Se pensavate che i corridoi del Comune di Aosta e del Consiglio regionale fossero silenziosi, vi sbagliavate di grosso. Tra un ordine del giorno e un passaggio di microfono, la settimana scorsa si è consumata una piccola commedia da teatro politico, con protagonisti alcuni consiglieri che avrebbero fatto ridere anche un monaco zen.
Il consigliere comunale B., sempre attento ai selfie più che alle delibere, ha provato a giustificare un ritardo nei fondi culturali mostrando la sua “agenda digitale”: selfie con cappotto nuovo, caffè bollente in mano e… zero firme sulle pratiche. Più avanti, il consigliere regionale C., soprannominato tra i colleghi “il saggio sorridente”, annuiva a tutti con pazienza zen, cercando di non mostrare che stava contando mentalmente quanti minuti mancassero alla fine della seduta.
Il vero peperoncino è esploso quando si è parlato di traffico e parcheggi in centro: proposte che avrebbero finalmente snellito la città sono state liquidate con frasi come “le priorità sono altre” o “vedremo più avanti”, traducibile in lasciamo tutto com’è e facciamo finta di lavorare. Dietro le quinte, qualcuno osservava la scena come se stesse guardando un reality: sorrisi, occhi al cielo e appunti presi con leggerezza olimpica.
Non potevano mancare i vallettini di turno: tra assessori e “ospiti di passaggio”, qualcuno – più vicino a Meloni e Salvini che alla realtà locale – faceva capolino per annuire a ogni parola, come a dire: bravi ragazzi, tutto sotto controllo, il pubblico applaude anche se non si muove nulla. La politica valdostana in versione showbiz: un cocktail di sorrisi, formule burocratiche e sguardi compiacenti condito con il giusto pizzico di peperoncino rosso.
Quando tutto sembrava finito, i nostri eroi si sono congedati tra risate di circostanza e un generale “ci vediamo alla prossima seduta”, lasciando dietro di sé l’odore inconfondibile di chiacchiere più forti del caffè e meno efficaci dei provvedimenti promessi.
Piero lo sa: una velina rossonera e un po’ di pepe bastano per ricordare che anche tra selfie, sorrisi e selfie di gruppo, la politica ha ancora bisogno di responsabilità. E che qualcuno, prima o poi, dovrà alzare la voce… prima che il teatrino diventi uno spettacolo permanente.













