È uno di quei momenti nei quali un’opera pubblica, dopo anni di progettazione, procedure, lavori e difficoltà tecniche, comincia finalmente ad assumere una forma concreta e riconoscibile. Nella galleria Saint-Oyen è stato abbattuto il diaframma che separava i due fronti di scavo, completando così lo sfondamento del tunnel principale della Variante di Etroubles-Saint-Oyen sulla statale 27 “del Grand San Bernardo”.
Per ragioni di sicurezza, legate all’instabilità del diaframma, lo sfondo non è stato accompagnato da una cerimonia pubblica e si è svolto alla presenza delle sole maestranze e dei tecnici impegnati nel cantiere. Ma il significato dell’operazione va ben oltre la sua dimensione simbolica. Con la conclusione dello scavo, infatti, viene superata la parte tecnicamente più delicata della realizzazione della galleria naturale, lunga circa 3,9 chilometri, che costituisce il cuore dell’intera variante.
Il Commissario Straordinario e amministratore delegato di Anas, Claudio Andrea Gemme, ha definito l’abbattimento del diaframma “un passaggio concreto per l’avanzamento dei lavori di costruzione della Variante”, sottolineando come questo momento rappresenti “la fine dei lavori di scavo, l’elemento tecnicamente più delicato e sensibile dell’opera”. Una valutazione che fotografa bene la fase raggiunta dal cantiere: non siamo ancora alla conclusione dell’intervento, ma è stato superato uno degli ostacoli più importanti.
La completa percorribilità del tunnel all’interno del cantiere produce inoltre un effetto pratico immediato sull’organizzazione dei lavori. Come ha spiegato Gemme, i mezzi d’opera potranno infatti muoversi “più rapidamente e in modo più funzionale all’interno del cantiere”, migliorando l’organizzazione delle numerose attività che devono ancora essere portate a termine.
Il tunnel, insomma, non è più soltanto uno scavo da completare. Diventa progressivamente l’asse attorno al quale si sviluppano le successive lavorazioni.
Il prossimo passaggio riguarda infatti il rivestimento definitivo della galleria. Sono già in corso i getti della calotta, insieme alla realizzazione del cunicolo di evacuazione interrato che percorre l’intero tracciato. Parallelamente procedono la costruzione della fondazione stradale e le opere necessarie alla raccolta e allo smaltimento delle acque.
Si tratta di lavorazioni meno spettacolari rispetto allo sfondamento del tunnel, ma decisive per trasformare il grande scavo in un’infrastruttura stradale effettivamente utilizzabile. Il cronoprogramma indica nel corso del 2026 il termine previsto delle opere civili.
A quel punto il cantiere entrerà ancora più decisamente nella fase impiantistica. All’interno della galleria dovranno essere installati gli impianti di ventilazione, illuminazione e antincendio, oltre ai sistemi di videosorveglianza, alla sensoristica e alle altre dotazioni necessarie a garantire la sicurezza degli automobilisti.
È proprio questo uno degli aspetti che spesso rimangono meno visibili all’esterno, ma che assumono un peso determinante quando si realizza una moderna infrastruttura in galleria. Il tunnel non sarà infatti soltanto uno spazio scavato nella montagna: dovrà essere dotato di un articolato sistema tecnologico capace di monitorare continuamente le condizioni di esercizio e di intervenire, attraverso procedure automatizzate, in caso di emergenza.
Gli impianti saranno collegati alla Sala Operativa Territoriale Anas di Torino, attiva 24 ore su 24, creando un collegamento permanente tra l'infrastruttura e il sistema di controllo dell'ente gestore.
Il completamento della parte impiantistica, anche alla luce dell’adeguamento alle più recenti norme tecniche, è previsto in vista dell’apertura al traffico entro il 2027.
È questa, dunque, la data destinata a diventare il vero punto di riferimento per il territorio. Se il 2026 rappresenta l’anno nel quale il cantiere può chiudere sostanzialmente la fase delle opere civili, il 2027 dovrebbe essere quello nel quale la variante entrerà finalmente nella vita quotidiana della comunità.
E qui emerge la dimensione politica dell’opera. La Variante di Etroubles-Saint-Oyen non rappresenta infatti soltanto un intervento di ingegneria stradale. È una scelta infrastrutturale destinata a modificare il rapporto tra la statale 27, gli abitati dell’alta valle e il collegamento internazionale verso il Gran San Bernardo e la Svizzera.
Il progetto prevede una variante in galleria tra Etroubles e Saint-Oyen, a circa 6 chilometri dal confine svizzero. Il nuovo tracciato avrà un’estensione complessiva di circa 4,4 chilometri e sarà classificato come strada extraurbana secondaria di categoria C2.
La carreggiata avrà una larghezza complessiva di 9,50 metri, con due corsie da 3,50 metri, una per ciascun senso di marcia, e banchine laterali da 1,25 metri.
Numeri che raccontano soltanto in parte la portata dell’intervento. La vera trasformazione sarà infatti quella prodotta dalla galleria naturale Saint-Oyen, che con i suoi circa 3,9 chilometri consentirà di spostare una parte rilevante del traffico fuori dagli attuali attraversamenti e dalle sezioni più problematiche della statale.
Accanto alla galleria principale sono previste una galleria di servizio di circa 500 metri, una rotatoria di intersezione con la statale 27 all’inizio del tratto e uno svincolo al termine della variante.
Completano l’intervento il viadotto Etroubles, a tre campate e lungo circa 130 metri, e il viadotto Cret, anch’esso a tre campate, con una lunghezza di circa 125 metri. Sono inoltre previste opere specifiche per l’inserimento ambientale dei due imbocchi della galleria.
L’obiettivo è dunque duplice: migliorare le condizioni di percorrenza della statale e ridurre l’impatto del traffico sugli abitati direttamente interessati dall’attuale tracciato.
Per le comunità locali, questo secondo aspetto potrebbe essere importante quanto il primo. La sicurezza stradale, la qualità della vita, il rumore, la convivenza tra traffico di attraversamento e residenti sono elementi che difficilmente possono essere tradotti soltanto in chilometri di strada costruita.
La nuova infrastruttura potrebbe contribuire a separare maggiormente il traffico di lunga percorrenza dalla mobilità locale, restituendo agli abitati una funzione più coerente con la loro dimensione e con la vocazione turistica e residenziale dell’alta valle.
C’è poi la questione economica. Il collegamento verso il Gran San Bernardo non è una strada qualsiasi: rappresenta una delle direttrici attraverso le quali la Valle d’Aosta dialoga con il Vallese e con la Svizzera. Migliorare affidabilità e sicurezza del collegamento significa intervenire su una delle infrastrutture che sostengono la mobilità delle persone, il trasporto delle merci e i rapporti economici transfrontalieri.
La variante va quindi letta anche all’interno di una questione più ampia: quella della capacità della Valle d’Aosta di mantenere collegamenti efficienti con i territori confinanti e di garantire alle proprie comunità di montagna infrastrutture adeguate alla loro posizione geografica.
In una regione caratterizzata dalla presenza di importanti valichi alpini, la qualità delle infrastrutture non è un elemento accessorio. È una componente della competitività territoriale.
Per questo la conclusione dello scavo assume un significato che va oltre il cantiere. Ogni chilometro di galleria completato rappresenta un passo verso una maggiore continuità del collegamento, ma anche verso una diversa organizzazione della mobilità nell’alta Valle del Gran San Bernardo.
Resta naturalmente da affrontare la parte finale del percorso. Una galleria scavata non è ancora una galleria aperta al traffico: tra lo sfondamento e l’inaugurazione rimangono le opere civili, le pavimentazioni, gli impianti, le verifiche, i collaudi e tutte le procedure necessarie a garantire che l’infrastruttura possa entrare in esercizio nel rispetto degli standard di sicurezza.
Il traguardo indicato per il 2027 sarà quindi importante non soltanto perché concluderà materialmente un grande cantiere, ma perché permetterà di verificare sul campo gli effetti della nuova infrastruttura.
Per Etroubles e Saint-Oyen, la speranza è che il nuovo collegamento significhi meno traffico di attraversamento e una maggiore vivibilità degli abitati. Per l’alta valle, significa poter contare su una statale più moderna e funzionale. Per l’intera Valle d’Aosta, significa rafforzare una direttrice strategica verso la Svizzera.
Ed è proprio questa la dimensione più ampia che accompagna l’abbattimento dell’ultimo diaframma. Il lavoro degli operai e dei tecnici ha aperto fisicamente un passaggio nella montagna, ma l’infrastruttura che nascerà da quel passaggio dovrà soprattutto aprire nuove possibilità al territorio.
Il Commissario Straordinario e amministratore delegato di Anas Claudio Andrea Gemme ha parlato di un “passaggio concreto” per l’avanzamento della variante. Ora quel passaggio dovrà tradursi in un’opera completa, sicura e funzionante.
La montagna è stata attraversata. Il vero banco di prova, adesso, sarà capire quanto questa nuova strada riuscirà a cambiare la mobilità, l’economia e la qualità della vita dell’alta Valle d’Aosta. E nel 2027, se il cronoprogramma sarà rispettato, non sarà più il cantiere a raccontare questa trasformazione, ma il traffico quotidiano che attraverserà la nuova galleria.













