Ci sono serate che nascono come semplici momenti conviviali e finiscono per diventare occasioni culturali vere, capaci di lasciare traccia. Quella in programma martedì 17 febbraio ad Aosta, al ristorante Intrecci, è una di queste. Non una degustazione qualsiasi, non una conferenza ingessata, ma un incontro pensato per mettere in dialogo il vino con le parole, la competenza con la curiosità, il territorio con chi lo racconta ogni giorno.
Il Circolo Valdostano della Stampa conferma così, ancora una volta, la sua funzione più autentica: non solo casa dei giornalisti, ma spazio aperto alla comunità, luogo dove l’informazione incontra la cultura e dove la convivialità diventa strumento di approfondimento. Una scelta che porta la firma della presidente Mariagrazia Vacchina, da sempre attenta a tenere il Circolo lontano dall’autoreferenzialità e vicino ai temi che parlano davvero alla Valle d’Aosta.
Il vino, in questo caso, non è un pretesto. È sostanza. Perché parlare di viticoltura di montagna significa raccontare fatica, identità, resilienza, ma anche innovazione e capacità di comunicare un patrimonio fragile e prezioso. Farlo attraverso la figura del sommelier aggiunge un ulteriore livello di lettura: quello di chi traduce il territorio in linguaggio comprensibile, senza banalizzarlo.
La presenza di Alberto Levi come oratore interattivo è, da questo punto di vista, una garanzia. Il suo percorso parla da sé: sommelier dal 2008, degustatore ufficiale, relatore, già miglior sommelier valdostano, protagonista di concorsi nazionali, formatosi anche sul piano della comunicazione con un master biennale a Roma. Ma soprattutto, Levi è uno di quei professionisti capaci di raccontare il vino senza metterlo su un piedistallo, rendendolo accessibile senza svilirne la complessità.
Il suo legame con il CERVIM, il lavoro sulla viticoltura eroica, il ruolo di ambasciatore e la presidenza AIS Valle d’Aosta delineano una figura che incarna perfettamente il senso dell’incontro: valorizzare la montagna non come eccezione folkloristica, ma come modello culturale ed economico da comprendere fino in fondo.

La scelta del ristorante Intrecci non è casuale. È coerente con l’idea di intrecciare appunto saperi, sapori e relazioni, in un contesto informale ma curato, dove il dialogo può fluire libero, senza barriere tra relatori e pubblico. Ed è significativo che l’invito sia rivolto non solo agli organi di informazione, ma anche ai cittadini interessati: un segnale chiaro di apertura e di fiducia nell’intelligenza diffusa.
In un tempo in cui l’informazione rischia spesso di ridursi a slogan o a comunicazione frettolosa, iniziative come questa ricordano che la qualità passa anche dal tempo dedicato all’ascolto, dalla capacità di approfondire, dal piacere di capire. E che il vino, soprattutto in una regione come la Valle d’Aosta, è uno straordinario strumento narrativo, capace di raccontare molto più di ciò che contiene un calice.
Il Circolo Valdostano della Stampa, con questa proposta, ribadisce la sua volontà di essere presidio culturale attivo, non nostalgico, capace di innovare senza perdere radici. Un merito che va riconosciuto alla presidente Mariagrazia Vacchina, che continua a interpretare il suo ruolo con discrezione ma con visione, costruendo occasioni di valore reale.
Un appuntamento da segnare in agenda, dunque. Non solo per chi ama il vino, ma per chi crede che cultura e informazione abbiano ancora bisogno di luoghi fisici, di tavole condivise e di conversazioni vere. E, ogni tanto, anche di un buon bicchiere per aiutare le idee a circolare meglio.
Per prenotare la gradita presenza inoltrare chiamata/messaggio alla presidente del Circolo Mariagrazia Vacchina ( cell. 335.7070016)













