La preoccupazione è forte e il futuro resta incerto. Attorno alla Cogne Acciai Speciali si apre una fase delicata, dopo l’annuncio dello stop alla produzione a fine anno e della chiusura di alcuni reparti per nove settimane. Una prospettiva che allarma i sindacati, soprattutto perché non è ancora chiaro se si tratti di una difficoltà temporanea o del segnale di problemi destinati a protrarsi anche nei primi mesi del 2027. È questo il nodo emerso dall’incontro di oggi, 20 ottobre, in Regione, durato quasi due ore, tra il presidente Renzo Testolin, l’assessore alle Attività produttive Luigi Bertschy e i rappresentanti sindacali.
Al termine del confronto, la posizione comune è stata quella di condividere la preoccupazione per quanto sta accadendo e di monitorare insieme l’evoluzione della situazione. Ma per i sindacati la condivisione dell’allarme non basta: servono risposte concrete dall’azienda, a partire dalla durata delle difficoltà e dalle prospettive produttive e occupazionali dello stabilimento.
«Non è chiaro a tutt’oggi se il problema è limitato a questo periodo, da qui a fine anno, o se è un problema più ampio che riguarderà i primi mesi dell’anno prossimo», ha spiegato Claudio Albertinelli, segretario del Savt. Da qui la richiesta di un «incontro urgente» con la direzione della Cogne Acciai Speciali, affinché venga chiarito il quadro e siano fornite indicazioni precise sul futuro.
La richiesta è sostenuta da Cgil, Cisl, Uil e Savt, che intendono ottenere dall’azienda elementi sufficienti per valutare i prossimi passi. «Servono risposte», ha ribadito Albertinelli, precisando che, in assenza di chiarimenti, potrebbe essere valutato anche un confronto al ministero. L’obiettivo è comprendere quale sia il piano industriale e, soprattutto, se l’azienda stia affrontando una difficoltà circoscritta al presente oppure una crisi capace di condizionare anche il futuro.
Sulla stessa linea Chiara Maffè, segretaria della Uil Piemonte, secondo cui saranno le categorie sindacali a chiedere direttamente un incontro alla direzione aziendale. «Vogliamo avere risposte un po’ più concrete e un po’ più di trasparenza», ha sottolineato, mettendo al centro la necessità di superare le incertezze che accompagnano l’annuncio delle fermate produttive.
A rendere ancora più teso il clima è il modo in cui, secondo i sindacati, si è arrivati alla decisione di fermare i reparti. Dall’interlocuzione che la Regione ha avuto ieri, 19 ottobre, con la Cogne Acciai Speciali sarebbe emersa la rassicurazione aziendale sul fatto che il 2027 non sarà un anno segnato dal buio produttivo. Una prospettiva che, tuttavia, non ha dissipato i dubbi delle organizzazioni dei lavoratori.
«Da parte dell’azienda è stato postulato che non ci sarà un 2027 buio», ha riferito Igor De Belli, segretario generale della Cgil. Il giudizio sindacale sul comportamento della società resta però severo: «Dal nostro punto di vista il suo comportamento è stato biasimevole, perché non si può passare in due settimane dal trattare un integrativo dopo averlo disdettato e poi spuntare che bisogna chiudere per nove settimane dei reparti».
Il riferimento è al confronto sull’integrativo aziendale, interrotto dalla disdetta dell’accordo e poi seguito dall’annuncio delle fermate. Una sequenza che, per i sindacati, solleva interrogativi sulla gestione delle relazioni industriali e sulla capacità dell’azienda di offrire un quadro trasparente delle proprie intenzioni. Il problema, dunque, non riguarda soltanto l’organizzazione della produzione nelle prossime settimane, ma investe anche il rapporto di fiducia tra direzione e lavoratori.

ph. repertorio
Per la Valle d’Aosta, la vicenda ha un peso che va oltre i cancelli dello stabilimento. La Cogne Acciai Speciali rappresenta una realtà industriale strategica per l’economia regionale e per l’occupazione. Le decisioni sulle fermate produttive, sulle prospettive degli impianti e sull’organizzazione del lavoro possono avere ricadute dirette sui dipendenti e sulle loro famiglie, ma anche sull’indotto e sul tessuto economico che ruota attorno all’industria siderurgica.
La Regione, condividendo le preoccupazioni espresse dalle organizzazioni sindacali, si trova ora a svolgere un ruolo di interlocuzione e vigilanza, cercando di mantenere aperto il confronto e di ottenere elementi utili a valutare l’evoluzione della situazione. Il prossimo passaggio decisivo sarà quindi l’incontro con l’azienda: senza informazioni chiare sulle ragioni delle fermate, sulla loro durata e sulle prospettive per il 2027, sarà difficile distinguere una riorganizzazione temporanea da una difficoltà industriale più strutturale.
La partita si gioca sulla capacità di trasformare le rassicurazioni in impegni verificabili. Per i lavoratori, conoscere il futuro produttivo dello stabilimento significa poter guardare con maggiore sicurezza ai prossimi mesi; per la Valle d’Aosta, significa tutelare una componente fondamentale della propria base industriale. L’allarme lanciato oggi in Regione non equivale ancora alla conferma di una crisi destinata a prolungarsi, ma segnala che le risposte dell’azienda non possono più essere rinviate: la trasparenza sul piano industriale e sulle prospettive occupazionali è la condizione necessaria per evitare che l’incertezza diventi essa stessa un fattore di crisi.













