/ Consiglio Valle

Consiglio Valle | 04 novembre 2021, 09:00

PENSIONI: LUCI E OMBRE

Pensione: dal latino pensio-pensionis, cioè pesatura, poi pagamento ad una certa data. La pensione, a torto o a ragione, rappresenta il cuore del nostro sistema di Stato Sociale

PENSIONI: LUCI E OMBRE

Se ne parla diffusamente nel disegno di legge di bilancio per il 2022 attraverso la revisione di alcuni istituti previdenziali.

Una revisione, è bene precisarlo, di carattere provvisorio e temporaneo, in attesa di una riforma complessiva che si vorrebbe orientata ad una maggiore flessibilità per l'andata in pensione dei lavoratori e con un sistema di calcolo che tenderà sempre più al sistema contributivo totale.

In pratica si punta ad una riforma della fin troppo biasimata (e a volte ingiustamente) Fornero, che ha comunque avuto il merito di evitare un'autentica bancarotta delle pensioni, tenuto conto del fatto che si diventa sempre più vecchi, mentre i giovani diminuiscono con grave danno delle finanze previdenziali (più pensionati vecchi e meno contribuenti giovani). Tre sono le novità introdotte dal nuovo disegno di legge.

1) Per il prossimo anno, dopo la fine della famosa "quota 100" (andare in pensione di vecchiaia a 62anni con 38 anni di contributi versati) non scatta lo scalone della legge Fornero che avrebbe richiesto 67 anni di età. E' stato così introdotto un semplice "scalino". L'età prevista per il pensionamento passa da 62 a 64 di età sempre con 38 anni di contributi. 

2) Viene prorogata l'APE sociale (anticipazione della pensione) per tutto il 2022. Si potrà andare in pensione a 63 anni con 30 anni di contributi se si rientra in alcune categorie (che sono state ulteriormente aumentate) di lavori cosiddetti usuranti, fino ad un importo massimo di 1500 euro mensili e fino alla pensione di vecchiaia. 

3) Viene anche prorogata per il 2022 l'APE sociale per le donne lavoratrici con 30 anni di contributi versati e 60 anni di età (per le dipendenti e 61 per le autonome.

Il calcolo di queste pensioni sarà solo "contributivo", cioè si terrà conto dei contributi versati e non delle retribuzioni percepite.  Queste sono le note positive previste dal disegno di legge che ora va in discussione in Parlamento.

Ma vi sono anche aspetti marcatamente negativi, che si spera vengano affrontati in sede di riforma complessiva: ne citiamo tre.

1) Non c'è traccia di una pensione "di garanzia" per le giovani generazioni in difficoltà occupazionali.

2) Non v'è alcun accenno alla introduzione di un salario minimo per i lavoratori dipendenti.

3) All'INPS, cioè alla finanza collettiva, viene scaricato il carrozzone dell'INPGI, l'ente previdenziale dei giornalisti notoriamente deficitario, In pratica i debiti dell'INPGI vengono scaricati sulla collettività, sui cittadini.

Certo, era già successo con l'INPDAP (l'ente di previdenza dei lavoratori pubblici) e con l'INPDAI (l'ente di previdenza dei dirigenti), ma questo non può consolarci...anzi.

Romano Dell'Aquila

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore