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ECONOMIA | 11 gennaio 2026, 12:00

L'OPINIONE DI UN LETTORE: La finanziaria 2026 dello Stato e il peso sui contribuenti onesti

La nuova legge di bilancio del Governo Meloni colpisce ancora una volta lavoratori dipendenti e pensionati a reddito fisso, lasciando irrisolto il problema dell’evasione fiscale e creando ulteriori disparità, tra doppia esenzione IMU e controlli inefficaci sui finti residenti e sugli iscritti all’AIRE

infografica IA

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Biella, 11 gennaio 2026

Egregio Direttore,

la Legge Finanziaria 2026 è appena stata approvata e, ancora una volta, il conto salato lo devono pagare gli italiani onesti e, soprattutto, coloro che, essendo dipendenti a reddito fisso o, ancor peggio, pensionati, si vedono obbligati a pagare perché a loro non è permesso evadere il fisco, in quanto ricevono il loro stipendio o la loro pensione al netto delle imposte, trattenute dal loro sostituto d’imposta.

Il conto salato, relativo ai continui aumenti del carrello della spesa e non solo, grava come sempre sulla testa dei dipendenti a reddito fisso, che vedono i loro introiti sempre più erosi dall’inflazione.

Ma nulla si mette in atto per combattere l’evasione fiscale, una piaga che, se eliminata almeno in parte, permetterebbe a tutto il popolo italiano di vivere meglio: il Governo potrebbe mettere in ordine i conti pubblici, la sanità pubblica potrebbe essere veramente sistemata, i consumi riprenderebbero a correre e gli stipendi potrebbero essere finalmente ancorati al caro vita.

Invece il Governo — i maliziosi dicono per ragioni di consenso — continua a colpire coloro che non hanno alcun mezzo per difendersi, in quanto cittadini a cui non è concessa la facoltà di evadere il fisco, in spregio a uno dei principi fondamentali della nostra Carta costituzionale: l’eguaglianza.

A titolo esclusivamente esemplificativo, ma non esaustivo, ecco due delle innumerevoli ingiustizie che colpiscono appunto uno dei valori cardine della nostra Repubblica.

Parlando di fisco, non si può sottacere lo scandalo relativo all’IMU sull’abitazione principale. Infatti è stato ribadito ancora una volta il concetto che l’agevolazione per la prima casa è fruibile da entrambi i coniugi, ove residenti in comuni diversi, dichiarando legittima la doppia esenzione e applicando la sentenza n. 209/2022 della Corte costituzionale, con la quale è stata riscritta la definizione di abitazione principale, intesa come luogo dove il soggetto passivo ha la residenza anagrafica e la dimora abituale.

Dopo la pronuncia della Corte costituzionale, che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale delle disposizioni di cui al D.L. n. 201 del 2011, non è più possibile — come avveniva in passato — escludere dal beneficio fiscale i coniugi con residenze diverse in base all’obbligo di coabitazione stabilito dall’art. 143 del Codice civile.

Per quanto ovvio, i Comuni in questione, che si vedono di fatto privati della quota parte di IMU (seconda casa), avrebbero tutto l’interesse a rendere stringenti i controlli, peraltro previsti dalle disposizioni di legge, riferiti ai consumi di energia elettrica, gas, ecc. Ma, guarda caso, detti controlli non sempre vengono effettuati e, francamente, non rappresentano da soli la prova della effettiva residenza. Ovviamente, anche a livello di sanità regionale, la questione rappresenta alcune problematiche che vengono dribblate e risolte utilizzando la sanità privata.

Lascio ai lettori le considerazioni del caso, limitandomi ad affermare che non solo ciò succede, ma che riguarda soprattutto persone “attrezzate” e che, nella maggior parte dei casi, si riferisce a immobili ubicati in comuni glamour, vip, mete d’élite, le cui norme di piano regolatore a volte addirittura prevedono costruzioni di case adibite soltanto a residenti: case il cui standing non è certamente popolare e che, ancor prima di essere ultimate, vengono proposte e acquistate a nome di un coniuge disponibile a richiedere la residenza “fittizia”, in forza di una norma che lo permette e sulla quale i Comuni sanno già a priori che tali immobili saranno occupati da falsi residenti ma regolari per la legge.

Parlando di controlli comunali, una riflessione va fatta anche in riferimento ai cittadini italiani residenti all’estero (regolarmente iscritti all’AIRE), sui quali, anche in questo caso, è demandato al Comune in cui è iscritto il cittadino uno stringente controllo volto a conoscere se lo stesso rispetti le norme della legge 470. L’iscrizione è obbligatoria per i cittadini italiani che si trasferiscono all’estero per più di dodici mesi.

Si tratta di un’anagrafe istituita con legge del 1988, la cui ratio originaria è stata bellamente e volutamente dimenticata e rovesciata. Infatti viene per lo più utilizzata da chi intrattiene interessi all’estero e là paga le tasse, pur non rispettando i limiti temporali imposti dalla legge, in quanto vive, opera e frequenta circoli vip in Italia senza che nessuno chieda loro conto di nulla, con evidenti danni erariali per lo Stato italiano.

Anche in questo caso mi pare che il principio di eguaglianza costituzionale non venga rispettato, alla faccia di coloro che lavorano stabilmente in Italia e pagano regolarmente le tasse tramite il loro sostituto d’imposta.

Sono ben conscio che le considerazioni espresse, di questi tempi, sono definite frutto di un ideale bolscevico; ma chi mi conosce bene sa che da sempre aborro le ideologie partitiche e ho sempre agito secondo un unico principio: “le idee giuste non hanno colore”.

Emilio Vaglio

Gentile  Lettore, grazie per la riflessione.

Condivido pienamente il suo sfogo, perché fotografa una realtà che tutti vediamo e che, purtroppo, viene sistematicamente negata da chi oggi governa. La Finanziaria 2026 conferma una linea chiara: il peso continua a cadere su chi le tasse le paga davvero, cioè lavoratori dipendenti e pensionati, mentre il tema dell’evasione fiscale rimane il grande tabù nazionale.

Il governo Meloni ha costruito per anni una narrazione fatta di “prima gli onesti”, “difendiamo chi lavora”, “stato vicino ai cittadini”. Nei fatti, però, la scelta è sempre la stessa: si colpisce chi non può scappare dal prelievo, perché ha il prelievo alla fonte, mentre non si hanno il coraggio e la volontà politica di andare dove davvero si annidano le sacche di evasione ed elusione.

Il risultato è paradossale: chi ha la busta paga o la pensione viene spremuto, chi può giocare con residenze fittizie, doppi benefici fiscali, iscrizioni AIRE di comodo o spostamenti “creativi” dei patrimoni trova sempre una scappatoia. E lo Stato fa finta di non vedere. È qui che la sua critica di centra il punto: non è solo una questione tecnica, è una questione di giustizia, di uguaglianza sostanziale, quella che la Costituzione mette nero su bianco e che oggi viene sbandierata a parole e calpestata nei fatti.

Il governo Meloni, invece di mettere mano seriamente ai controlli, agli strumenti per combattere l’evasione, alla riforma dell’IMU e alle storture evidenti come le doppie agevolazioni, preferisce provvedimenti simbolici e ammiccanti al proprio elettorato. Condoni mascherati, sanatorie, “pace fiscale”, messaggi rassicuranti verso chi le tasse non le ha mai amate: è difficile non vedere in tutto questo una precisa scelta politica, non mero disordine amministrativo.

Condivido anche la sua amarezza finale: oggi chi chiede equità fiscale viene subito bollato come “bolscevico”, “di sinistra ideologica”, “nemico dell’impresa”. In realtà la questione è molto semplice: senza giustizia fiscale non c’è comunità, non c’è sanità pubblica che regga, non c’è scuola, non ci sono servizi. E non c’è rispetto per chi le tasse le paga fino all’ultimo centesimo.

Per questo, la critica al governo Meloni è netta: molta propaganda identitaria, molta retorica nazionale, ma pochissimo coraggio nel toccare i veri privilegi. E quando si rinuncia a combattere l’evasione, si sceglie consapevolmente da che parte stare. Non dalla parte dei più fragili e dei più onesti, ma da quella di chi ha strumenti, consulenti e potere per aggirare le regole. Grazie Emilion e teniamo duro! pi.mi.

red.

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