Non esistono scaglioni progressivi come nella dichiarazione dei redditi, dove ci sono scaglioni di reddito e, in base a questi scaglioni, paghi le tasse. Nel sistema dei bonus, se hai un ISEE di € 10.000 hai diritto alle cure odontoiatriche gratuite; se hai € 10.001, paghi tutto. È una logica binaria, spietata: dentro o fuori, tutto o niente.
L’Italia ha costruito un sistema di oltre 50 bonus, più sgravi fiscali e una decina di detrazioni.
Questa non è politica di visione o di progetto a lungo termine, ma una politica delle toppe: c’è un problema sociale? Non si riforma strutturalmente il sistema, si inventa un bonus. Povertà alimentare? Bonus spesa. Caro energia? Bonus bollette. Natalità in calo? Bonus bebè. Sicurezza? Bonus porta blindata.
Il risultato è una giungla burocratica in cui servono commercialisti per orientarsi, dove i diritti diventano un labirinto di requisiti incompatibili tra loro. Hai preso il bonus per la porta blindata? Non puoi più avere quello per i denti. Hai usufruito delle cure odontoiatriche? Probabilmente sei escluso dal bonus bebè. È un sistema che costringe le persone a scegliere quale bisogno primario soddisfare, come se la salute dentale, la sicurezza domestica e il sostegno alla genitorialità fossero lussi intercambiabili e non diritti fondamentali.
Inoltre, il problema ISEE solleva un tema drammatico: il 45% della popolazione italiana non ha dimestichezza con l’informatica, eppure le pubbliche amministrazioni insistono su questa strada, ben sapendo che ciò escluderà tantissimi cittadini.
Eppure, per accedere ai bonus serve navigare tra SPID, password, portali online, modulistica digitale. Chi non è in grado di farlo – spesso proprio chi ne avrebbe più bisogno: anziani, persone con basso livello di istruzione, marginalizzati – rinuncia per dignità o per incapacità.
Questo crea una doppia esclusione: sei povero e non hai gli strumenti culturali o tecnologici per rivendicare i tuoi diritti. E intanto i politici possono dire: “l’aiuto c’è, sei tu che non lo prendi”, scaricando la responsabilità sul cittadino.
Torniamo all’euro in più. Immagina una famiglia con ISEE di € 9.999: ha diritto a cure odontoiatriche gratuite, bonus sociale per le bollette, esenzione dal ticket sanitario, riduzione della retta dell’asilo nido, contributi per l’affitto. Una famiglia identica con ISEE di € 10.001 perde tutto in un colpo. Non paga un po’ di più, in proporzione al reddito maggiore: perde completamente l’accesso.
Questo crea situazioni paradossali, dove conviene guadagnare meno o dove la percezione di una piccola somma aggiuntiva – un lavoro occasionale, un arretrato, una liquidazione minima – diventa una sciagura economica. Non è giustizia sociale, è una lotteria crudele.
E allora la domanda sorge spontanea: non sarebbe ora di tornare alla semplicità e all’universalismo?
Scaglioni progressivi: se superi una soglia ISEE, non perdi tutto, ma contribuisci in proporzione al reddito aggiuntivo, come avviene con le tasse.
Servizi universali: alcuni diritti fondamentali (sanità pubblica efficiente, istruzione, servizi sociali di base) non dovrebbero dipendere dall’ISEE ma essere garantiti a tutti.
Supporto pubblico reale: uffici comunali con personale formato che aiutino i cittadini ad accedere ai loro diritti, senza scaricare tutto su piattaforme online.
Meno bonus, più struttura: invece di 50 bonus diversi, riforme strutturali del mercato del lavoro, del sistema fiscale, dei servizi pubblici.
In conclusione, l’euro in più che fa perdere tutti i diritti è il simbolo di un sistema che ha trasformato il welfare in un privilegio condizionato, anziché in un diritto universale. È un sistema che punisce chi cerca di migliorare la propria condizione, che umilia chi chiede aiuto, che esclude chi non sa usare un computer.
La povertà non è solo mancanza di denaro: è anche mancanza di dignità, di accesso, di voce. E un sistema che ti toglie tutto per un euro in più non sta combattendo la povertà: sta gestendo i poveri, decidendo chi merita compassione e chi no, in base a soglie arbitrarie che non tengono conto della complessità della vita reale.













