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Governo Valdostano | 19 giugno 2021, 11:49

La Valle d'Aosta sulla strada giusta per diventare fossil fuel free

INTERVISTA A LUIGI BERTSCHY, VICE PRESIDENTE DELLA REGIONE. 'Necessario che anche i privati siano sempre più virtusi

La Valle d'Aosta sulla strada giusta per diventare fossil fuel free

Le temperature del globo stanno aumentando in conseguenza all’aumento dell’emissione di gas serra derivanti da attività antropiche; può sembrare lapalissiano dire che diventa pertanto necessario adottare contemporaneamente politiche di riduzione delle emissioni di gas climalteranti e politiche di adattamento al cambiamento climatico in modo da aumentare la resilienza del territorio. Ma lapalissiano non è visto che le politiche di troppi paesi e tante regioni poca attenzione dedicano al problema. Di più, il vice presidente della Regione, nonché assessore Assessore allo sviluppo economico, formazione e lavoro, Luigi Bertschy, ribadisce che in assenza di azioni correttive la temperatura del globo terrestre a fine secolo potrebbe aumentare di circa 8°C causando danni irreversibili per la vita dell’uomo.

Il Vice presidente ha illustrato nei giorni scorsi le linee guida per la definizione della strategia regionale di decarbonizzazione alla terza Commissione "Assetto del territorio" e della quarta Commissione "Sviluppo economico"; assessore che impressione ne ha tratto?

“L’incontro è stato molto interessante e tutti i consiglieri hanno portato un contributo che ha arricchito la discussione a dimostrazione che è un tema importante sul quale tutto il Consiglio regionale vuole investire in futuro”.

Diventa pertanto necessario adottare contemporaneamente politiche di riduzione delle emissioni di gas climalteranti e politiche di adattamento al cambiamento climatico in modo da aumentare la resilienza del territorio, ma la nostra regione che fa?

“Ricordo che nella seduta del 18 dicembre 2018, il Consiglio regionale aveva approvato all’unanimità l’ordine del giorno n. 7 dall’oggetto del Consiglio regionale n. 224 del 18 dicembre 2018, con il quale impegnava la Giunta regionale a: individuare i fondi necessari per avviare il processo di analisi e di ottenimento della certificazione “carbon free”; creare un gruppo di lavoro formato da rappresentanti dei Dipartimenti coinvolti nel processo di decarbonizzazione, dal COA energia e da ARPA il quale, supportato da un team di esperti esterni e/o società di audit e di certificazione, mettesse a punto un documento che individuasse le azioni necessarie, i costi correlati e gli impatti sulla società regionale relativi alla certificazione “carbon free” e definisse la road map per addivenire all’obiettivo “fossil fuel free” entro il 2040; avviare un processo di raccordo tra piani e programmi già approvati e in fase di stesura al fine di poter acquisire e mantenere la certificazione “carbon free” e per addivenire all’obiettivo “fossil fuel free” entro il 2040”.

Le intenzioni sono sempre buone, ma in partica?

“Gli uffici, rispetto alla certificazione carbon free hanno non solo quantificato la dimensione economica di una certificazione fossil fuel free, ma hanno avviato un lavoro interno che ha prodotto un quadro emissivo che è stato sottoposto a validazione da parte di una società di certificazione esterna (RINA); credo unica regione italiana in possesso di tale certificazione”.

In concreto quale è la situazione, ben sapendo che le azioni virtuose come la nostra piccola valle sono meno di un atomo nell’universo?

“In base ai calcoli il nostro territorio è già ora sostanzialmente carbon neutral per effetto della grande produzione di energia idroelettrica e dell’assorbimento forestale, restando tuttavia l’emissione pro-capite in linea con la media del nord Italia. Devo però precisare che la metodologia della certificazione non permette di valorizzare l’energia elettrica esportata. Quindi ufficialmente le emissioni sul territorio sono pari a 1.145.000 tonnellate di CO2 equivalenti (gas climalteranti), compensate con il sink forestale per 862.000 tonnellate circa, con un residuo di 284.000 tonnellate. Volendo considerare anche l’energia idroelettrica esportata (528.000 tonn eq circa), si arriva a una completa compensazione e anche di più”.

La strategia fossil fuel free si ripropone di avviare azioni tese a ridurre l’emissione pro capite prodotta dalla nostra Regione e le analisi condotte evidenziano la possibilità di ridurre sostanzialmente le emissioni, passando dagli attuali 1.008.000 tonnellate di CO2 equivalente ai circa 278.000 tonnellate di CO2 equivalente non essendo possibile azzerare completamene le emissioni di alcuni settori quali industria e agricoltura. Dove è prioritario intervenire?

“Ribadisco che 1.008.000 tonnellate prese a riferimento sono quelle della certificazione con alcuni differenti assunti metodologici di base; le 278.000 tonnellate di CO2 equivalente residue possono, ai sensi delle linee di indirizzo europeo, essere compensate con l’assorbimento forestale e quindi si pareggia il bilancio: Per venire alla sua domanda i settori che emettono di più e per i quali è prioritario intervenire sono quelli della mobilità privata, pubblica e trasporti merci e del riscaldamento”.

Si può e come intervenire?

“Per questi due settori è in effetti possibile addivenire al 2040 a una drastica riduzione dei consumi costituendo progressivamente l’energia proveniente dall’utilizzo di combustibili fossili con energia prodotta da fonti rinnovabili elaborando azioni su due diverse direttrici:  sviluppo di soluzioni tecnologiche quali veicoli a trazione elettrica, efficientamento energetico, pompe di calore ecc; intervenire sulle abitudini, ovvero fare le stesse cose in modo diverso consumando meno energia e risorse prime”.

Ho capito bene se dico che il tema della produzione di energia e del suo trasporto è una questione centrale?

“Cero; l’elettrificazione della nostra società richiede a parità di modo di fare le cose disponibilità di quantità di energia elettrica assai importanti”.

E quindi?

“Da un lato bisognerà prevedere di potenziare la produzione di energia locale da fonte rinnovabile considerando anche modelli innovativi quali le comunità energetiche;  dall’altro lato occorrerà potenziare le linee di trasporto di energia elettrica che non sono state dimensionate, all’epoca della loro costruzione, per sopportare carichi così elevati”.

Riassumendo, cosa pensa di fare la Giunta e cosa pensa debbano fare i valdostani?

“Creare le condizioni per un a transizione verso stili di vita meno energivori con la costruzione di piste ciclabili, divieto di immatricolazione per vetture a combustione interna a partire, ad esempio, dal 2030, lavoro a distanza. Contemporaneamente proseguire sulla strada dell’efficientamento energetico, riduzione dei consumi, reti di teleriscaldamento, autoproduzione di energia elettrica, associati alla ricerca e allo sviluppo di nuove soluzioni sono una delle condizioni necessarie per addivenire al risultato atteso. Preciso però che il Piano Energetico Ambientale Regionale in fase di definizione terrà conto delle indicazioni della Road Map nell’individuazione delle azioni, andando a valutare gli impatti delle singole azioni per gli aspetti energetici”.

Si deve quindi attendere la definizione di un documento di Strategia di decarbonizzazione che contenga cronoprogrammi, indicatori, importi necessari per la realizzazione delle varie linee di azione?

“Sì; ci stiamo lavorando. Ma occorre però tenere in considerazione che buona parte delle azioni saranno a regia privata e non è quindi possibile quantificare e rendere sotto forma di cronoprogramma  quello che non è a regia regionale”.

piero.minuzzo@gmail.com/ascom

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