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CRONACA | 04 settembre 2026, 21:42

West Nile, il virus arriva in Valle d’Aosta: trovato in due uccelli selvatici

Prima rilevazione ufficiale del West Nile Virus sul territorio valdostano. La positività è stata riscontrata in una ghiandaia e in un corvide nell’ambito della sorveglianza sull’avifauna selvatica. Nessun allarme per la popolazione, ma scattano i protocolli di prevenzione: controlli sulle zanzare, verifiche sugli equidi e misure sanitarie e informative nei Comuni interessati

West Nile, il virus arriva in Valle d’Aosta: trovato in due uccelli selvatici

È un segnale che non va sottovalutato, ma nemmeno trasformato in un motivo di allarme. Il virus West Nile è stato rilevato per la prima volta in Valle d’Aosta in due uccelli selvatici, una ghiandaia e un corvide. La scoperta è arrivata grazie al sistema di sorveglianza veterinaria attivo sul territorio regionale, che nel 2026 ha già consentito di esaminare 23 esemplari di avifauna selvatica. Proprio questa rete di monitoraggio ha permesso di intercettare precocemente la circolazione virale e di attivare le procedure previste dal Piano Nazionale di prevenzione, sorveglianza e risposta alle Arbovirosi.

La novità è rilevante soprattutto perché rappresenta il primo riscontro ufficiale della circolazione del West Nile Virus in Valle d’Aosta. Il precedente caso umano registrato nella regione, infatti, non era riconducibile a una trasmissione avvenuta sul territorio valdostano: nell’agosto scorso, all’Ospedale Parini era stato ricoverato un paziente risultato positivo, ma si trattava di un caso d’importazione, relativo a una persona residente fuori Valle che aveva contratto l’infezione al di fuori del territorio regionale.

Ora lo scenario è diverso. La presenza del virus negli uccelli dimostra che il ciclo naturale del West Nile è stato intercettato anche in Valle d’Aosta. Gli uccelli selvatici costituiscono infatti i principali serbatoi naturali del virus, mentre le zanzare ne rappresentano il vettore. Sono queste ultime a poter trasmettere il virus attraverso la puntura, dopo averlo acquisito nutrendosi di volatili infetti. Il contatto diretto tra persone e uccelli, invece, non costituisce normalmente una modalità di trasmissione all’uomo.

La risposta delle autorità sanitarie è già partita. La Struttura Complessa Igiene e Sanità pubblica dell’Azienda USL Valle d’Aosta ha attivato le misure previste dal Piano Nazionale Arbovirosi e ha avviato il confronto con i Comuni interessati, tenendo conto anche delle caratteristiche degli animali risultati positivi: si tratta di uccelli stanziali, con un raggio di spostamento di alcuni chilometri. L’obiettivo è dunque circoscrivere il più possibile l’area nella quale potrebbe essere presente la circolazione virale e capire se si tratti di un episodio localizzato oppure di un fenomeno più esteso.

Le azioni previste si muovono su più fronti. È programmata la disinfestazione accompagnata dalle attività larvicide, mentre tutti i medici della regione — ospedalieri, medici di medicina generale e pediatri — riceveranno un’informativa specifica. Sono inoltre già iniziate, presso il Centro trasfusionale, indagini supplementari sul sangue raccolto. In collaborazione con il Celva sarà poi diffuso un opuscolo informativo destinato alla popolazione, con indicazioni pratiche per ridurre il rischio di punture e limitare la proliferazione delle zanzare.

Parallelamente si muove la sanità veterinaria. Nell’area interessata dai ritrovamenti verrà intensificata la sorveglianza epidemiologica, attraverso il posizionamento di trappole per la cattura delle zanzare e specifiche attività di monitoraggio. Sono inoltre previste visite cliniche sugli equidi presenti entro un raggio di 2 chilometri dai punti in cui sono stati rinvenuti gli uccelli positivi, con eventuali prelievi diagnostici secondo i protocolli nazionali.

È proprio questa capacità di mettere insieme sanità umana, veterinaria e ambiente a rappresentare uno degli aspetti più interessanti della vicenda. «Il monitoraggio dell’avifauna — sottolinea il direttore sanitario dell’Azienda USL Valle d’Aosta Mauro Occhi — rappresenta uno strumento fondamentale perché ci consente di avere un segnale precoce della circolazione del virus sul territorio e di mettere conseguentemente in campo le misure di prevenzione previste». Occhi invita quindi a non confondere prevenzione e allarmismo: «Non si tratta quindi di creare allarmismo, ma di mantenere alta l’attenzione e continuare a lavorare in maniera coordinata».

