Aprire con i numeri non è mai banale. Nel 2023, l’ultimo anno per cui ci sono dati completi, la Valle d’Aosta ha totalizzato 165 punti sui Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), contro una media nazionale di 226. Una differenza che non lascia spazio a scuse: segna un ritardo pesante, evidente, che non può essere ignorato.
Eppure, a guardare l’agenda della politica regionale, sembra che il problema non esista. La Fondazione GIMBE, con il presidente Nino Cartabellotta, lo ha ribadito chiaramente durante l’audizione al Senato: equiparare LEA e LEP come scorciatoia per far passare la legge sull’autonomia differenziata è un trucco pericoloso. Non solo indebolisce il Mezzogiorno, ma rischia di trasformare anche regioni come la nostra in fanalino di coda.
I numeri che collocano la nostra regione agli ultimi posti delle classifiche
Prevenzione collettiva e sanità pubblica: 77 punti, 21 in meno rispetto a Trento e Veneto;
Assistenza distrettuale: 35 punti, 61 in meno rispetto al Veneto;
Assistenza ospedaliera: 53 punti, 44 in meno rispetto a Trento.
È evidente che qualcosa non funziona. Servizi fondamentali lasciati al caso, tempi di attesa lunghi, prevenzione carente. In tutto questo, l’assessore regionale alla sanità sembra seduto da troppo tempo su una sedia vuota, mentre i cittadini pagano il prezzo di scelte assenti o inefficaci.
Non si tratta di colpire per partito preso, ma di richiamare all’ordine chi ha la responsabilità diretta: la Valle d’Aosta non può permettersi di arrancare dietro a Trento, Veneto o altre regioni. I valdostani hanno bisogno di servizi chiari, funzionanti, accessibili. Hanno bisogno che chi governa faccia il suo lavoro.
Il monito di Cartabellotta (nella foto) e GIMBE è chiaro: senza interventi mirati, senza strategie concrete, il rischio è che la Valle d’Aosta resti a guardare, in silenzio, mentre altre regioni avanzano. La politica locale deve smettere di rimandare e agire, prima che i ritardi accumulati diventino un danno irreversibile per la salute dei cittadini.
LEA – Livelli Essenziali di Assistenza
I LEA sono i servizi e le prestazioni che il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) deve garantire a tutti i cittadini italiani, in ogni Regione, senza discriminazioni. Sono stabiliti a livello nazionale dal Ministero della Salute e includono tre grandi aree:
Assistenza ospedaliera – prestazioni in ospedale, interventi chirurgici, ricoveri.
Assistenza distrettuale – visite mediche di base, assistenza domiciliare, servizi territoriali.
Prevenzione collettiva e sanità pubblica – vaccinazioni, screening, prevenzione malattie infettive e croniche.
In pratica, i LEA rappresentano il minimo garantito per la salute di ogni cittadino, indipendentemente dalla Regione in cui vive.
LEP – Livelli Essenziali delle Prestazioni
I LEP sono simili ai LEA ma vengono introdotti nel contesto dell’autonomia differenziata. Ogni Regione potrebbe avere competenze aggiuntive e quindi modulare i propri servizi sanitari, ma i LEP rappresentano il livello minimo che ogni Regione deve assicurare ai cittadini sul proprio territorio.
L’idea dei LEP è quella di garantire equità all’interno di un sistema in cui alcune Regioni hanno più autonomia nella gestione della sanità, evitando che i cittadini ricevano servizi troppo diversi a seconda del luogo in cui vivono.
La differenza pratica
LEA = standard nazionale garantito a tutti.
LEP = standard minimo regionale che può essere adattato, ma non deve essere inferiore ai LEA.
Il nodo critico, come sottolineato da Cartabellotta e GIMBE, è che equiparare LEA e LEP per accelerare la legge sull’autonomia differenziata può essere una scorciatoia pericolosa: rischia di abbassare il livello di garanzia nelle Regioni con maggiore autonomia, creando disuguaglianze tra cittadini.
Il nodo critico, come sottolineato da Cartabellotta e GIMBE, è che equiparare LEA e LEP per accelerare la legge sull’autonomia differenziata può essere una scorciatoia pericolosa: rischia di abbassare il livello di garanzia nelle Regioni con maggiore autonomia, creando disuguaglianze tra cittadini.
E allora, Assessore Carlo Marzi, la questione non è più rinviabile. Anni seduto sulla poltrona della sanità valdostana non hanno prodotto i risultati che i cittadini meritano: punteggi sotto la media nazionale, servizi distrettuali e ospedalieri carenti, prevenzione inefficace. Non basta promettere, non basta partecipare a incontri o audizioni. I valdostani hanno bisogno di fatti concreti, di scelte coraggiose e di responsabilità chiara. È arrivato il momento di smettere di navigare a vista e di affrontare seriamente le lacune di un sistema che, oggi, lascia troppi cittadini soli e insoddisfatti.















