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CULTURA | 02 marzo 2022, 12:00

TRINCEA

una breve poesia che ho composto ieri sulla solitaria cima del Monte Spalavera, una montagna cardine dell'intero Fronte Nord della Grande Guerra del 1915/18. Il messaggio di riflessione contenuto in questo breve scritto mi pare assai attuale per il terribile momento che stiamo tutti vivendo

TRINCEA

Oggi ho pranzato quassù accanto alla trincea.  Non c'era nessuno. La giornata era splendida: sole ed aria tiepida nonostante sia la fine di febbraio. Oggi ho pranzato con sobrietà nei pressi della trincea immaginando la sobrietà forzata del rancio servito si soldati accucciati come sorci nella fossa.

Chissà se i ragazzi accucciati come sorci riuscivano a gustarsi, tra la noia di una sigaretta e l'altra, le giornate tiepide e pacificanti come questa nella quale sono salito quassù,  su questa cima dalla quale lo sguardo spazia a trecentosessanta gradi sul Lago Maggiore, sulle cime della Valgrande, sul Monte Rosa financo al Monviso lontano ed azzurro laggiù in fondo.

Oggi, pranzando quassù,  ai circa millecinquecento metri del Monte Spalavera, osservavo i manufatti della trincea, quella trincea facente parte del Fronte Nord e costruita seguendo una linea geograficamente intuitiva da quel Generale Cadorna, frustrato e discutibile e dal quale l'intera Linea prende il nome.

La trincea è ancora assai ben conservata e si mostra come simulacro memorabile di quel lontano passato che oggi come non mai sembra nuovamente palesarsi. Come se la memoria di quel lugubre passato si fosse annebbiata se non addirittura perduta.

Oggi ho pranzato quassù con uno sguardo alla profondità dell'orizzonte terso e silenzioso ed uno sguardo alla muta trincea che evoca immagini di uomini accucciati come sorci sotto terra per difendersi o per attaccare un nemico che, come nel Deserto dei Tartari in quel luogo non arrivò mai.

SEGUE DOPO LA FOTO

Uomini come sorci, comandati a stare accucciati sotto terra senza un vero perché.  E senza neppure poterlo enunciare quel: "perché?"  A chi rivolgere quella domanda? Chi potrebbe rispondere a quel sorcio di diciotto anni che spaventato e stremato, sporco e disilluso alzando timidamente una mano volesse formulare la domanda.

Oggi ho pranzato quassù pensando a quei sorci di diciotto anni che camminano oggi accucciati nella trincea dell'Est Europa comandati anch'essi a starsene là sotto senza un vero perché.

Un perché che valesse almeno la dignità dell'essere umano. Invece, anche oggi come cento anni fa, gli esseri umani sono ridotti a sorci senza il diritto di conoscerne il vero perché.

Mauro Carlesso
Scrittore e camminatore vegano -
Fine Febbraio 2022


ascova

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