/ CRONACA

CRONACA | 04 novembre 2026, 20:37

4 Novembre: Mattarella richiama il valore della libertà e della pace: Aosta e Courmayeur commemorano i Caduti e rendono omaggio alle Forze Armate

Le celebrazioni del 4 Novembre in Valle d’Aosta, tra memoria, riconoscenza e attualità internazionale. Ad Aosta la cerimonia istituzionale dopo la Messa in Cattedrale, a Courmayeur il ricordo dei Caduti con il presidente del Consiglio Valle Stefano Aggravi. Al centro delle commemorazioni il sacrificio dei quattro italiani morti nella missione europea in Bosnia-Erzegovina e il richiamo del presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla difesa della libertà e dei valori costituzionali

4 Novembre: Mattarella richiama il valore della libertà e della pace: Aosta e Courmayeur commemorano i Caduti e rendono omaggio alle Forze Armate

La libertà non è un bene acquisito una volta per tutte, ma un patrimonio da custodire ogni giorno, attraverso la memoria, il senso delle istituzioni e la responsabilità di ciascun cittadino. È questo il messaggio che accompagna la Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, celebrata oggi, 4 novembre 2026, anche in Valle d’Aosta. Una ricorrenza che quest’anno assume un significato particolarmente intenso, alla luce della tragica scomparsa di due militari italiani e due volontari della Croce Rossa Italiana, impegnati nella missione europea EUFOR Althea in Bosnia-Erzegovina.

Un pensiero che si intreccia con le parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che nel suo messaggio per la ricorrenza ha richiamato il ruolo delle Forze Armate nella tutela della libertà, della sicurezza e della pace. Il motto scelto per le celebrazioni nazionali, «Forze Armate: a difesa della nostra libertà», sintetizza il significato di una giornata che non può limitarsi alla commemorazione dei Caduti, ma deve diventare anche occasione di riflessione sul presente e sulle responsabilità che derivano dall'appartenenza a una comunità nazionale.

Il Capo dello Stato ha posto al centro il valore del servizio alla Repubblica e il contributo delle donne e degli uomini in uniforme, che operano quotidianamente per garantire la sicurezza del Paese, anche in contesti internazionali complessi e rischiosi. Un impegno che, come dimostra la tragedia avvenuta in Bosnia-Erzegovina, può arrivare fino al sacrificio della propria vita. La memoria dei Caduti, dunque, non riguarda soltanto il passato, ma richiama il significato concreto della pace, della solidarietà e della difesa delle istituzioni democratiche.

Ad Aosta la giornata si è aperta con la Santa Messa nella Cattedrale, celebrata dal vescovo monsignor Franco Lovignana, per proseguire con la cerimonia militare in piazza Jardin de l’Autonomie. Un appuntamento che ha riunito le istituzioni regionali e comunali, le autorità civili e militari, gli studenti, le associazioni combattentistiche e d’Arma e numerosi cittadini.

Presenti il presidente della Regione autonoma Valle d’Aosta facente funzioni Luigi Giovanni Bertschy, il sindaco di Aosta Raffaele Rocco e il questore Angela Cannavale, insieme ai rappresentanti delle istituzioni del territorio. La partecipazione della comunità ha rappresentato un momento di riconoscenza verso quanti hanno perso la vita per l’Italia e verso chi continua a prestare servizio per la collettività, nelle Forze Armate e nei diversi corpi dello Stato.

La commemorazione si è svolta in un clima di particolare raccoglimento proprio per la morte dei quattro italiani coinvolti nella tragedia dell'elicottero della missione europea in Bosnia-Erzegovina: i sergenti dell’Esercito Simone Ruggia e Claudio Marchesi, il tenente Franco Adriano Zecchillo e il sergente Laura Procacci, appartenente al Corpo militare della Croce Rossa Italiana. Quattro vite spezzate mentre erano impegnate in un'attività di servizio, che hanno riportato al centro dell'attenzione il costo umano delle missioni internazionali e il valore di chi opera lontano da casa per contribuire alla sicurezza e alla stabilità.

Anche a livello nazionale il programma delle celebrazioni è stato segnato dalla commozione. A Roma il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, accompagnato dal ministro della Difesa Guido Crosetto e dalle più alte cariche dello Stato, ha preso parte alla deposizione di una corona d’alloro al Sacello del Milite Ignoto, presso l’Altare della Patria. La cerimonia militare nazionale si è svolta invece a Firenze, mentre al Circo Massimo il Villaggio Difesa, inizialmente concepito come spazio di incontro tra Forze Armate e cittadini, si è trasformato in un luogo di raccoglimento e vicinanza alle famiglie dei militari e dei volontari scomparsi.

Numerosi cittadini hanno voluto lasciare un fiore, un messaggio o dedicare una preghiera, trasformando quello spazio in una testimonianza collettiva di solidarietà. Un gesto semplice, ma significativo, che restituisce alla ricorrenza una dimensione profondamente umana e che supera le appartenenze e le differenze, riportando al centro il legame tra istituzioni e società.