Dietro la risposta sanitaria c’è infatti un modello che va oltre il singolo episodio. È l’approccio One Health, secondo il quale la salute umana non può essere separata da quella animale e dalle condizioni ambientali. Nel caso del West Nile, questa interconnessione è evidente: osservare gli uccelli significa poter individuare un eventuale circolo virale prima che questo produca conseguenze sulla popolazione umana; controllare le zanzare significa intervenire sul principale vettore; monitorare gli animali domestici e gli equidi permette di raccogliere ulteriori informazioni sull'estensione del fenomeno.

La veterinaria regionale Enrica Muraro definisce la scoperta «il primo riscontro ufficiale della circolazione virale in Valle d’Aosta» e sottolinea come il risultato sia arrivato grazie alla collaborazione tra Servizi veterinari, Istituto Zooprofilattico Sperimentale, Corpo forestale e Centro di Recupero Animali Selvatici. Il dato dei 23 uccelli esaminati nel corso del 2026 assume quindi un significato preciso: non indica soltanto quanti animali siano stati controllati, ma dimostra che il sistema di sorveglianza è concretamente in grado di intercettare il virus.

«La sorveglianza sta funzionando esattamente come previsto», osserva Muraro, cioè individuare la circolazione virale nelle sue fasi iniziali per consentire l'adozione delle misure necessarie alla tutela della salute pubblica e animale. È questo, probabilmente, il modo corretto di leggere la notizia: non come la scoperta improvvisa di una minaccia fuori controllo, ma come la prima evidenza di un fenomeno che le strutture sanitarie hanno gli strumenti per monitorare.

Il West Nile Virus appartiene alla famiglia dei Flavivirus ed è ormai presente in diverse aree del mondo, Europa compresa. La sua circolazione tende ad aumentare nei mesi più caldi, quando cresce anche l’attività delle zanzare. Nella maggior parte delle persone l’infezione non provoca sintomi. Quando presenti, possono comparire febbre, mal di testa, dolori muscolari e stanchezza. Solo in una quota molto ridotta dei casi, soprattutto tra persone anziane o fragili, possono manifestarsi forme neurologiche più severe.

Sul piano sociale, dunque, la parola chiave resta prevenzione. Ridurre le possibilità di essere punti dalle zanzare significa utilizzare repellenti soprattutto nelle ore di maggiore attività degli insetti, indossare quando possibile abiti che coprano braccia e gambe e ricorrere alle zanzariere. Ma una parte importante della prevenzione può essere fatta anche nelle abitazioni e negli spazi privati: evitare ristagni d’acqua in sottovasi, secchi, contenitori e altri recipienti all’aperto significa sottrarre alle zanzare possibili luoghi di riproduzione.

La vicenda pone però anche una questione più ampia, che riguarda l’evoluzione del clima e la capacità dei territori alpini di confrontarsi con fenomeni sanitari un tempo meno familiari. Lo stesso Occhi osserva che, «con le progressive mutazioni climatiche cui assistiamo», è verosimile che condizioni di questo tipo possano presentarsi «sempre più spesso nei decenni a venire». Non significa che ogni presenza virale debba essere ricondotta automaticamente ai cambiamenti climatici, ma impone di interrogarsi sulla capacità dei sistemi sanitari di adattarsi a una realtà ambientale in trasformazione.

Per una regione come la Valle d’Aosta, questo aspetto assume un valore particolare. L’ambiente alpino non costituisce una barriera assoluta alla diffusione di vettori e patogeni e la prevenzione sanitaria deve quindi essere sempre più integrata con il monitoraggio ambientale. La sfida non è soltanto intervenire quando emerge un caso umano, ma riuscire ad anticiparlo attraverso una rete capace di leggere i segnali provenienti dal territorio.

Il prossimo passaggio sarà dunque capire quanto sia circoscritta la circolazione del virus. Le trappole entomologiche, i controlli sugli equidi e la prosecuzione della sorveglianza sull’avifauna serviranno proprio a questo. L’Azienda USL continuerà inoltre il monitoraggio veterinario, entomologico e sanitario insieme ai Comuni e agli altri enti coinvolti, riservandosi di adottare ulteriori misure sulla base dei risultati.

La prima presenza del West Nile negli uccelli valdostani consegna così alla regione una lezione che va oltre l’episodio: la sicurezza sanitaria non significa aspettare che emerga un problema, ma costruire una rete capace di riconoscerne i segnali in anticipo. «Non si tratta di creare allarmismo, ma di mantenere alta l’attenzione», ha ricordato Mauro Occhi. Ed è forse proprio questa la misura più efficace per affrontare una nuova normalità ambientale: «intercettare la circolazione virale nelle sue fasi iniziali», come ha sottolineato Enrica Muraro, per trasformare una scoperta potenzialmente preoccupante in un’occasione concreta di prevenzione.

je.fe.

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