Il nuovo Codice della Strada doveva essere, nella narrazione del ministro Matteo Salvini, uno dei simboli della sua politica sulla sicurezza e della capacità del governo di mettere ordine in una materia delicata. Invece, a riforma ancora in assestamento, il ministero torna a intervenire sulle multe e consegna agli operatori una nuova tabella che modifica nuovamente il quadro sanzionatorio. Il documento è stato trasmesso il 3 settembre 2026 nell'ambito della consultazione con associazioni e soggetti interessati e non rappresenta ancora un sistema definitivamente entrato in vigore.
Il punto politico è proprio questo. Una riforma presentata come una svolta per rendere più chiaro e più efficace il Codice della Strada continua invece a essere ritoccata. Prima le discussioni e le correzioni su alcune delle norme più controverse, ora una nuova revisione delle sanzioni. Il risultato è un impianto che, almeno per il momento, appare più come un cantiere ancora aperto che come una riforma finalmente stabilizzata.
I numeri raccontano però una realtà più articolata di quella suggerita dal titolo sulle multe più care. La nuova tabella riguarda 795 fattispecie sanzionatorie. Soltanto 66, pari all'8%, prevedono un aumento, mentre tutte le altre vengono ridotte, in alcuni casi anche sensibilmente. Secondo il ministero, considerando l'intero sistema, l'impatto sanzionatorio dovrebbe diminuire di circa il 7%.
È un dato che il ministro potrà utilizzare per sostenere che non siamo davanti a un indiscriminato aumento delle multe. Ma proprio qui emerge una delle ambiguità politiche dell'operazione: mentre il governo può rivendicare una riduzione complessiva, alcune delle sanzioni che aumentano riguardano comportamenti considerati particolarmente significativi sotto il profilo della sicurezza e arrivano a cifre che pesano concretamente sulle famiglie.
Il caso più evidente è quello della circolazione senza assicurazione. La sanzione passa da 866 a 1.000 euro, con un aumento di 134 euro. Il ministero inserisce questa scelta tra gli incrementi più consistenti motivati dalla “pericolosità sociale della condotta” o dal fatto che la sanzione attuale sarebbe sottovalutata.
Non è l'unico intervento. Chi non rispetta le regole della precedenza durante manovre come immissione, retromarcia e inversione di marcia vedrà la sanzione passare da 42 a 80 euro. Anche in questo caso il criterio dichiarato è quello di intervenire sui comportamenti ritenuti più pericolosi.
Ma la vera novità quantitativa è rappresentata dalle 85 nuove fattispecie, pari all'11% del totale. Sono state inserite, spiega il ministero, anche sulla base delle segnalazioni della Polizia locale per comportamenti considerati gravi ma privi, nel codice vigente, di una sanzione specifica. L'obiettivo è eliminare incertezze interpretative e rendere più semplice l'attività di controllo sul territorio.
Tra queste compare il divieto di accendere fuochi nei pressi della strada, con una sanzione che passa da 250 a 1.000 euro. Una scelta severa, giustificata dal rischio che fumo e fiamme possano creare condizioni di pericolo per chi circola.
Altra partita è quella della mobilità urbana. Per la circolazione con monopattini quando questi intralciano i pedoni è prevista una sanzione da 40 a 160 euro. La stessa forchetta riguarda la circolazione sul marciapiede dei veicoli a due o tre ruote. Qui il legislatore interviene su uno dei terreni più controversi della mobilità contemporanea: quello della convivenza tra automobili, motocicli, monopattini e pedoni negli spazi sempre più congestionati delle città.
È un problema che va oltre la semplice multa. La diffusione dei nuovi mezzi di mobilità ha modificato abitudini e spazi urbani, ma le infrastrutture non sempre hanno seguito lo stesso ritmo. Il risultato è un conflitto quotidiano che coinvolge soprattutto i pedoni, chiamati a condividere marciapiedi e spazi urbani con mezzi pensati per rendere gli spostamenti più rapidi e sostenibili.