La stessa riflessione ha accompagnato le celebrazioni a Courmayeur, dove questa mattina la comunità si è ritrovata davanti al monumento ai Caduti per la tradizionale commemorazione. Alla cerimonia ha partecipato anche il presidente del Consiglio regionale della Valle d’Aosta Stefano Aggravi, insieme alle autorità religiose, civili e militari e ai rappresentanti delle associazioni combattentistiche e d’Arma.

Dopo la deposizione della corona d’alloro e il momento di silenzio in memoria dei Caduti, sono stati letti i messaggi istituzionali del ministro della Difesa, a cura del maresciallo ordinario Theodule Valerio, e del presidente della Repubblica, affidato al tenente colonnello Patrick Farcoz, comandante del Centro Sportivo Esercito di Courmayeur.

Il sindaco Roberto Rota ha quindi preso la parola, partendo proprio dal motto nazionale di quest’anno: «Forze Armate a difesa della nostra libertà». Un richiamo che ha offerto l'occasione per affrontare il significato più profondo della ricorrenza. «La libertà non può mai essere data per scontata. Ha avuto un prezzo, e ha bisogno di essere custodita», ha sottolineato il primo cittadino, ricordando come il 4 novembre sia anche «un giorno che celebra la pace che segue il conflitto».

Nel suo intervento Rota ha insistito sulla necessità di distinguere il patriottismo dal nazionalismo, richiamando la differenza tra chi costruisce ponti e chi innalza muri. Un passaggio che assume particolare rilevanza in una fase storica segnata da conflitti internazionali, tensioni geopolitiche e nuove fragilità sociali. Il ricordo dei quattro italiani morti in Bosnia-Erzegovina ha quindi rappresentato il momento più doloroso della commemorazione, insieme alla vicinanza alle famiglie e ai colleghi delle vittime.

Il sindaco ha voluto inoltre ringraziare tutte le persone che, spesso lontano dai riflettori, garantiscono quotidianamente servizi essenziali alla comunità: dalle Forze dell’ordine alla Protezione civile, dai volontari al personale sanitario e scolastico. Un riconoscimento che allarga il significato della giornata, collegando la difesa del Paese non soltanto alla dimensione militare, ma anche alla coesione sociale e alla capacità delle istituzioni di rispondere ai bisogni dei cittadini.

Da qui la domanda posta da Rota sul senso di ritrovarsi ogni anno davanti ai monumenti ai Caduti mentre, in diverse parti del mondo, le guerre continuano a provocare vittime e distruzione. «Forse no, non avrebbe senso trovarsi qui se tutto restasse confinato a questo momento. Ma ha senso, eccome, se da qui ripartiamo con la consapevolezza che la pace non è uno stato garantito: è una costruzione quotidiana».

Una costruzione che, secondo il primo cittadino, deve cominciare dai luoghi in cui si formano le coscienze: le famiglie, le scuole e le comunità. Anche attraverso gesti concreti, come il contrasto al bullismo e a ogni forma di violenza. «Questo monumento non è solo pietra e bronzo: è un invito», ha affermato Rota, invitando ciascuno a interrogarsi sul proprio contributo alla costruzione di una società più giusta.

Il suo intervento si è concluso con un messaggio rivolto alla responsabilità individuale: «Se anche una sola persona, tornando a casa, si chiederà che cosa stiamo facendo – ciascuno di noi – per costruire un mondo più giusto e meno violento, allora questo momento non sarà stato inutile».

La cerimonia di Courmayeur è proseguita con la lettura della Preghiera del Combattente da parte dell’alpino Roberto Rouffier, seguita dalla benedizione impartita dal parroco don Gregorio Mrowczynski. A chiudere la commemorazione, le note dell’Inno nazionale.

Tra Aosta e Courmayeur, il 4 Novembre ha così riportato al centro tre dimensioni strettamente legate tra loro: la memoria storica, il ruolo delle Forze Armate nella difesa della Repubblica e la responsabilità civile delle comunità. Una ricorrenza che, oltre il protocollo delle cerimonie, richiama anche il valore economico e sociale della sicurezza, della stabilità e della pace, condizioni indispensabili per la vita democratica, lo sviluppo dei territori e la tutela dei diritti.

Ed è proprio dalla tragedia dei quattro italiani morti in Bosnia-Erzegovina che arriva il richiamo più forte a non considerare scontato il servizio prestato per il Paese. Come ha ricordato Sergio Mattarella, la libertà è un patrimonio da difendere e custodire: un principio che trova nelle Forze Armate uno dei suoi presidi istituzionali e nella partecipazione consapevole dei cittadini la sua più ampia garanzia. La memoria dei Caduti, dunque, non è soltanto un dovere verso il passato, ma un impegno verso il futuro della Repubblica.

pi.mi.

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore