Si è chiuso il sipario sulla 1026ª Fiera di Sant’Orso, che per due giorni ha trasformato Aosta in un grande laboratorio a cielo aperto, fatto di legno, ferro, pietra, creatività e relazioni. Un appuntamento che, ancora una volta, ha richiamato migliaia di visitatori e restituito l’immagine di una città viva, attraversata da un flusso continuo di persone lungo le vie del centro storico, tra i banchi degli artigiani e le piazze simbolo della Foire.
A tracciare il bilancio dell’edizione appena conclusa è l’assessore regionale allo Sviluppo economico, Formazione, Lavoro, Trasporti e Mobilità sostenibile Luigi Bertschy, che guarda alla Fiera come a un evento in costante evoluzione. «La Foire è la conclusione di un lungo percorso di organizzazione e, allo stesso tempo, il punto di partenza per l’edizione successiva», sottolinea. «Ogni edizione è il risultato di un costante lavoro di innovazione, che si traduce in nuove idee e iniziative inserite nel programma oltre che nel grande apporto di creatività e impegno che gli artigiani portano, di volta in volta, sui loro banchi».
Un lavoro corale che, secondo l’assessore, merita di essere valorizzato: «Possiamo essere orgogliosi della nostra capacità di lavorare insieme e della riuscita di questo appuntamento, unico e riconoscibile nel suo genere, capace di trasmettere ai visitatori l’immagine di una comunità unita e di un territorio che offre qualità, identità, accoglienza, sicurezza e la capacità di guardare al futuro».
Dal punto di vista dei numeri, l’edizione 2026 ha confermato le previsioni di una partecipazione elevata. I dati relativi agli accessi alla città parlano chiaro: le automobili sono passate da 4.334 a 4.882, mentre gli autobus sono aumentati da 219 a 316 rispetto al 2025. Un incremento che ha portato a un maggior numero di visitatori, senza però tradursi in un sovraccarico del centro cittadino. I passaggi rilevati in piazza Chanoux, infatti, sono risultati in linea con quelli dello scorso anno, segno di una gestione efficace dei flussi e di una circolazione limitata ma ordinata.
Per Bertschy (nella foto), tuttavia, il valore della Fiera va ben oltre le statistiche. «Al di là dei numeri, ciò che è veramente importante è il rinnovarsi di quell’atmosfera unica che solo la Foire sa creare, la vivacità delle nostre tradizioni, l’efficienza della macchina organizzativa e soprattutto il ruolo centrale degli artigiani, i veri protagonisti della manifestazione». E aggiunge: «Il nostro obiettivo è preservare l’“anima” di queste giornate e rendere possibile lo scambio autentico tra artigiani e visitatori, che è alla base della Fiera».
Un aspetto che si è percepito chiaramente nella giornata di venerdì, caratterizzata da un pubblico curioso e attento, interessato non solo all’acquisto ma anche al racconto che accompagna ogni opera: le tecniche di lavorazione, la scelta dei materiali, le storie personali degli espositori. Sabato, come da tradizione, l’afflusso è stato ancora più consistente, confermando il richiamo popolare dell’evento.
Tra i segnali più incoraggianti, l’assessore evidenzia la crescente presenza dei giovani. «Con soddisfazione osserviamo una crescita della partecipazione dei giovani che scelgono di avvicinarsi all’artigianato, anche come possibile percorso professionale, portando con sé l’entusiasmo dell’età e un forte desiderio di innovazione». Un percorso sostenuto anche dalle scuole e dai progetti dell’Artisanà: «Sono iniziative che l’Assessorato sostiene con convinzione, anche alla luce della nuova legge del settore approvata lo scorso anno. Sono segnali importanti, che confermano come l’artigianato sia un’eredità, ma anche una risorsa viva sulla quale costruire percorsi per il domani e un motore di sviluppo e innovazione, culturali ed economici».
In chiusura, Bertschy ha voluto ringraziare tutte le persone coinvolte nell’organizzazione della Fiera, dai mesi di preparazione alle giornate di apertura, così come gli operatori del COM – Centro Operativo Misto, che hanno garantito la sicurezza monitorando accessi, viabilità e movimenti nel centro storico. Un ringraziamento anche ai volontari della Protezione civile, impegnati in oltre 200 turni di servizio, a conferma di una macchina organizzativa complessa ma ben rodata, che continua a sostenere uno degli eventi più identitari della Valle d’Aosta.












