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ATTUALITÀ | 06 gennaio 2026, 18:24

Uncem alla commemorazione di Traves: la montagna come luogo di libertà e radice della democrazia

Sulle montagne delle Valli di Lanzo, teatro del massacro del 6 gennaio 1944, la memoria della Resistenza torna a interrogare il presente. Alla commemorazione di Traves, il presidente nazionale Uncem Marco Bussone ha richiamato il legame profondo tra montagna, libertà e costruzione della Repubblica, ribadendo il ruolo delle comunità alpine nella nascita della democrazia italiana

Uncem alla commemorazione di Traves: la montagna come luogo di libertà e radice della democrazia

Ci sono luoghi in cui la storia non è solo passato, ma materia viva. Traves è uno di questi. Qui, lungo i binari della stazione, il 6 gennaio 1944 i nazisti uccisero otto uomini: i partigiani travesini Giuseppe Pocchiola, Giacomo, Giulio e Guido Vottero, il torinese Felice Lanfranco e due cittadini di Caselle, l’avvocato Vincenzo Boschiassi e Carlo Cravero, protagonisti del nascente movimento di Resistenza antifascista. Una ferita che non si è mai chiusa e che continua a parlare alle coscienze.

Alla commemorazione, questa mattina, era presente il presidente nazionale dell’Uncem Marco Bussone, insieme a numerosi sindaci, alla sindaca di Traves Francesca Giuliano, all’Anpi e al Comitato 6 Gennaio, rappresentato da Silvia Marchisio e Marco Battistini. Una presenza che non è solo istituzionale, ma profondamente politica nel senso più alto del termine.

Traves oggi celebra l’82° anniversario dei Caduti del 6 gennaio 1944. Senza retorica, senza fronzoli, senza timori nel riaffermare il buio del fascismo, i valori della Resistenza, la memoria che non si spegne”, ha affermato Bussone, richiamando il valore di una memoria che non è celebrazione vuota ma responsabilità collettiva. “A ottant’anni dalla nascita della Repubblica, sappiamo quanto queste valli e queste montagne hanno fatto. I morti non sono invano”.

Nel suo intervento, il presidente Uncem ha voluto legare il sacrificio dei partigiani alla costruzione concreta delle istituzioni democratiche, ricordando come proprio dalle montagne siano nate esperienze politiche e amministrative che hanno anticipato la Repubblica. Le zone libere, le Repubbliche partigiane, i primi esperimenti di autogoverno sono stati il laboratorio di una democrazia poi sancita dal referendum del 2 giugno 1946.

Non a caso Bussone ha citato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella: “La libertà che è nata qui, su queste montagne, con la prima ‘zona libera’, anello di quelle Repubbliche partigiane che hanno segnato la volontà di riscatto del popolo italiano”. Un passaggio che richiama il voto del 1946, quando per la prima volta anche le donne furono chiamate alle urne, scegliendo tra Monarchia e Repubblica.

Ma è nel richiamo simbolico alla montagna che l’intervento assume una dimensione più profonda. “La montagna è spazio di libertà. Generatrice di libertà”, ha detto Bussone, invitando a rileggere quella “storia buia che ha generato nuova luce”. E proprio il luogo del massacro, quei binari ferroviari, diventa metafora potente: “I binari sono per tradizione luogo di transito, uniscono luoghi. Qui invece sono diventati spazio di morte. Ma la storia di quei giovani non è finita”.

La memoria, ha sottolineato, non riguarda solo i caduti ma le comunità vive: “Non esercitiamo la memoria dei morti. La loro storia personale è diventata storia comunitaria. Cercavano la libertà insieme a centinaia di uomini e donne: partigiani, staffette, civili, militari, sacerdoti. Erano insieme. Non erano soli. Questo è un monito anche per l’oggi”.

Traves, ancora una volta, non è solo un luogo della commemorazione, ma un presidio civile. Qui la montagna si conferma spazio politico nel senso più nobile: luogo di resistenza ieri, di democrazia oggi, di responsabilità per il futuro.

pi.mi.

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