Aosta fa un passo che non è solo formale ma sostanziale: oggi, 8 gennaio 2026, presso la sede del J.B. Festaz, il Presidente Ruggero Meneghetti e il Direttore generale dell’Azienda USL, Massimo Uberti, alla presenza dell’Assessore regionale alla Sanità Carlo Marzi, hanno sottoscritto la convenzione ventennale per la gestione dell’Ospedale di Comunità. Non è un atto di routine, è la conclusione di un percorso lungo e complesso che porta finalmente in Valle d’Aosta uno strumento moderno di assistenza territoriale, pensato per i pazienti fragili e per i bisogni clinici a bassa intensità.
La struttura – costata poco meno di 2 milioni di euro, finanziati con fondi PNRR – è stata realizzata dall’Azienda pubblica di servizi alla persona J.B. Festaz ed è già autorizzata e accreditata. L’inaugurazione ufficiale avverrà domenica 11 gennaio 2026, con la Santa Messa alle 9.30 celebrata dal Vescovo di Aosta, Monsignor Franco Lovignana, seguita alle 10.30 dalla cerimonia istituzionale. Nel pomeriggio ci sarà l’“open day” dalle 13.30 alle 16.00 per operatori e cittadini, un segnale di apertura e trasparenza che fa bene, perché le strutture sanitarie devono essere conosciute e riconosciute dalla comunità che le utilizza.

Da sn: Cralo Marzi, Ruggeto Meneghetti, Massimo Uberti.
Il Presidente Meneghetti non nasconde la soddisfazione per un percorso iniziato anni fa: «L’accordo siglato oggi costituisce il passo finale nel percorso di realizzazione dell’Ospedale di Comunità immaginato nell’autunno ’21 e poi progettato, strutturato, realizzato ed infine accreditato». E aggiunge, ricordando anche la fatica amministrativa e gestionale legata ai fondi europei: «JB Festaz ne ha sostenuto tutti gli oneri, anche affrontando insieme all’Assessorato alla Sanità tutte le rilevanti difficoltà e obblighi connessi al finanziamento europeo, chiudendo l’operazione rispettando tutte le scadenze, tra i primi in Italia». Parole non di circostanza, perché chiudere in tempo un progetto PNRR oggi è quasi un’impresa.
Meneghetti sottolinea anche il valore della sinergia istituzionale: «E con oggi si consolida una rilevante collaborazione con l’Azienda USL per concorrere a dare alla cittadinanza valdostana un ulteriore importante servizio sanitario». Ed è proprio questo il punto: non un edificio in più, ma un pezzo nuovo del sistema.
Dal febbraio 2026 l’Ospedale di Comunità sarà pienamente operativo. Avrà 20 posti letto attrezzati all’interno della struttura J.B. Festaz, personale sanitario qualificato e una stretta collaborazione con i medici di medicina generale. L’assistenza sarà continuativa, 24 ore su 24, con un obiettivo chiaro: favorire la continuità delle cure tra ospedale e domicilio e ridurre i ricoveri nei reparti per acuti quando non necessari. In sostanza, meno pressione sul Pronto soccorso e più presa in carico sul territorio. Detto brutalmente, Piero: meno accessi disperati all’ospedale e più risposte organizzate e vicine alle persone.
Il Direttore generale Uberti lo dice chiaramente: «La sottoscrizione di questa convenzione rappresenta un ulteriore passaggio strategico per il rafforzamento dell’assistenza territoriale in Valle d’Aosta». E ancora: «L’Ospedale di Comunità di J.B. Festaz favorirà una migliore continuità delle cure tra ospedale e domicilio e contribuirà a realizzare quel necessario “filtro” assistenziale che aiuta a gestire la pressione sull’unico Pronto Soccorso della Regione». Il riferimento al Pronto soccorso è diretto e concreto: oggi è uno dei punti più in sofferenza del sistema sanitario valdostano.
Uberti spiega anche il modello clinico: «La gestione clinica di questi pazienti sarà in carico a Medici delle Cure Primarie (Medici di famiglia e di Continuità assistenziale) che, grazie all’accordo sindacale regionale sottoscritto ieri, potranno essere identificati nelle prossime settimane onde effettuare i primi ricoveri entro il mese di febbraio». Quindi non una “mini rianimazione”, ma una struttura intermedia dove il medico di famiglia rimane protagonista: una rivoluzione culturale, oltre che organizzativa.
L’Ospedale di Comunità non è un doppione dell’ospedale tradizionale, ma ha funzioni specifiche: ricoveri brevi per persone con patologie stabilizzate che necessitano di assistenza sanitaria e riabilitativa a bassa intensità; gestione di dimissioni protette dall’ospedale; recupero funzionale dopo eventi acuti; supporto alle famiglie in situazioni complesse; educazione sanitaria e accompagnamento alla domiciliarità. È anche un luogo dove si coordinano servizi sociali e sanitari, dove si lavora sulla “presa in carico” globale, non solo sul singolo sintomo. In pratica, è quello che spesso è mancato: un luogo dove il paziente non viene “parcheggiato”, ma seguito.
Non va dimenticato il contesto più ampio: Uberti ricorda che «L’Ospedale di Comunità rappresenta un altro degli importanti tasselli che compongono la nuova riorganizzazione sanitaria territoriale». Le quattro Case della Comunità e la Centrale Operativa Territoriale sono già attive e l’Ospedale di Comunità si inserisce in questa rete, come struttura intermedia tra le cure domiciliari e l’ospedale per acuti. «La collaborazione con J.B. Festaz testimonia la capacità delle istituzioni pubbliche di lavorare insieme per rafforzare e qualificare il sistema sanitario regionale a beneficio dell’intera comunità valdostana», conclude Uberti.
Di fatto, Piero, qui c’è una scelta politica e culturale: investire sul territorio, sulla fragilità, sulla continuità delle cure, uscire dalla logica del “tutto ospedale”. Per una regione piccola, montana, con popolazione che invecchia, è una scelta quasi obbligata ma che diventa finalmente concreta. Ora la sfida vera sarà far funzionare la macchina: personale sufficiente, medici di famiglia coinvolti davvero, percorsi chiari. L’infrastruttura c’è, l’accordo ventennale anche. Adesso bisogna riempirla di vita, professionalità e – lasciamelo dire – di buona politica sanitaria, quella che guarda ai bisogni reali delle persone e non solo ai tagli dei nastri.













