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| 26 agosto 2014, 21:37

I primi frutti

I primi frutti

Non conosco personalmente Stefano Unterthiner. Ne apprezzo la sua professionalità di reporter fotografico. Lo conosco di fama perché giovane di grandi speranza sono stato sollecitato a dargli spazio sui media. L'ho fatto convintamente. Avevo capito che avrebbe fatto onore alla Valle d'Aosta. Ho toppato. Stefano Unterthiner ha scritto: "Amanti della natura, delle passeggiate in montagna, della fotografia naturalistica. Non venite in Valle d'Aosta. Qui vi prendono in giro".

Stefano Unterthiner ha così dichiarato guerra e quindi è un nemico della Valle d'Aosta. Non giudico le sue opinioni né tanto meno le contesto. Mi stupisce che del disastro ambientale se ne sia accorto solo ora. Sono basito che abbia accettato incarichi dalla Regione che pure ha politiche ambientali contro il suo vedere. Nella sua critica affidata al fb punta il dito su strutture presenti in Valle da lustri e lustri o contro tradizioni che si perdono nella notte dei tempi. Penso che Stefano Unterthiner fosse alla ricerca di pubblicità a basso costo. E ci è riuscito.

Ma a pagare il prezzo più alto è la sua credibilità caduta a picco. perché la Valle d'Aosta di oggi è quella del 20 febbraio 2012 quando la Giunta regionale ha affidato al fotografo naturalista valdostano Stefano Unterthiner, individuato quale testimonial del progetto per la sua preparazione naturalistica e per la sua ampia visibilità a livello nazionale ed internazionale dovuta ai numerosi riconoscimenti per la sua attività e sensibilità nella tutela e salvaguardia ambientale, una collaborazione per azioni pubblicitarie per il Sistema VIVA quali: fornitura di n. 1 foto (soggetto naturalistico) con firma autentica, accompagnata da parole, frasi o testi pubblicitari, da utilizzare come immagine di campagna, fornitura di altre immagini con utilizzo minore per il proseguimento della campagna, riproduzione di n. 150 copie autografate della foto di campagna, partecipazione ad eventi promozionali del Sistema, collaborazione tecnica per redazionali su stampa estera, ruolo di opinion maker sul sito VIVA, concessione del diritto di prelazione per l’eventuale acquisto della mostra prodotta, con materiali ora in corso di realizzazione, presumibilmente a fine 2014 e la disponibilità ad inserire il logo VIVA sui materiali realizzati per tale evento, si è beccato 50.000 euro esclusa iva. Chissà se quelle frasi che ha scritto ora se le rimangia.

Eppure la Valle di oggi non è peggio di quando il Grande Stefano internazionale si abbassava ad elemosinare 50.000 euro da una Regione che oggi odia e che non merita di essere visitata. Invece di sparare poteva dare i suoi preziosi consigli su come meglio gestire la Regione che gli ha erogato oltre 60.000 euro. Ma tant'é.

L'uscita del grande reporter è il frutto di quella politica di delegittimazione della Valle d'Aosta messa in atto dai nostri politichini che no esitano a calpestare la terra della Petite Patrie per piccoli interessi di bottega. I nostri politichini hanno imbastito una campagna di odio contro tutti coloro che non la pensano come loro. A farne le spese è la Valle d'Aosta. Giustamente Pierantonio Genestrone, presidente di Confcommercio, si è detto esterrefatto dall'uscita del fotografo. "Noi sudiamo per promuovere la nostra regione, lavoriamo per contrastare la crisi e c'è chi si permette di remare contro pur essendo valdostano. Bene ha fatto l'assessore Aurelio Marguerettaz a prendere posizione".

Una campagna di discredito gratuito, quella imbastita dal fotografo, che combinazione ha trovato, seppure indirettamente, il sostegno di Piero Floris, segretario di Alpe che in una nota afferma: "In Valle d’Aosta non esiste pluralità nell'informazione: il servizio pubblico radiotelevisivo è totalmente asservito al potere regionale e le testate giornalistiche locali appartengono o fanno capo a precisi gruppi di potere". Alpe aveva un giornale e fino a che prendeva i soldi pubblici l'ha pubblicato poi lo ha quasi chiuso.

Ho risposto a Piero Floris: "Caro Piero, mi deludi. Fai di tutta l'erba un fascio. Fammi un esempio di quando noi vi abbiamo censurato o quando non vi abbiamo dato spazio. Il mio giornale non fa capo ad alcun gruppo, tant'é che per lungo tempo abbiamo pubblicato gratuitamente il vostro logo. Certo non condividiamo tutte le vostre strategie. Ma confondi libertà di stampa e di opinione con l'asservimento. Sono davvero deluso. Ma è un classico della sinistra presuntuosa, becera e sessantottina. Se tu e il tuo movimento non sapete comunicare e informare non potete incolpare altri. Se ben ricordi ho organizzato dibattiti pubblici tv e web tv per il vostro congresso. Chi altri ha fatto altrettanto?" Quella di Floris non è altro che un'altro capitolo di quella strategia di delegittimazione di chi non rispetta le opinioni altrui.

P.S: Ho scoperto che da Macao sono già arrivati clienti che spendono. Per il momento pochi. Ma stanno arrivando. Altro che casinò Titanic. So che una signora molto elegante si è avvicina al tavolo di punto banco (baccarà) con un milione di euro in fiches. Per scaramanzia faceva fare le puntate a una dama di compagnia. Dopo alcune ore di gioco la signora ha perso circa 900.000 euro. Ha fatto quindi richiesta di un altro milione di euro alla cassa del nostro casinò la quale ha fatto richiesta a Macao tramite mail. In soli 7 minuti, grazie agli accordi  di collaborazione tra Saint Vincent e Macao, alla signora è stato prontamente portato al tavolo verde il suo secondo milione di euro. Durante la partita la signora ha notato in una teca di vetro alcuni oggetti di Bulgari. Scelse un borsetta del valore di 4000 euro e l'ha fatta accreditare sul conto della sua camera al Resort senza neppure chiedere il prezzo. Alla fine della serata ha recuperato qualche cosa Ma  ha perso circa 600.000 euro. Soldi entrati nelle casse del casino e della Regione.

Sono queste le cose che spingono gli amici della Valle a continuare a lavorare, magari in silenzio e coperti di insulti. Amare la Valle d'Aosta è una cosa seria. Fermiamoci ai primi frutti della delegittimazione. Forse siamo a tempo.

piero.minuzzo@gmail.com

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