Non è facile stare nel dolore dell’altro. È forse questa la consapevolezza più profonda emersa mercoledì 28 gennaio a Nus, durante la presentazione del libro È stata tutta vita di Valentina Mastroianni. Una serata che non ha cercato consolazioni facili né parole di circostanza, ma ha attraversato il dolore con rispetto, lucidità e una forza disarmante.
L’incontro si è trasformato rapidamente in qualcosa di più di una semplice presentazione letteraria. È stato uno spazio condiviso, necessario, in cui fragilità personali e collettive sono emerse senza difese, mettendo in discussione stereotipi radicati e il modo in cui la società affronta il lutto, la disabilità, la perdita. Un tempo sospeso, in cui il silenzio ha avuto lo stesso peso delle parole.
Accanto all’autrice, il contributo della consigliera Amanda Buzzi, della moderatrice Nicole Decurti, psicologa, e di Carlotta Acerbi della Libreria A la Page ha accompagnato il racconto con delicatezza e competenza, permettendo al pubblico di avvicinarsi a una storia che chiede ascolto vero, non pietà.
Al centro del libro c’è Cesare, Cece, un bambino capace di sorprendere e conquistare senza mai essere idealizzato. Cece costruisce la propria autostima sbagliando, cadendo e rialzandosi, come fanno tutti i bambini, ma con una forza che diventa insegnamento. Insegna a guardare il mondo con occhi nuovi, a cogliere la gioia nell’odore della pioggia, a illuminare un vicolo buio con il profumo che esce da una pasticceria. Piccole cose che, nel racconto, diventano essenziali.
Cesare è luce e guida per Valentina nell’oscurità. Cambia il suo cuore, ma finisce per parlare a tutti. Non come simbolo, ma come presenza viva, concreta, capace di rendere prezioso ciò che spesso passa inosservato. È in questa relazione che il dolore si trasforma, senza negarsi, in un cammino possibile.
Da questa esperienza nasce un insegnamento potente: il valore della comunicazione autentica, il coraggio di avvicinarsi all’altro senza paura di sbagliare, la necessità di superare preconcetti e discriminazioni che ancora oggi accompagnano la disabilità. La serata di Nus ha mostrato quanto il silenzio imbarazzato e la distanza possano ferire quanto, e più, delle parole sbagliate.
Soprattutto, Valentina Mastroianni invita a una scelta radicale e difficile: decidere cosa fare di ciò che accade. Perché, come ricorda il titolo del libro, “è tutta vita”. Anche quella che fa male, anche quella che spezza. Cambiare lo sguardo non cancella la sofferenza, ma può trasformarla in dono, in relazione, in responsabilità condivisa.
E allora Cesare non è solo un figlio. Diventa, nel racconto e nell’ascolto di chi c’era, un figlio di tutti. Un richiamo silenzioso ma potente a una comunità più attenta, più umana, capace di restare accanto senza fuggire. Una serata che non si chiude con un applauso, ma continua a lavorare dentro, a lungo.













