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CULTURA | 02 febbraio 2026, 12:46

Oeuvre Choisie, quando la Foire diventa memoria viva

Alla Foire de Saint-Ours 2026 il MAV – Museo dell’Artigianato Valdostano rinnova l’iniziativa “Oeuvre Choisie”, selezionando sedici opere capaci di raccontare la continuità tra tradizione e contemporaneità. Un progetto culturale che valorizza gli artigiani e rafforza il dialogo tra fiera, museo e identità valdostana

Lea Bérard

Lea Bérard

La Foire de Saint-Ours non è mai soltanto una fiera. È un rito collettivo, un passaggio di testimone, un momento in cui la Valle d’Aosta si riconosce nelle forme create dalle proprie mani. Anche nella sua 1026ª edizione, la millenaria manifestazione ha dimostrato di saper parlare al presente senza perdere il contatto con le proprie radici, grazie anche all’iniziativa “Oeuvre Choisie”, che il MAV – Museo dell’Artigianato Valdostano porta avanti con coerenza e convinzione da sedici anni.

Tra oltre mille banchi, il museo ha selezionato sedici opere che rappresentano un ideale fil rouge dell’artigianato valdostano di tradizione. Non una classifica, ma una scelta culturale basata su criteri chiari: uso consapevole dei materiali, tecniche di lavorazione, equilibrio formale, semplicità e proporzione. Elementi che raccontano un artigianato che non rincorre l’effetto, ma la qualità.

Durante i giorni della Foire, i manufatti prescelti sono stati contraddistinti dal logo “Oeuvre Choisie”, un segno riconoscibile che accompagna il visitatore in un percorso di lettura più profondo della fiera stessa, invitando a soffermarsi, osservare, comprendere.

Franco Collé

“In sedici anni di Oeuvre Choisie oltre 300 artigiani sono stati selezionati all’interno della Foire de Saint-Ours e le loro opere esposte al MAV”, sottolinea la responsabile del museo, Alessia Duroux. “È un’iniziativa a cui il museo tiene molto, perché crede fermamente nella necessità di mantenere saldo il legame tra passato e presente, tra l’aspetto culturale e quello produttivo dell’artigianato. La conoscenza della tradizione e delle manualità antiche può contribuire, oggi più che mai, a una produzione artigianale consapevole e di qualità”.

Parole che chiariscono il senso profondo dell’operazione: non cristallizzare la tradizione, ma renderla comprensibile e praticabile nel tempo presente. Il MAV, in questo modo, si conferma non solo luogo di conservazione, ma spazio di relazione viva con l’artigianato contemporaneo.

La selezione delle opere in fiera è stata curata da Barbara Bernardi-Gra-Tonetti, responsabile della tutela dei patrimoni del museo, che ha colto anche il valore umano e simbolico dell’iniziativa. “Ho riscontrato grande interesse da parte degli artigiani per questa iniziativa. Ormai la conoscono e la attendono di anno in anno, e quando la scelta ricade su una loro opera è motivo di grande orgoglio”, spiega. “Lo stesso vale per il MAV: portare al museo una vetrina dell’artigianato di oggi è fondamentale per mostrare che la tradizione continua”.

Un’affermazione che racconta bene il clima che si respira tra i banchi della Foire: consapevolezza, attesa, senso di appartenenza. Essere selezionati non significa “vincere”, ma essere riconosciuti come parte di un racconto collettivo che attraversa le generazioni.

I sedici artigiani premiati – Arizio Sergio, Atzei Vincenzo, Barmette Elvira, Berard Lea, Bethaz Giuseppe, Bionaz Lorenzino, Bionaz Paolo Matteo, Blanc Andrea, Cappellari Antonio, Collé Rino, Empereur Osvaldo, Ferré Clemy, Ferretti Silvano, Gadin Carlo, Jacquin Diego e Marcoz Antonio Stefano – restituiscono una fotografia ampia e coerente della produzione valdostana, dalla scultura in legno e in pietra alla lavorazione del ferro, dalla vannerie alla tornitura.

Le Oeuvre Choisie 2026 non resteranno un episodio legato ai giorni della fiera: dal 17 febbraio 2026 saranno esposte al MAV in una mostra dedicata, offrendo al pubblico l’occasione di osservare con calma ciò che alla Foire si coglie spesso solo di sfuggita.

In un tempo in cui la tradizione rischia di essere ridotta a slogan o a cartolina, iniziative come Oeuvre Choisie ricordano che l’artigianato valdostano è ancora un linguaggio vivo, capace di rinnovarsi senza perdere la propria anima. E che la Foire de Saint-Ours continua a essere non solo una festa popolare, ma un autentico fatto culturale.

je.fe.

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