Ci sono momenti nei quali una comunità si riconosce non nelle parole che pronuncia, ma nelle mani che tende. E ci sono cifre che, da sole, sembrano soltanto numeri, ma che acquistano un significato completamente diverso quando dietro quelle cifre ci sono bambini malati, donne che combattono contro un tumore, persone che affrontano ogni giorno la fatica della sofferenza. È questa la storia che raccontano i 32.283 euro raccolti dagli Alpini valdostani con l’Operazione Stella Alpina. Una storia fatta di generosità, volontariato e vicinanza. Ma soprattutto una storia che parla di una Valle d’Aosta che, davanti alla fragilità, sceglie ancora di esserci.
La consueta riunione mensile del Consiglio della Sezione Alpini Valdostana è diventata così l’occasione per trasformare una raccolta fondi in tre aiuti concreti. I contributi, frutto della mobilitazione realizzata in tutti i comuni della regione dai Gruppi Alpini nel fine settimana di sabato 21 e domenica 22 giugno, sono stati consegnati alle tre associazioni individuate dalla commissione esaminatrice. A ciascuna sono andati 10.761 euro.
Dietro quel risultato c'è innanzitutto una straordinaria partecipazione popolare. Perché una raccolta come questa non vive soltanto dell'organizzazione di chi la promuove, ma della risposta delle persone. Sono loro, con una donazione magari piccola, a rendere possibile il risultato finale. È la forza delle comunità quando tanti gesti individuali diventano un unico gesto collettivo.
Il primo contributo è stato destinato all’Associazione Ana Moise, impegnata nell’accoglienza e nel sostegno di bambini ammalati provenienti da Paesi in via di sviluppo, dove spesso non esistono le condizioni necessarie per curare patologie che, altrove, possono invece essere affrontate. A rappresentare l’associazione era presente Ezio Stocchero. In questa realtà la solidarietà assume il volto più delicato che si possa immaginare: quello di un bambino che arriva da lontano perché la speranza di guarire passa anche dalla possibilità di essere accolto e curato.
È difficile rimanere indifferenti davanti a storie simili. E proprio per questo il contributo degli Alpini assume un valore che va oltre l’aspetto economico. Quei 10.761 euro potranno contribuire a sostenere un percorso di cura, un'accoglienza, un'assistenza. Potranno diventare qualcosa di concreto nella vita di una famiglia che, in un momento drammatico, ha trovato qualcuno disposto ad aprire una porta.
La seconda parte della raccolta è stata destinata a V.I.O.L.A., associazione nata per sostenere le donne colpite dal tumore al seno. Alla consegna erano presenti Annamaria Actis e Anna Dal Canton. Anche qui il significato della solidarietà va ben oltre il semplice sostegno materiale. Una diagnosi di tumore cambia la vita di una persona e spesso anche quella di chi le sta vicino. Accanto alle cure ci sono paure, domande, momenti di solitudine e la necessità di sentirsi accompagnati.
Il sostegno alle associazioni che operano in questo campo significa allora rafforzare una rete sociale che diventa fondamentale proprio quando la persona si sente più fragile. La malattia può isolare, mentre la solidarietà prova a ricucire. Può togliere certezze, mentre la presenza degli altri prova a restituire fiducia.
Il terzo contributo è stato consegnato al Centro Volontari per la Sofferenza, rappresentato da Laura Besusso. È forse proprio la parola “sofferenza” a riassumere meglio il senso dell’intera iniziativa. Perché non tutte le fragilità hanno la stessa forma e non tutte le persone chiedono le stesse cose. Ma tutte hanno bisogno, almeno una volta, di sapere di non essere sole.
I rappresentanti delle tre associazioni hanno ringraziato le persone che hanno contribuito alla raccolta e gli Alpini per la loro organizzazione e per quella disponibilità che, ancora una volta, si è trasformata in un servizio alla comunità. È un riconoscimento importante, perché racconta un modello di volontariato che in Valle d’Aosta continua ad avere un peso significativo: una presenza capace di mobilitarsi rapidamente, ma soprattutto capace di costruire rapporti e fiducia nel corso degli anni.
In una fase nella quale le istituzioni pubbliche devono fare i conti con risorse sempre più preziose e con bisogni sociali crescenti, il volontariato rappresenta una componente fondamentale del tessuto valdostano. Non può e non deve sostituirsi alla politica e ai servizi pubblici, ma può fare ciò che nessuna struttura burocratica riesce a fare fino in fondo: mettere al centro la persona, guardarla negli occhi, ascoltarla e accompagnarla.
La serata ha avuto anche un importante significato istituzionale grazie alla presenza del nuovo comandante del Centro Addestramento Alpino, il Generale di Brigata Carlo Di Somma. Nel suo saluto al Consiglio Sezionale ha espresso la propria vicinanza all’Associazione Nazionale Alpini e ha auspicato per il prossimo futuro una collaborazione fondata su intenti e finalità comuni, nel segno del legame tra Alpini in armi e Alpini in congedo.
È un rapporto che in Valle d’Aosta assume un significato particolare. Gli Alpini, infatti, non sono soltanto una realtà militare e non sono soltanto un'associazione di memoria. Sono una presenza viva nel territorio. La divisa e il cappello alpino rappresentano esperienze differenti, ma possono incontrarsi proprio sul terreno dei valori, della solidarietà e del servizio alla comunità.
Ed è forse questo il punto più importante dell’intera vicenda. Perché l’Operazione Stella Alpina non racconta soltanto quanti soldi sono stati raccolti. Racconta una scelta. La scelta di dedicare tempo, energie e attenzione a qualcuno che sta attraversando un momento difficile. Racconta una comunità che, almeno per un giorno, ha deciso di mettere da parte le proprie preoccupazioni per occuparsi di quelle degli altri.
In tempi nei quali il dibattito pubblico è spesso dominato dalle divisioni, dalle contrapposizioni e dalla ricerca di ciò che ci separa, una vicenda come questa ricorda invece quanto sia importante ciò che ci unisce. Non servono grandi parole per spiegare la solidarietà. Basta osservare cosa succede quando una persona decide di donare e un'altra decide di raccogliere, organizzare, distribuire e trasformare quella donazione in aiuto.
La Stella Alpina, allora, diventa qualcosa di più di un nome. Diventa il simbolo di una comunità che non vuole perdere il senso della responsabilità verso gli altri. 32.283 euro sono il risultato visibile. Quello invisibile è molto più grande: sono le persone incontrate, le porte aperte, le mani strette, le speranze alimentate.
E forse la lezione più bella arriva proprio da qui. In una Valle d’Aosta che cambia, che deve affrontare nuove difficoltà economiche e sociali e che, come ogni territorio, rischia talvolta di vedere indebolirsi i propri legami comunitari, esiste ancora una forza capace di tenere insieme le persone: quella del volontariato. Gli Alpini, con questa iniziativa, hanno ricordato che “esserci” non è una parola vuota, ma una responsabilità.
Perché quando un bambino malato trova accoglienza, quando una donna che combatte contro il tumore sente di avere qualcuno al proprio fianco, quando una persona nella sofferenza scopre di non essere stata dimenticata, allora una raccolta fondi diventa molto più di una raccolta fondi. Diventa un messaggio. E quel messaggio, in fondo, è semplice e potentissimo: nessuno dovrebbe essere lasciato solo.
È questa la Stella Alpina che vale la pena raccontare. Non soltanto quella che brilla sulle montagne, ma quella che, attraverso la generosità delle persone, continua ad accendersi nelle vite di chi ha più bisogno.













