontato.

C’è chi ha sostenuto con convinzione la necessità di tutelare e valorizzare una lingua locale che rappresenta un pezzo di storia e di comunità. Altri hanno sollevato dubbi più pratici: carico scolastico, priorità educative, utilità nel mondo contemporaneo. In altre parole, gli stessi nodi che spesso emergono anche nelle vere aule legislative.

Il risultato? Otto voti favorevoli e quattro contrari. La proposta è passata, ma non all’unanimità. E questo è forse l’aspetto più interessante: i ragazzi hanno sperimentato che la democrazia non è consenso automatico, ma equilibrio tra posizioni diverse.

Esperienze come questa hanno un valore che va ben oltre la giornata in sé. Permettono agli studenti di sviluppare competenze trasversali fondamentali: pensiero critico, capacità di argomentazione, ascolto attivo e rispetto delle opinioni altrui.

E soprattutto, fanno capire una cosa semplice ma spesso dimenticata: le istituzioni non sono entità lontane, ma spazi vivi, che possono – e devono – essere compresi e, un giorno, anche abitati.

In un’epoca in cui la distanza tra cittadini e politica sembra crescere, iniziative come Portes Ouvertes rappresentano un piccolo ma concreto antidoto. Perché la partecipazione si costruisce anche così: sedendosi, almeno per un pomeriggio, su quei banchi dove si decide il futuro di una comunità.

je.fe.

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