Cosa significa davvero “fare politica”? Non slogan, non polemiche da social, ma confronto, studio, responsabilità. È attorno a questa domanda – spesso astratta per i più giovani – che ha preso forma l’esperienza vissuta nel pomeriggio di lunedì 20 aprile 2026 dalla classe II A dell’Istituto tecnico informatico Manzetti di Aosta, ospite del Consiglio Valle nell’ambito del progetto Portes Ouvertes.
Un’iniziativa che, al di là della semplice visita guidata, punta dritto al cuore dell’educazione civica: far toccare con mano il funzionamento delle istituzioni.
Ad accogliere gli studenti direttamente in Aula è stato il Presidente Stefano Aggravi, che ha illustrato il ruolo dell’Assemblea legislativa regionale, spiegando in modo chiaro come nascono, si discutono e si approvano le leggi. Un momento introduttivo fondamentale, accompagnato dagli insegnanti Vladimir Sergi e Anna Maria Di Fabrizio, che ha permesso ai ragazzi di orientarsi tra procedure, regole e dinamiche politiche.
Ma il vero salto di qualità è arrivato subito dopo.
Gli studenti non si sono limitati ad ascoltare: si sono seduti nei posti dei Consiglieri regionali, trasformando l’Aula in un laboratorio democratico. Qui hanno simulato una seduta vera e propria, discutendo una proposta di legge tutt’altro che banale: l’introduzione dell’insegnamento del patois nelle scuole.
Un tema identitario, culturale, ma anche politico. E infatti il dibattito non è stato affatto scontato.
C’è chi ha sostenuto con convinzione la necessità di tutelare e valorizzare una lingua locale che rappresenta un pezzo di storia e di comunità. Altri hanno sollevato dubbi più pratici: carico scolastico, priorità educative, utilità nel mondo contemporaneo. In altre parole, gli stessi nodi che spesso emergono anche nelle vere aule legislative.
Il risultato? Otto voti favorevoli e quattro contrari. La proposta è passata, ma non all’unanimità. E questo è forse l’aspetto più interessante: i ragazzi hanno sperimentato che la democrazia non è consenso automatico, ma equilibrio tra posizioni diverse.
Esperienze come questa hanno un valore che va ben oltre la giornata in sé. Permettono agli studenti di sviluppare competenze trasversali fondamentali: pensiero critico, capacità di argomentazione, ascolto attivo e rispetto delle opinioni altrui.
E soprattutto, fanno capire una cosa semplice ma spesso dimenticata: le istituzioni non sono entità lontane, ma spazi vivi, che possono – e devono – essere compresi e, un giorno, anche abitati.
In un’epoca in cui la distanza tra cittadini e politica sembra crescere, iniziative come Portes Ouvertes rappresentano un piccolo ma concreto antidoto. Perché la partecipazione si costruisce anche così: sedendosi, almeno per un pomeriggio, su quei banchi dove si decide il futuro di una comunità.