Ed è proprio sulla sicurezza che Salvini ha costruito gran parte della propria comunicazione politica sul nuovo Codice della Strada. Il problema è che una politica efficace sulla sicurezza non può esaurirsi nell'aumento di una multa. Servono controlli, prevenzione, manutenzione delle strade, infrastrutture adeguate e una presenza effettiva delle istituzioni sul territorio. Se il cittadino vede soltanto l'aumento della sanzione, mentre continua a confrontarsi con strade dissestate, segnaletica insufficiente o controlli discontinui, il rischio è che la politica della sicurezza venga percepita soprattutto come una politica della penalizzazione.
Ed è qui che la riforma offre a Salvini anche un problema politico. Il ministro può rivendicare che il saldo complessivo delle multe scenderà del 7%, ma deve contemporaneamente spiegare perché una riforma che avrebbe dovuto semplificare il sistema continua a essere corretta e aggiornata. La consultazione ancora in corso dimostra che il quadro non è definitivo e che il confronto con associazioni e operatori non è ancora concluso.
Non è un dettaglio burocratico. È la differenza tra una norma annunciata e una norma realmente consolidata. E per un ministro che ha fatto della comunicazione sulla sicurezza stradale uno dei suoi cavalli di battaglia, ogni nuova modifica espone inevitabilmente la riforma a una domanda scomoda: perché un sistema presentato come una svolta ha ancora bisogno di essere continuamente aggiustato?
La risposta del ministero è che si tratta di una revisione razionale, mirata e complessivamente meno onerosa per gli automobilisti. La nuova tabella, infatti, concentra gli aumenti su un numero limitato di comportamenti e riduce molte altre sanzioni. È una tesi sostenibile sul piano dei numeri, ma non cancella il problema politico della continuità degli interventi.
Perché dietro le 795 fattispecie non ci sono soltanto percentuali e tabelle ministeriali. Ci sono milioni di automobilisti, lavoratori che utilizzano l'auto ogni giorno, famiglie che devono fare i conti con assicurazioni sempre più costose e cittadini che chiedono sicurezza senza sentirsi semplicemente trattati come potenziali trasgressori. La multa da 1.000 euro per chi è privo di assicurazione può essere considerata uno strumento di deterrenza necessario, ma per chi la subisce rappresenta comunque una cifra tutt'altro che simbolica.
La questione diventa quindi più ampia della singola sanzione. Il Codice della Strada è anche uno strumento di politica sociale, perché stabilisce quanto costa sbagliare, quanto pesa una violazione e quale rapporto si crea tra cittadino e istituzione. E proprio per questo dovrebbe essere stabile, comprensibile e soprattutto credibile.
Salvini ha scelto di presentarsi come il ministro della sicurezza stradale. Ora dovrà dimostrare che la sicurezza non è soltanto una questione di multe, annunci e modifiche successive, ma un progetto complessivo capace di produrre risultati sulle strade. La nuova tabella può essere un passo in quella direzione, ma per ora racconta soprattutto una riforma ancora in movimento.
E forse è proprio questo il dato politico più interessante. Dietro le 85 nuove sanzioni, i 66 aumenti e il promesso calo complessivo del 7% si intravede una domanda che riguarda direttamente il ministro: quando finirà il tempo delle correzioni e comincerà quello della verifica dei risultati? Perché alla fine non saranno le tabelle del ministero a dire se la riforma ha funzionato. Saranno le strade, gli incidenti evitati, i comportamenti cambiati e la fiducia dei cittadini. E se l'obiettivo, come sostiene il ministero, è colpire soprattutto ciò che rappresenta una reale “pericolosità sociale”, allora sarà proprio sulla capacità di distinguere sicurezza da semplice repressione che Salvini dovrà giocarsi la credibilità della sua riforma.













