La Proposta di Legge regionale n. 28, che stanzia 20,6 milioni di euro nel biennio 2026-2027 per introdurre sconti sulle bollette elettriche dei residenti, ignora i veri bisogni delle famiglie.
Sebbene l’investimento di risorse pubbliche per contrastare l’impatto dei costi energetici sia un segnale positivo, l’impianto della norma appare profondamente distorto, iniquo e slegato dalle reali priorità di un territorio montano.
Vi sono tre gravissimi limiti strutturali nel testo attualmente al vaglio del Consiglio Regionale:
1. Il paradosso del riscaldamento ignorato: In una regione alpina come la nostra, la vera emergenza per le famiglie a basso reddito non è la bolletta della luce (che incide mediamente per 300-500 euro all'anno), ma la spesa per il riscaldamento, che supera facilmente i 2.000-3.000 euro a stagione. Intervenire solo sui chilowattora elettrici significa ignorare la vera povertà energetica!
2. La beffa per gli utenti del teleriscaldamento: Il testo dimentica completamente le migliaia di famiglie della città di Aosta allacciate alla rete di teleriscaldamento gestita da Telcha. Gli utenti in regime di monopolio termico, spesso residenti in complessi di edilizia residenziale pubblica (case ARER), hanno subito in questi anni rincari drammatici e ingiusti. Questa legge riconoscerà loro pochi spiccioli di sconto sulla luce, lasciandoli completamente scoperti e indifesi davanti a bollette termiche insostenibili.
3. Una misura "a pioggia" che punisce chi è virtuoso: L’agevolazione prescinde totalmente dall'indicatore ISEE. Un miliardario e una famiglia in difficoltà economica riceveranno lo stesso identico bonus.
Non solo: lo sconto si calcola esclusivamente sull’energia prelevata dalla rete. Chi spreca o non ha efficientato la propria casa riceverà il massimo del beneficio (fino a 450 euro), mentre i cittadini virtuosi che hanno investito risparmi nel fotovoltaico o nelle pompe di calore verranno penalizzati con rimborsi minimi, pur dovendo sostenere elevati costi fissi di rete ("quota potenza") per i loro contatori.
Non è corretto che oltre 20 milioni di euro di soldi pubblici, derivanti dai dividendi che la comunità valdostana incassa dalla propria società energetica CVA, vengano polverizzati in un’operazione di marketing politico a pioggia.
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Sarebbe logico e corretto che il Consiglio Regionale attui un cambio di rotta prima dell'approvazione definitiva, attraverso emendamenti che introducano:
Criteri ISEE stringenti: l'aiuto deve andare a chi si trova in reale stato di bisogno, non a chi possiede redditi elevati o seconde case inutilizzate.
L'estensione al comparto termico: i fondi devono poter essere utilizzati per abbattere i costi del teleriscaldamento ad Aosta e per sostenere l'acquisto di combustibili nelle vallate non metanizzate.
Il ristoro dei costi fissi per i virtuosi: azzeramento della "quota potenza" per chi ha installato impianti da fonti rinnovabili o fa parte delle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER), sanando un paradosso normativo inaccettabile.
Le risorse ci sono, ma vanno usate con equità sociale e lungimiranza ambientale.













