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Salute in Valle d'Aosta | 12 dicembre 2025, 22:33

La neurochirurgia del Parini e l’intervento che racconta un salto di qualità

Un’operazione ad altissima complessità, una paziente salvata in extremis e un reparto che negli ultimi mesi ha raddoppiato l’attività, confermandosi come punto di riferimento per la Valle d’Aosta

L'equipe di neurochirurgia con neurorianimatori e neuroanestesisti e nurse della sala

L'equipe di neurochirurgia con neurorianimatori e neuroanestesisti e nurse della sala

Questa storia sembra uscita da un grande centro universitario, e invece è accaduta ad Aosta, dentro il “Parini”. Una paziente quarantenne arriva in Pronto Soccorso con una cefalea che non passa, nausea forte, vomito. Sembra la solita emicrania maledetta, ma la valutazione specialistica fa emergere qualcosa di molto diverso: una cisti colloide. Un nome che non spaventa per natura — è benigna — ma che può diventare letale se posizionata nel punto sbagliato. E qui ci troviamo esattamente in quel punto: profondo, stretto, cruciale per il drenaggio del liquido cefalorachidiano. Il genere di zona in cui un piccolo ostacolo può diventare un muro.

Il peggioramento della paziente è rapidissimo. Perde conoscenza e va incontro a un quadro di coma, mentre una TAC di controllo mostra un ulteriore aumento della pressione intracranica. A quel punto, tempo zero: entra in scena il dottor Stefano Marasco, giovane neurochirurgo arrivato quest’anno all’AUSL, che inserisce due drenaggi nei ventricoli cerebrali per ridurre la pressione e stabilizzare la paziente. Un gesto tecnico, rapido, preciso, che però fa tutta la differenza tra un disastro e una possibilità.

Stabilizzato il quadro, resta l’essenziale: rimuovere la cisti, che continua a bloccare il sistema come un tappo messo esattamente nel peggiore degli incastri. L’intervento viene eseguito dal dottor Marasco con la guida del dottor Federico Pretti, responsabile della SSD di Neurochirurgia del “Parini”. Entrano attraverso una piccola apertura frontale e raggiungono la profondità del cervello dove si trova la lesione. È un territorio dove pochi osano mettere mano: millimetri che decidono funzioni vitali. Eppure l’asportazione riesce completamente, senza danneggiare le strutture fondamentali, e l’analisi istologica conferma la natura benigna della massa.

Il decorso post-operatorio è sorprendentemente lineare: il cervello ricomincia a drenare il liquido da solo, i drenaggi vengono rimossi, nessun dispositivo permanente necessario. La paziente torna a casa in buone condizioni, con un follow-up programmato e, soprattutto, con la vita pienamente recuperata.

Dott. Pretti e il Dott. Marasco

Ma c’è un altro dato che racconta quanto questo non sia un caso isolato. La Neurochirurgia del “Parini”, nell’ultimo anno, ha vissuto una crescita che raramente si vede in reparti così specialistici: 260 interventi dall’inizio del 2025, più del doppio rispetto al 2024. E parliamo non solo di routine, ma di una trentina di interventi oncologici intracranici complessi, che di solito richiederebbero il trasferimento in centri più grandi. Pretti lo dice chiaramente: evitare che i valdostani debbano spostarsi fuori regione per ricevere cure neurochirurgiche avanzate non è un dettaglio, ma una scelta di autonomia sanitaria, una conquista clinica e culturale.

Il segnale è forte: quando un reparto cresce in competenza, quando nuovi professionisti entrano con entusiasmo e specializzazioni mirate, quando l’équipe si compatta e sceglie di prendersi carico delle patologie più delicate, cambia tutto. Cambia la qualità di vita dei pazienti, cambia la fiducia dei cittadini nel loro ospedale e cambia l’idea stessa di cosa significhi essere curati “a casa”.

E, nel caso della paziente quarantenne, cambia soprattutto un destino che, senza questo intervento, sarebbe stato scritto in modo molto diverso.

pi.mi.

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