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ATTUALITÀ | 07 gennaio 2026, 12:00

Il grande silenzio prima della sentenza

Il 29 gennaio non è una data qualunque. È il giorno in cui il Tribunale Amministrativo Regionale dovrà decidere su una questione che può ribaltare gli equilibri: un sindaco cade e ne sale un altro?

Il grande silenzio prima della sentenza

C’è qualcosa di surreale nell’aria della Valle d’Aosta in questi giorni di gennaio. Non è solo il freddo pungente: è un silenzio diverso, più profondo, il silenzio della politica. Come se l’intera classe dirigente regionale fosse rimasta sepolta sotto una coltre di neve, in attesa di un disgelo che ha una data precisa sul calendario: il 29 gennaio, il giorno in cui il TAR emetterà la sua decisione.

Scorrendo i giornali locali online – perché ormai il cartaceo è quasi scomparso, anche qui tra le montagne – si nota un’assenza stridente: dove sono le notizie di politica regionale? I quotidiani parlano della strage di Crans-Montana, di Trump, di tutto ciò che accade oltre i confini. Ma sulla Valle d’Aosta, sulla sua politica, sui suoi amministratori: silenzio. Un vuoto imbarazzante, incomprensibile.

Il 29 gennaio non è una data qualunque. È il giorno in cui il Tribunale Amministrativo Regionale dovrà decidere su una questione che può ribaltare gli equilibri: un sindaco cade e ne sale un altro? La giunta Testolin mantiene il voto determinante oppure no? Sono domande che dovrebbero animare il dibattito pubblico, accendere confronti, stimolare prese di posizione. Invece, nulla. La politica valdostana trattiene il fiato, come se respirare potesse compromettere qualcosa, come se parlare potesse rompere un equilibrio precario.

È un’attesa ovattata, sospesa. Nessuno si sbilancia a fare previsioni. Sui social – termometro impietoso della vita politica contemporanea – regna un deserto di post e commenti. I politici locali, solitamente così presenti e attivi, sono spariti: non un’opinione, non un commento, nemmeno su ciò che accade nel mondo. È come se avessero premuto il tasto “pausa”, congelati in un frame che aspetta di sapere quale sarà il prossimo fotogramma.

“Siamo proprio un’isola”. E, anche se non lo siamo ovviamente nel senso letterale della geografia, direi che è una condizione mentale. La Valle d’Aosta, già fisicamente circondata dalle Alpi, si chiude ancora di più su se stessa in questo momento di incertezza. L’isolazionismo politico diventa isolazionismo culturale: non si parla di ciò che accade oltre i confini perché si è troppo concentrati sull’equilibrio interno, fragile come il ghiaccio su un torrente di montagna.

La metafora del gelo è perfetta. Perché quello che stiamo vedendo non è solo prudenza o riservatezza: è paralisi. Le menti dei politici valdostani sembrano congelate, incapaci di muoversi, di pensare oltre la sentenza del TAR. È come se tutto il resto – i problemi quotidiani dei cittadini, le questioni strutturali della regione, il confronto sulle visioni del futuro – fosse stato messo in freezer fino a nuovo ordine.

Ma la vita non si ferma. Le famiglie che faticano ad arrivare a fine mese non possono aspettare il 29 gennaio per avere risposte. Le imprese che cercano di sopravvivere in un’economia montana sempre più difficile non possono congelare i loro problemi. I giovani che se ne vanno perché qui non vedono futuro non torneranno indietro solo perché un tribunale avrà deciso chi governa.

Il 30 gennaio, come previsto, arriveranno i “botti” sui social. Dichiarazioni, comunicati, prese di posizione, a seconda di come sarà andata. Vincitori e vinti torneranno a popolare la scena pubblica, a riempire le pagine dei giornali locali, a scatenare guerre di commenti online. Ma sarà solo il rumore che torna dopo il silenzio, non necessariamente un vero disgelo.

Perché il disgelo vero dovrebbe sciogliere qualcosa di più profondo: la paura di parlare, l’abitudine al calcolo, la riduzione della politica a gioco delle sedie. Dovrebbe riportare alla luce l’idea che fare politica significa prendersi responsabilità, avere coraggio, guardare oltre il proprio orticello – o, in questo caso, oltre il proprio scranno in Consiglio.

Vittore-Lemo-Rezoli

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